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La Libia ha sequestrato altri tre pescherecci mazaresi

Ennesimo blitz della Marina libica nei confronti di motopesca siciliani: continua la "guerra" nel Canale di Sicilia

11 giugno 2010

Tre motopesca della marineria di Mazara del Vallo (TP) - l'"Alibut", il "Mariner 10" e il "Vincenza Giacalone" - sono stati sequestrati ieri dalle autorità libiche nelle prime ore del giorno. I natanti erano impegnati in una battuta di pesca nel Golfo della Sirte, a zona di mare che i libici considerano di loro esclusiva competenza.
È l'ennesimo atto della "guerra nel Canale di Sicilia" che ha fatto contare negli ultimi mesi numerosi sequestri di imbarcazioni.

La Capitaneria di porto di Mazara del Vallo, che ha ricevuto la notizia via radio, ha detto che nell'operazione sono stati coinvolti in tutto una decina di pescherecci, la maggior parte dei quali sono riusciti a sfuggire al sequestro. Tre di loro sono stati intercettati dalle motovedette libiche, che hanno fatto salire a bordo alcuni militari. I motopesca sono stati poi scortati verso il porto di Bengasi.
Sull'Alibut, di proprietà della Mcv Pesca, si trovano sette uomini d'equipaggio al comando del capitano Angelo Bosa; il Mariner 10, dell'armatore Vincenzo Giacalone, ha otto uomini d'equipaggio compreso il capitano Alberto Grassa; il Vincenza Giacalone, dell'armatore Pietro Giacalone & C., conta invece sette uomini d'equipaggio al comando di Mariano Marrone.
Cosimo Asaro, uno degli armatori del peschereccio Alibut ha raccontato: "Non ho ancora sentito l'equipaggio del nostro peschereccio sequestrato dai libici, l'Alibut, e ho appreso intorno alle 5,30 dal Twenty four, iscritto al Compartimento di Cagliari, che il nostro natante stava per essere sequestrato". "Da quanto mi è stato riferito - ha aggiunto Asaro - il nostro equipaggio è stato obbligato dai libici a salire sulla loro motovedetta, a bordo vi sarebbe rimasto solo il direttore di macchina al quale si sono aggiunti alcuni militari libici. Nel momento in cui è stato fermato, l'Alibut - a bordo del quale si trovano 7 uomini, di cui 4 italiani e 3 tunisini, partiti il 4 giugno da Mazara del vallo -, si trovava a circa 50 miglia dalla costa libica. L'auspicio è che vengano rilasciati al più presto".

"C'è una motovedetta libica che si avvicina, ci dice di fermare i motori...". È con questo Sms, ricevuto dal suo telefonino alle 6,30 di ieri mattina, che Costantino Giacalone, armatore del motopesca Vincenza Giacalone, ha appreso che la sua imbarcazione stava per essere sequestrata dai militari libici. "Il messaggio - ha spiegato l'armatore - me lo ha inviato mio fratello Alessandro, comandante del peschereccio sequestrato. Un altro mio fratello, Eugenio, invece, ha assistito all'accaduto. Anche lui è comandante, ma del peschereccio 'Pietro Giacalone' che è sfuggito per miracolo al sequestro. I motopesca, a circa 40 miglia dalle coste libiche, erano in sei, a distanza di circa tre miglia uno dall'altro, quando è comparso il Pattugliatore con i militari libici pronti a sparare".
Alle 6,45 un altro Sms informava Costantino Giacalone che era stato "abbordato" anche l'Alibut e che il suo equipaggio era stato costretto a salire sulla motovedetta libica. "Il 'Mariner 10' - ha detto ancora l'armatore - è stato invece bloccato mezz'ora dopo. Dei sequestrati nessuno ha opposto resistenza".

La Farnesina e l'ambasciata d'Italia a Tripoli si sono subito attivate. E' stato lo stesso ministero degli Esteri, Franco Frattini, a confermare l'intervento immediato del Ministero degli Esteri e della nostra rappresentanza in Libia.
"Il governo nazionale ha già attivato, con immediatezza, l'unità di crisi per ottenere, nel più breve tempo possibile, il rilascio dei tre motopescherecci siciliani sequestrati dalla marina militare libica - ha reso noto Titti Bufardeci, assessore regionale alla Pesca - Siamo vicini alle famiglie dei nostri pescatori cui esprimiamo la massima solidarietà e resteremo in costante contatto con i canali diplomatici per assicurare una conclusione rapida di questo gravissimo episodio".
"Abbiamo già attivato tutti i canali diplomatici affinchè i tre pescherecci sequestrati possano essere rilasciati nel più breve tempo possibile" ha detto da Damasco, in Siria, dove si trova per una serie di incontri istituzionali, Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto produttivo per la Pesca Cosvap di Mazara del Vallo. Tumbiolo ha aggiunto: "Abbiamo fatto in modo che i comandanti dei tre pescherecci, che sono stati presi a bordo delle motovedette libiche potessero mettersi in contatto con il sottosegretario agli Esteri Enzo Scotti. Ora attendiamo solo sviluppi positivi della vicenda e il rilascio di equipaggi e dei motopesca".

Protesta il deputato regionale del Pdl Toni Scilla: "Adesso basta. Non possiamo più accettare ulteriori atti di pirateria. Da un lato i nuovi regolamenti comunitari con misure sempre più restrittive, dall’altro una guerra assurda nel Canale di Sicilia, rendono impossibile la sopravvivenza di un settore già fortemente provato dalla crisi economica. Non si può più accettare che con cadenza regolare, vengono a verificarsi episodi che minano la serenità della nostra comunità".
L'assessore alla Pesca della Provincia di Trapani, Nicola Lisma, a proposito del sequestro da parte delle autorità libiche ha detto: "Purtroppo un'altra tegola si abbatte sulla marineria mazarese già sconvolta da una grave crisi economico-strutturale e vessata da normative comunitarie considerate inapplicabili nel mar Mediterraneo. Speriamo che i motopesca di Mazara ed i relativi equipaggi possano immediatamente fare ritorno a casa". "Anche se consci del rischio che si corre - ha concluso Lisma - la disperazione e la necessità di sbarcare il lunario, porta i pescatori ad avvicinarsi alle acque soggette a vincolo dalle autorità libiche stabilito con decisione autonoma e per il quale chiediamo ancora una volta al Governo italiano di cercare una soluzione".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, La Siciliaweb.it]

 

 

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11 giugno 2010
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