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La Giustizia? E' una questione di interpretazioni...

Stop al processo Mediaset perché il Lodo Alfano sarebbe costituzionalmente illegittimo

27 settembre 2008

Si ferma il processo Mediaset. Il giudice ha deciso lo stop del dibattimento che vede imputato, fra gli altri, Silvio Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset, dopo che il pm Fabio De Pasquale del tribunale di Milano ha sollevato un'eccezione di costituzionalità del Lodo Alfano che stabilisce l'immunità per le quattro più alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera e Presidente del Consiglio.

Secondo il pm De Pasquale il Lodo Alfano sarebbe costituzionalmente illegittimo sotto diversi profili e lascerebbe irrisolti alcuni dei problemi che la Corte Costituzionale pose nel 2004 quando dichiarò in parte illegittimo il cosiddetto lodo Schifani-Maccanico sulla sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato. Nel Lodo Alfano, secondo il pm, non ci sarebbe "una definizione del concetto di alte cariche nel corpo della legge" mentre il riferimento è solo nel titolo.
Il pm aveva chiesto ai giudici di dichiarare la sospensione del processo solo per l'imputato Berlusconi e di procedere per gli altri 11 imputati.
Sempre secondo De Pasquale il lodo Alfano contrasta con la Costituzione in relazione all'articolo 3, uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Il riferimento è alla irragionevolezza perché il lodo sospende i processi per tutti i reati e automaticamente senza considerare la fase in cui si trovano i procedimenti. Un altro riferimento del pm è al trattamento diverso tra il presidente del Consiglio e i ministri e al trattamento sempre diverso tra i presidenti delle Camere da una parte e deputati e senatori dall'altra. Il pm ha poi ricordato la violazione dell'articolo 136, cioè del giudicato costituzionale in relazione alla sentenza del 2004 con cui era stato bocciato il lodo Schifani. Infine ha ricordato che al lodo Alfano si è arrivati con una legge ordinaria e non con una legge di revisione costituzionale.

I giudici della prima sezione penale si sono, dunque, riuniti in camera di consiglio per decidere se inviare o meno alla Consulta gli atti del processo in relazione alla costituzionalità del Lodo Alfano. E ieri sera è arrivata la decisione che blocca l'intero procedimento, accolta dall'irritazione del legale del premier Nicolò Ghedini. "La decisione, presa dai giudici è completamente sbagliata perché si ribella a quanto ha già disposto la Consulta". "A Milano - ha aggiunto Ghedini - la situazione resta sempre uguale e non c'è nulla di cui stupirsi. Ora andremo a discutere in Corte costituzionale e vedremo cosa ci dirà. Ma è chiaro fin da ora che quanto dispone il lodo Alfano non necessita di una legge costituzionale". "E' la dimostrazione di come a Milano non si vogliano applicare certe normative anche in processi decotti. Evidentemente a Milano - ha aggiunto ironico Ghedini - sono affezionati a Silvio Berlusconi".
Il difensore di Silvio Berlusconi ha spiegato poi davanti ai giudici del processo Mediaset che invece il lodo Alfano "rispetta la Costituzione". Per dimostrare la sua tesi Ghedini ha ricordato le parole pronunciate dal capo dello Stato Giorgio Napolitano il 28 luglio scorso. Napolitano disse nel promulgare la norma: "Il mio unico punto di riferimento è stato la sentenza della Corte costituzionale del gennaio 2004 per cui ogni altra valutazione appartiene esclusivamente alla politica". Dunque, secondo Ghedini, la legge Alfano ha accolto le indicazioni che la Corte costituzionale fece in occasione dell'annullamento del lodo Schifani quattro anni fa. Sempre secondo il difensore di Berlusconi il pm "fa confusione fra la sospensione del processo e l'ummunità vera e propria". Per Ghedini "l'eccezione di costituzionalità è manifestatamente infondata".
Infine lo stesso Ghedini ha polemicamente preconizzato che oggi la sospensione toccherà anche il processo per corruzione in atti giudiziari che vede imputati l'avvocato inglese David Mills e (per concorso) lo stesso Berlusconi. Secondo l'accusa, Berlusconi avrebbe comprato per 600 mila dollari la testimonianza di Mills proprio nel processo Mediaset appena sospeso. Il Lodo Alfano doveva servire proprio a evitare che i due processi andassero a sentenza.

Dall'opposizione il Partito democratico ha chiesto alla maggioranza (e segnatamente a Niccolò Ghedini che ha richiamato le dichiarazioni del capo dello Stato) di smettere "di tirare il presidente della Repubblica per la giacca in questa vicenda". La posizione del Pdl, ha denunciato il ministro della Giustizia del governo ombra Lanfranco Tenaglia, è "ancora più inaccettabile e istituzionalmente scorretta visto che proviene da uno dei difensori del premier che riveste anche le funzioni di parlamentare". "Il Pd - ha ricordato il presidente dei senatori democratici Anna Finocchiaro - durante la discussione parlamentare aveva già sollevato questioni di costituzionalità sul lodo Alfano, così come le aveva già sollevate precedentemente sul lodo Schifani". "Eravamo e siamo convinti - ha spiegato la Finocchiaro - che il lodo Alfano sia in contrasto con i principi di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e di ragionevolezza, in relazione alla diversità delle cariche accomunate nella prerogativa".
Anche il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, ha apprezzato l'intervento del pm Fabio De Pasquale. "Siamo di fronte a una grave violazione della legge - ha detto Di Pietro - e il pm ci rende giustizia. Sin dal primo giorno l'Idv ha ritenuto il lodo illegale da un punto di vista costituzionale e immorale".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it, Corriere.it]

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27 settembre 2008
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