La Festa di Herdelesi

Fra tradizione e sincretismo religioso un antichissimo rito della comunità Rom di Palermo

29 aprile 2003

La maggioranza della popolazione Rom del campo della Favorita è costituita da Khorakhanè (cultori del Corano), Shiptari e Cergari dal nome dei paesi d'origine, Bosnia, Kosovo, Montenegro; in numero inferiore sono presenti i Dassikhanè, cioè cristiani ortodossi.

Ma è proprio il gruppo musulmano che celebra la festa di Herdelesi, il 6 maggio, qui a Palermo strettamente collegata al culto di Santa Rosalia, in altri luoghi dell'Italia del sud, al monastero di Montevergine.

Se chiedete ai Rom che festa è quella di Herdelesi vi risponderanno che è la festa dell'agnello o la festa in cui si uccidono i bambini.
Bisognerebbe andare di notte al campo Rom, il rito più suggestivo della festa si svolge infatti  nel segreto solenne della notte. Nella cerimonia ogni padre è l'officiante, le vittime sacrificali i suoi figli, che simbolicamente vengono uccisi e risorgono a nuova vita, purificati.

La festa si organizza con buon anticipo, le donne escono tutte ogni giorno per il mangheb (l'elemosina), occorrono molti soldi per comprare pecore e agnelli, uno per ogni figlio.
Il campo si popola di una ricca fauna belante, i bambini dormono abbracciati agli agnelli.
Alla vigilia della festa una lunga carovana di auto sale al sacro monte, il Pellegrino, l'antica cultura dei Rom e la loro grande capacità di sincretismo li porta a inglobare in un sistema mitico aperto, il culto di Santa Rosalia.

Convinti del potere taumaturgico dell'acqua del tempio ne riempiono grandi contenitori, raccolgono poi fronde e fiori del monte estendendo anche a questi il potere sacro.
Tornati al campo adornano con le fronde raccolte capanne e kampine, l'effetto lager dell'ambiente si affievolisce e sfuma.

La sera si accendono i fuochi, l'acqua del tempio viene versata in larghe tinozze dove galleggiano i fiori recisi e lasciata all'aperto ad accogliere le energie del cielo.
Prima dell'alba, quando è ancora buio fitto, viene il momento del mistero e del rito.
Suonano i tamburi, i cani abbaiano, i padri affilano i coltelli.

Avvenne in una notte come questa che Dio ordinò  ad Abramo: - Prendi tuo figlio e và nella regione di Moira, e lì offrilo in olocausto sopra quel monte che io  ti mostrerò.-
I bambini rom vengono svegliati, i coltelli scintillano nel buio.
Avvenne in una notte come questa che l'angelo fermò la mano di Abramo levata sul figlio Isacco dicendo:- Non mettere la mano addosso al fanciullo…sacrifica l'agnello.
I bambini tremano nudi nel buio della notte, la lama affilata taglia la gola dell'animale, il sangue scorre, la mano del padre lo raccoglie e segna la fronte dei figli col gesto che li salva.

Adesso tutti i bambini sono immersi nel bagno lustrale, sull'acqua oltre ai fiori galleggiano lumini accesi, quando riemergono il sangue dell'agnello è scomparso dalla loro fronte, allora vengono rivestiti con gli abiti nuovi della festa. Erano morti e sono rinati.

Al sorgere del sole per tutto il campo si sente l'odore della carne degli agnelli che lentamente sfrigola sui fuochi.
La festa nei giorni successivi si sposta sul monte Pellegrino dove convergono i Rom di tutta la Sicilia, ma anche altre famiglie di parenti da tempo trasferite al nord Italia.
Vengono stesi tappeti sull'erba, amache legate agli alberi per i più piccoli, si balla e ancora si arrostiscono agnelli e pecore.
Le donne vanno al tempio a bagnare con l'acqua sacra la fronte dei neonati, lasciano a Santa Rosalia oro e denaro, poi escono baciando al passaggio gli stipiti delle porte, camminano lentamente, molto lentamente a ritroso...

Irene Abbate

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29 aprile 2003

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