La Fondazione Chinnici crea una task force di specialisti per indagare sui vertiginosi costi della mafia

26 ottobre 2006

L'edilizia e gli appalti pubblici in Sicilia sono ''schiacciati dal quasi-monopolio delle cosche''. La strozzatura si esercita ''attraverso imprese mafiose, imprese colluse. E mediante il condizionamento sulle altre imprese''. A sostenerlo è la Fondazione Rocco Chinnici, che ha messo assieme magistrati, imprenditori e accademici per la prima ''analisi scientifica dell'impatto quali/quantitativo sull'economia'', dell'attività dei boss. Ne è nata una task force - costituita grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo - che s'insedierà domani, venerdì 27 ottobre,  alle 10,30 in via Maqueda 172, a Palermo, nella storica sede della Facoltà di Giurisprudenza.
In pratica, un team di coordinamento tirerà le fila delle elaborazioni di un comitato tecnico-scientifico e di gruppi di studio composti da professori e magistrati delle procure siciliane. Ma non solo. Perché anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e il procuratore capo della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo, faranno parte dello speciale organigramma tecnico-scientifico che lavorerà, da domani, per stabilire, con le parole della fondazione, ''quanto costa la mafia alla Sicilia''.

''E' nostro intendimento - spiega Giovanni Chinnici, figlio del magistrato fatto saltare in aria dalla mafia a Palermo il 29 luglio 1983 - fare luce sui costi diretti e su quelli indiretti delle diverse forme criminose''. Per la precisione, ''direttamente - illustra Antonio La Spina, sociologo nell'ateneo palermitano e ricercatore senior dell'indagine intitolata 'I costi dell'illegalità' - incidono il pizzo, le tangenti, le assunzioni imposte; indirettamente le distorsioni della concorrenza e le compressioni del business che ne derivano''.
Del gruppo di coordinamento faranno parte anche il procuratore aggiunto presso il Tribunale di Palermo Guido Lo Forte, il giudice del Tribunale palermitano Antonio Balsamo e Massimo Plescia, imprenditore di Confindustria per il quale ''definire i contorni dell'ipoteca criminosa aiuta le aziende a fronteggiare il rischio''. La ricerca durerà un anno e, in seguito, potrà essere estesa oltre i confini dell'Isola. Intanto, passerà ai raggi x le aziende siciliane dal punto di vista delle dimensioni, del settore, dell'ubicazione, del fatturato, degli addetti e dell' 'atteggiamento dell'imprenditore nei confronti di mafiosi ed estortori''. Inoltre elaborerà i dati relativi ai reati patrimoniali, forniti dalle procure.

Obiettivo, afferma la Fondazione, ''mettere a punto una strategia antimafiosa condivisa, da proporre alle aziende per una pratica quotidiana virtuosa''. E' ''un'ambizione - sottolinea Chinnici - che coltiviamo grazie al fatto che la Compagnia di San Paolo ci affianca nel progetto che vede, così, una fondazione torinese impegnata a sostegno dello sviluppo civile ed economico del Sud''. Oltre a Grasso e Messineo lavoreranno nel comitato tecnico-scientifico: Caterina Chinnici, procuratore presso il Tribunale per i minori di Caltanissetta e vicepresidente della fondazione intitolata al padre; Innocenzo Cipolletta, per il centro di ricerca sui mercati finanziari, della Luiss di Roma; Ettore Artioli, vicepresidente di Confindustria. Ancora, Cosimo Sasso, direttore della Dia; Fabio Roia, sostituto procuratore presso il Tribunale di Milano e presidente di commissione del Csm; Alberto Tazzetti, presidente dell'Unione degli industriali di Torino. Gli accademici Mario Centorrino, Vincenzo Militello ed Ernesto Savona.

Umberto Ginestra

Rocco Chinnici - Breve biografia
Nato a Misilmeri (Palermo) il 19 gennaio 1925, ha frequentato il Liceo Classico ''Umberto'' a Palermo, conseguendo la maturità nel 1943. Si è iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, dove ha conseguito a pieni voti la laurea il 10 luglio 1947. E' entrato in Magistratura nel 1952 con destinazione al Tribunale di Trapani. Poi è stato pretore a Partanna per dodici anni, dal 1954. Nel maggio del 1966 è stato trasferito a Palermo, presso l'Ufficio Istruzione del Tribunale, come Giudice Istruttore. Nel novembre 1979, già magistrato di Cassazione, è stato promosso Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo.
''Un mio orgoglio particolare - ha rivelato Chinnici -, è una dichiarazione degli americani secondo cui l'Ufficio Istruzione di Palermo è un centro pilota della lotta antimafia, un esempio per le altre Magistrature d'Italia. I Magistrati dell'Ufficio Istruzione sono un gruppo compatto, attivo e battagliero''. Chinnici ha partecipato, quale relatore, a molti congressi e convegni giuridici e socio-culturali. Il primo processo alla mafia, il cosiddetto maxi processo di Palermo è, tra l'altro, la conseguenza del lavoro istruttorio svolto da Chinnici e dal Pool di Magistrati con i quali ha collaborato (Falcone, Borsellino, Di Lello, ecc.).
Rocco Chinnici credeva nel coinvolgimento degli studenti nella lotta contro la mafia e spesso parlava nelle scuole sui pericoli della droga. ''Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi, fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai''.
In una delle sue ultime interviste, Chinnici ha detto: ''La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un Magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma questo non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare''.
Rocco Chinnici è stato ucciso il 29 luglio 1983 all'età di cinquantotto anni. Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall'esplosione: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere Stefano Li Sacchi.

- www.fondazionechinnici.it

 

 

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26 ottobre 2006

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