La libera opinione di un magistrato

Le polemiche sulla partecipazione del procuratore Antonio Ingroia al 'Costituzione day'

14 marzo 2011

Giovani, studenti, genitori, docenti ma anche alunni delle elementari sabato in piazza in tutta Italia per il 'Costituzione day'. A Roma la manifestazione è stata aperta da un enorme tricolore di 60 metri quadrati. Uno slogan su tutti ha dato il senso della manifestazione: "La Costituzione ci difende difendiamo la Costituzione". Il corteo, partito da Piazza Esedra, è arrivato a Piazza del Popolo, gremita di persone e di bandiere tricolore.
Non si è vista nessuna bandiera di partito, ma solo un'immensa folla con bandiere tricolore e coccarde. Numerosi gli studenti che hanno sfilato con i diversi articoli della nostra Carta. Alcuni portavano 'sulle loro spalle' l'articolo 33 "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento". Ma anche, l'articolo 4 "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto".
Un gruppo di bambini aveva invece attaccato dietro il proprio zainetto l'articolo 3 che recita "Tutti i cittadini hano pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinione politica, condizioni personali e sociali". Moltissimi gli articoli 34 in giro nel corteo "La scuola è aperta a tutti i capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi".

Dal palco della manifestazione per la difesa della Costituzione, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia ha dichiarato: "Il fatto che in piazza ci siano tanti italiani dimostra che avete capito che la cosiddetta riforma della giustizia in realtà è una controriforma. Questa controriforma non è soltanto una ritorsione contro la magistratura, ma c'è in gioco una posta molto più grande. Se dovesse passare avremmo uno stato di diritto azzoppato, sfigurato nei suoi principi fondamentali così come disegnati dai padri costituenti".
"Ciò che è in gioco è l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, che non sarebbe garantita nel momento in cui il potere giudiziario venisse schiacciato da quello politico - ha continuato -. Se passerà questa riforma della giustizia i cittadini non saranno più uguali di fronte alla legge, perché il governo sta tentando di prendere il controllo diretto dell'azione penale. La posta in gioco ha a che fare non tanto con il nostro presente, ma con il vostro futuro", ha concluso.
Ai promotori del 'Costituzione day' è anche arrivato un messaggio di Luca Palamara, presidente dell'Associazione nazionale magistrati (Anm). "Aderisco e sono vicino alla vostra iniziativa condividendone le finalità volte a tutelare i principi contenuti nella nostra carta costituzionale. L'Associazione nazionale magistrati si riconosce in questi principi ed è oggi più che mai impegnata a difendere nell'interesse della collettività, e cioè di tutti voi, l'autonomia e l'indipendenza della magistratura".

Le dichiarazioni di Antonio Ingroia non sono piaciute alla maggioranza. "Ingroia è la più evidente dimostrazione del giudice al di sopra delle parti", ha commentato ironicamente Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera. "Non si capisce di fronte a episodi così clamorosi di schieramento politico - ha aggiunto - come l'Anm possa parlare di difesa di indipendenza dei giudici". "Quello del procuratore Ingroia è un autentico caso. Un pm impegnato in indagini delicatissime concernenti i rapporti mafia-politica e che nel contempo partecipa a manifestazioni politiche, sviluppa attacchi politici; in sostanza è ormai un personaggio politico di prima fila e rappresenta una contraddizione devastante per l'equilibrio del sistema. Ci auguriamo che quanto prima, magari fra una pratica a tutela e l'altra, il Csm si occupi di questo caso gravissimo", ha aggiunto Cicchitto.
Per il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri "i comizi di Ingroia preoccupano perché confermano un pericoloso intreccio tra una politica astiosa e minoranze di togati".
Daniela Santanchè, sottosegretario di Stato e segretario nazionale del 'Movimento per l'Italia', ha sottolineato: "Le primarie nel Pd non servono più: oggi in piazza hanno trovato finalmente i loro nuovi leader, ossia un giudice, Antonio Ingroia, e un giullare, Dario Fo", facendo riferimento, oltre al pm, anche al premio Nobel per la letteratura che è intervenuto alla manifestazione di Milano.
Ieri, in prima pagina il Giornale ha pubblicato la foto di Ingroia e ha titolato: "Questo magistrato deve dimettersi". In serata, è intervenuto Giuliano Ferrara, intervistato da Susanna Petruni in diretta al Tg1. L'occasione è il lancio della trasmissione "Radio Londra". Ferrara ha attaccato Ingroia e ha detto: "Se i magistrati fanno i comizi, i politici potrebbero anche fare le sentenze". Poi un riferimento polemico a Napolitano: "E' lui il presidente del Csm, dovrebbe dire qualcosa".

Nonostante tutte le polemiche politiche il Guardasigilli Angelino Alfano ha detto che non ci sarà una richiesta di procedimento disciplinare nei confronti di Ingroia al magistrato.
"Non ci penso proprio", ha dettto il ministro della Giustizia. "Ha partecipato ad una manifestazione contro il governo. Ci mancherebbe che la politica si mettesse a chiedere le dimissioni di un magistrato. Ma ne deve rispondere alla sua coscienza, alla legge e alla deontologia", ha concluso Alfano. Nessun commento da parte del premier Silvio Berlusconi.
A difesa del procuratore di Palermo si è espresso il vice presidente del Csm Michele Vietti: "Si deve consentire a tutti, anche ai magistrati, di dire ciò che pensano" della riforma costituzionale della giustizia. Il vicepresidente ha invitato però tutti ad un atteggiamento misurato: "In linea generale raccomanderei su questa materia una grande prudenza, un grande equilibrio e una grande sobrietà a tutti, sia ai magistrati sia alla politica sia ai giornalisti", in riferimento alla prima pagina del Giornale di ieri.
Ingroia dopo le dichiarazioni di Alfano ha detto: "Il ministro ha manifestato rispetto per le persone e per le funzioni che esercitano. Analogo rispetto purtroppo non si vede nelle dichiarazioni di altri politici e negli articoli di alcuni giornali. Conseguentemente darò mandato ai miei legali di promuovere azioni legali laddove le critiche nei miei confronti si trasformino in offesa e diffamazione".
"Un magistrato ha il diritto - ha aggiunto Ingroia - e anche il dovere nei confronti dei cittadini per le funzioni che svolge di esprimere le proprie opinioni, anche critiche, per quei progetti di riforma che possono incidere sull'assetto costituzionale della giustizia e sui diritti fondamentali degli stessi cittadini".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it]

 

 

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14 marzo 2011

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