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La forma (del buco) dell'acqua

Stop a nuove trivelle, via libera a quelle nel "mare di Montalbano"

15 febbraio 2016

[Articolo di Antonio Fraschilla - Repubblica/Palermo.it] - Stop a nuove trivelle nel Canale di Sicilia a Licata e Pantelleria, ma via libera a una nuova area di perforazioni davanti a Pozzallo e all’ampliamento delle aree di ricerca già in concessione davanti al mare di Gela e Agrigento.
Sono le decisioni del ministero dell’Economia in tema di trivelle nel Canale di Sicilia, che faranno certamente discutere.
Gli ambientalisti da tempo sono sul piede di guerra per il rischio ambientale nel "mare di Montalbano". Ma il ministero ha rigettato solo parzialmente la richiesta presentata da una società inglese, la Petroleum, che vuole avviare ricerche di gas e petrolio nel mare antistante la costa ragusana: di fatto è stato solo ridotto il campo di concessione, che comunque sarà di 50 chilometri quadrati.

Sul fronte Eni, invece, arriva il via libera soltanto a un parziale ampliamento dell’area già in concessione attualmente davanti alle coste di Gela per altri 120 chilometri quadrati. Un piccolo tassello del mega piano d’investimenti messo nero su bianco nel protocollo d’intesa firmato nel 2014 con il governatore Rosario Crocetta.
Nonostante la crisi di mercato, l’Eni ha assicurato di voler continuare a investire in questo settore. Il piano prevede lo "sviluppo dei giacimenti di gas" nel Canale di Sicilia con la perforazione di quattro pozzi a 600 metri di profondità e la ripresa "di due pozzi esistenti". Prevista l’installazione di una nuova piattaforma e investimenti per ampliare anche alcuni siti già esistenti, sia in mare sia in terra, dalla piattaforma Vega al largo delle coste del Ragusano all’avvio di nove nuovi pozzi in terra nel giacimento Irminio in provincia di Ragusa.
La Regione su questo fronte è pronta a dare le autorizzazioni, anche se al momento dall’Eni non sembrano avere fretta e i sindacati rimangono sul piede di guerra.

Duro il commento di Legambiente: "Renzi sta prendendo in giro la Sicilia, con la complicità del governo Crocetta: non è vero che ci sono tutte queste revoche o rinunce, molto sono soltanto riduzioni che lasciano intatto il pericolo e la minaccia in un territorio, tra l'altro ad alta intensità sismica, come dimostrato dagli ultimi eventi registrati". A dirlo Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, sul via libera a una nuova area di perforazioni davanti a Pozzallo e all'ampliamento delle aree di ricerca già in concessione davanti al mare di Gela e Agrigento. "È grave e vergognoso - continua Zanna - che sia Renzi che la maggioranza dell'Ars, il primo a fissare il referendum contro le trivelle il 17 aprile, la seconda a bocciarlo, vogliano impedire a tutti i costi che i cittadini si esprimano. Adesso parte la grande battaglia con la costituzione dei comitati e la mobilitazione dei cittadini per il referendum. Sarà una campagna referendaria fondamentale per fermare le trivelle salvando così il futuro della nostra regione. Noi saremo in prima linea, affinché tutti i cittadini si esprimano e per stabilire chi è' fuori dalla storia e chi, invece, guarda ad un futuro di energie rinnovabili libero dal petrolio".

Il Movimento 5 stelle attacca: "Il via libera del ministero dell'Economia a nuove trivellazioni nel Canale di Sicilia sono gli ultimi frutti velenosi dell'asse Renzi-Crocetta. La previsione dei nuovi campi di estrazione a largo del ragusano - afferma il movimento - insieme alla recente proroga per la concessione per l'area in cui dovrà sorgere la nuova piattaforma Vega B, sono la conferma che la politica energetica del Pd, sia a livello nazionale che regionale (non dimentichiamo il famigerato protocollo Eni-Crocetta) è quella delle fonti fossili, in barba alla vocazione paesaggistica di territori come quello di Pozzallo, in barba ai rischi ormai accertati dalla comunità scientifica".
Adesso il Movimento punta gli occhi sul referendum. L'obiettivo, nei prossimi due mesi, è "informare più gente possibile sul pericolo trivelle, affinché si possa raggiungere il quorum per il referendum del 17 aprile. La parola deve passare ai cittadini".

E intanto il Codacons ricorre al Tar contro la data del referendum - La decisione del Governo Renzi di indire il referendum sulle trivellazioni il prossimo 17 aprile senza accorparlo alle amministrative, finisce al Tar del Lazio. Il Codacons, infatti, ha deciso di ricorrere al Tribunale Amministrativo per ottenere l’annullamento del decreto con cui l’esecutivo ha fissato la data del referendum.
Per Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons, si tratta di un provvedimento palesemente contrario ai principi di buon andamento della Pubblica  Amministrazione. Il mancato accorpamento del referendum alle elezioni amministrative, infatti, produrrà un danno per le tasche della collettività stimato in 300 milioni di euro e non sembra rispondere ai criteri fissati dalle norme vigenti e dalla Costituzione. Ci sono quindi tutti gli estremi per un annullamento della decisione del Governo dinanzi la giustizia amministrativa. "Per tale motivo - conclude Tanasi - il Codacons, nella doppia veste di associazione ambientalista e di tutela dei consumatori, impugnerà il decreto al Tar".

In tutto ciò, il deputato regionale del Pd, Nello Dipasquale, ha proposto un emendamento -  approvato in commissione Bilancio all'Ars durante la discussione della Finanziaria regionale - che prevede quanto segue: "Le royalties per i giacimenti petroliferi nel territorio di Ragusa non saranno solo appannaggio del comune capoluogo, ma di tutti i comuni della provincia".
In particolare le royalties dovranno essere utilizzati per gli interventi di riqualificazione dei centri storici, per la riduzione della pressione fiscale, per la tutela e la manutenzione dei siti Unesco, per i servizi socio-assistenziali in favore dei diversamente abili, per l'incremento industriale e gli interventi di miglioramento ambientale delle aree dove si svolgono le ricerche petrolifere.
L'emendamento sancisce anche un nuovo principio: le royalties andranno in quota percentuale anche ai Comuni limitrofi rispetto a quello in cui si svolge l'attività estrattiva. "Crediamo infatti che la crescita di una realtà deve essere collettiva il più possibile - spiega Dipasquale - per tale ragione l'emendamento permette di ridistribuire parte delle royalties anche ai Comuni del libero consorzio di riferimento".

[Informazioni tratte da Repubblica/Palermo.it, ANSA, Lasiciliaweb.it]

- Il referendum, ma senza Election Day (Guidasicilia.it, 12/02/16)

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15 febbraio 2016
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