La libertà di stampa in democrazia non è mai sufficiente

Il presidente Fini: "In un grande Paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente"

07 luglio 2010

"Un grande Paese democratico ha bisogno, a mio avviso, di un'informazione forte, libera ed autorevole, in un grande Paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente". Lo ha affermato il presidente della Camera Gianfranco Fini intervenendo ieri alla presentazione della Relazione annuale sull'attività svolta e sui programmi di lavoro dell'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni. "Abbiamo ancora bisogno - ha aggiunto - di introdurre ulteriori norme nell'ordinamento che tutelino l'accesso ai mezzi di informazione".

Parole che ricalcano quelle del presidente dell'Autorità Corrado Calabrò per il quale "la libertà d'informazione è forse una libertà superiore ad altre costituzionalmente protette, e come tale va difesa da ogni tentativo di compressione". Nella relazione annuale Calabrò ha ricordato che lo stesso Trattato di Lisbona "pone il pluralismo dell'informazione alla base dei principi fondanti dell'Unione europea. Si tratta di un parametro di legittimità della legge che deve essere valutato con attenzione in qualunque intervento normativo nazionale in materia di informazione, compresi quelli riguardanti le intercettazioni. Lo stesso Trattato peraltro include tra i diritti fondamentali dell'Unione il rispetto della dignità umana e della vita privata e familiare nonché il diritto a un processo equo e riconosce che la verità televisiva, mediatica, la diffusione di indiscrezioni e illazioni pongono sotto nuovi aspetti il problema della tutela della dignità umana".
"La via che l'Autorità ha privilegiato è quella dell'autogestione. In base al Codice di autoregolamentazione sulla rappresentazione in Tv di fatti relativi a indagini e processi in corso, l'apposito Comitato - costituito dai rappresentanti delle emittenti televisive ma anche dell'Ordine dei giornalisti e della Federazione nazionale della stampa e presieduto da un ex presidente della Corte costituzionale - ha richiamato l'esigenza di attenersi alla veridicità, alla completezza, all'imparzialità ed al rispetto del contraddittorio", ha ricordato Calabrò.

Continuando nel suo discorso, Fini ha poi ricordato: "Non abbiamo bisogno di politiche di tagli drastici all'editoria perché senza carta stampata, anche l'informazione on line è poca cosa. Occorre sconfiggere la 'vulgata' secondo cui la carta stampata è il passato dell'informazione. Senza la carta stampata sarebbe 'poca cosa' anche l'informazione che viaggia sulla rete. Al contrario, sarà proprio dall'interazione virtuosa tra l'informazione a stampa ed internet che potranno derivare i frutti migliori degli anni a venire. Se troveremo il modo per valorizzare al meglio interattività e velocità di accesso, da un lato, e professionalità e responsabilità dell'informazione, dall'altro, allora avremo in mano le 'chiavi del futuro'". "Il futuro - ha spiegato Fini - è certamente internet. Ma purtroppo in Italia, siamo ancora indietro, troppo indietro! Solo il 47% della popolazione adulta italiana e' utente internet, a fronte del 75% della Germania, del 70% del Regno Unito, del 63% della Francia. Il Rapporto Assinform-Confindustria 2010, presentato nelle settimane scorse, ci dice, inoltre, che il gap tecnologico italiano, rispetto ai principali competitors, si è ulteriormente allargato nel corso del 2009. Lo stesso mercato It ('Information technology') si è contratto, in Italia, di più del mercato mondiale e oggi siamo ultimi nella classifica per quanto concerne l'intensità di spesa". "Mancano - ha lamentato Fini - i più volte annunciati investimenti pubblici sulla banda larga, ma soprattutto non emerge ancora, sul tema della rete di nuova generazione, un 'Progetto Paese'".
Infine, ha ricordato il presidente della Camera, "la svolta digitale, con tutto ciò che ne deriva in termini di nuovi modelli di consumo, nuovi target, nuove modalità di fruizione dei contenuti, richiede un approccio consapevole in ordine agli obiettivi che devono essere perseguiti: maggiore pluralismo, maggiori opportunità di scelta, maggiore efficienza allocativa, ma anche scelte coraggiose per evitare ogni inerzia ed ogni tentazione di arroccamento a difesa di antiche rendite di posizione". [Adnkronos/Ing]

 

 

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07 luglio 2010

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