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La Fiat in Italia, l'Italia della Fiat

Per Termini la Uilm si dice pronta a firmare un accordo come quello di Pomigliano. La Fiom disposta a trattare senza diktat

02 settembre 2010

La Uilm: "Se rimane a Termini firmiamo per Pomigliano" - La Uilm è disponibile a firmare un accordo sulla linea di Pomigliano se la Fiat deciderà di mantenere in vita lo stabilimento a Termini Imerese, la cui chiusura è prevista per la fine del 2011. La posizione del sindacato è emersa a conclusione del comitato direttivo della Uilm di Termini Imerese, con all'ordine del giorno "la situazione dello stabilimento Fiat ed indotto".
"All'incontro che dovrebbe esserci il 15 settembre al ministero dello Sviluppo economico - ha detto il segretario provinciale della Uilm, Vincenzo Comella - noi andremo, ma siamo convinti che sarà l'ennesimo flop". Per la Uilm, "all'interno della short list (5 le ipotesi al vaglio di Invitalia, advisor del ministero, ndr) è evidente che non ci sono proposte che possono dare occupazione ai lavoratori dello stabilimento termitano e dell'indotto". "Quindi - sostiene Comella - bisogna parlare con Fiat e costringerla a investire di nuovo a Termini. Il governo accetti il fallimento della mediazione politica e lavori anch'esso in questo senso, vista l'esperienza su Mirafiori". "Da parte nostra, presa coscienza del fatto che il mondo del lavoro in Italia sta cambiando - ha concluso la Uilm - davanti a investimenti certi, che garantiscono tanti i lavoratori della Fiat quanto quelli dell'indotto, siamo disponibili a firmare un accordo sulla linea di Pomigliano, questo non porterà conquiste sindacali ma porterà lavoro e certezze per il comprensorio per i prossimi anni. Inoltre non escludiamo che, se dopo il 15 settembre continuerà a esserci l'attuale nulla, si devono intraprendere azioni che abbiano l'obiettivo di fare rimanere la Fiat a Termini Imerese".

La Fiom: "Assolutamente disponibili a trattare ma senza diktat" - "Noi siamo assolutamente disponibili a una trattativa con la Fiat, perché per primi vogliamo mantenere la produzione di auto in Italia, ma questo non vuol dire che non si debbano più applicare i contratti e le leggi che esistono". Il leader della Fiom, Maurizio Landini, spiega che "i lavoratori non hanno scelta, mentre la Fiat ogni giorno minaccia di lasciare la produzione in Italia per andare all'estero, mentre noi non possiamo farlo". Landini, poi, si augura "che ci sia un ripensamento da parte della Fiat". "Noi restiamo contro le deroghe ai contratti e alle leggi - dice - e non cambiamo idea. Siamo convinti, e lo dimostrano anche le altre aziende che fanno auto negli altri paesi, che si può far funzionare le fabbriche con queste leggi".
"Ho sentito in questi giorni molti che hanno detto che il contratto dei metalmeccanici è obsoleto: mi permetto di dire che molti non sanno di quello che parlano. Questo contratto permette l'utilizzo al massimo degli impianti facendo accordi con il sindacato. La verità è che si vuole cancellare il contratto"
, risponde Landini ai cronisti che gli hanno chiesto un commento alle parole del presidente di Federmeccanica, che ha ipotizzato un accordo per introdurre deroghe al contratto nazionale dei metalmeccanici. "E' chiaro - ha aggiunto Landini - che per fare gli accordi bisogna negoziare con i lavoratori, senza diktat. L'annuncio del presidente di Federmeccanica è di una gravità assoluta perché ha detto che intende introdurre queste deroghe al contratto con i sindacati che hanno firmato l'accordo del 2009. Questo non solo sarebbe un danno per i lavoratori ma un vero e proprio imbarbarimento sociale".
Landini ha spiegato poi che il contratto siglato nel 2008 resta in vigore fino al 2011: "E' un contratto votato e approvato da tutti i lavoratori e non parla di deroghe, mentre l'accordo siglato nel 2009 non è stato votato dai lavoratori. Quindi i sindacati devono chiedersi chi gli ha dato il mandato di cancellare il contratto nazionale. La Fiat sta spingendo per cancellare il contratto nazionale e ha già minacciato di uscire da Federmeccanica se non raggiunge il suo obiettivo". "L'offensiva per cancellare il contratto - ha infine avvertito - è molto grande e noi l'8 settembre, nel comitato centrale della Fiom, prenderemo una decisione. Terremo assemblee in tutti i posti di lavoro per studiare in questo modo chi mette in discussione la democrazia e i diritti del lavoro. Per questo, manifesteremo il 16 ottobre a Roma, perché non può passare l'idea che a causa della crisi si possano cancellare i diritti dei lavoratori. Il lavoro è un bene comune ed è interesse di tutti difenderlo. In caso contrario si fa arretrare il Paese".

[Informazioni tratte da Ansa, Labitalia]

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02 settembre 2010
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