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La Libia nel caos

Assalto al Parlamento e ripetuti scontri tra forze militari laiche e miliziani islamisti

19 maggio 2014

E’ il caos in Libia, dove ieri due persone sono state uccise e 55 ferite a sud di Tripoli, mentre a Bengasi l’aeroporto e la televisione privata che aveva trasmesso un messaggio del colonnello, Mokhtar Farnana, che parlava a nome dell’esercito, sono stati attaccati dal lancio di razzi. "Sfortuntamente ci sono due morti e 55 feriti" per gli scontri tra milizie rivali a sud della capitale, ha detto il ministro della Giustizia libico Salah al-Marghani, aggiungendo che le violenze di Tripoli "non hanno legami reali’" con l’offensiva lanciata venerdì contro gli estremisti islamici nell’est del Paese. "Il governo condanna l’espressione di opinioni politiche attraverso l’uso delle forze armate", ha aggiunto al-Marghani, che poi ha rivolto un "appello per una fine immediata dell’uso dell’arsenale militare e invita tutte le parti a riprendere il dialogo e la riconciliazione".

Intanto a Tripoli restano sospese le attività del Parlamento dopo che ieri sono entrati nella sede dell’Assemblea alcuni uomini armati fedeli al generale in congedo Khalifa Haftar (nella foto), responsabile del comando delle truppe di terra dell’autoproclamato "Esercito libero" che nel 2011 ha combattuto per la deposizione del regime di Muammar Gheddafi.
Secondo il Libya Herald, in seguito all’assalto condotto ieri al Parlamento libico sono stati sequestrati sette deputati. A Bengasi, nell’est della Libia, nella notte sono invece stati lanciati razzi contro la base aerea di Benina, chiusa venerdì per motivi di sicurezza, e contro la televisione privata "Libya International", che poco prima aveva trasmesso il messaggio di un colonnello, Mokhtar Farnana, che parlava a nome dell’esercito.

Il Parlamento libico è diviso tra islamisti e non islamisti, che si sono trovati in disaccordo sulla nomina di un nuovo governo e su nuove elezioni. Sabato sera il presidente del Parlamento Nouri Abu Sahmein aveva letto una nota nella quale il governo di Tripoli accusava Haftar "di sfruttare l’aumento della violenza a Bengasi per interesse personale" e rinnova le accuse di un tentativo "di rivoltarsi contro la legittimità dello Stato".

L'ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Buccino Grimaldi, nega che sia stato preso in considerazione alcun piano di evacuazione per gli imprenditori della fiera Lybia Build. "Non siamo a questo livello", spiega il diplomatico all'Adnkronos, raggiunto telefonicamente mentre si stava recando alla fiera, anche se "suggeriremo ai connazionali la massima prudenza". Dal canto suo, la Farnesina, contattata da Adnkronos, si limita a commentare che sono previsti "oltre duecento piani di evacuazione per altrettante situazioni di crisi".
L'ambasciatore usa toni rassicuranti, dicendosi in contatto con i connazionali presenti in Libia per garantire loro eventuale assistenza. "La situazione stamane è migliore, la città sta vivendo con normalità", ha riferito l'ambasciatore, in collegamento telefonico con Sky Tg24. "Il traffico è scarso, ma non si registrano particolari problemi: la situazione è dunque diversa da ieri sera. Dobbiamo vedere se nelle prossime ore si giungerà a un accordo politico e il clima resterà sotto controllo". "La Libia - ha osservato l'ambasciatore - è a un bivio del suo processo di transizione: da un lato c'è la democrazia, la proposperità, le prossime elezioni parlamentari, la redazione di una Costituzione e un futuro prospero grazie alle grandi ricchezze di questo Paese. Dall'altro c'è invece una conflittualita diffusa e prolungata che aumenterebbe i problemi. Stiamo seguendo e monitorando con la massima attenzione, in contatto con i nostri connazionali".

La Ue, tramite il portavoce di Catherine Ashton, responsabile della diplomazia dell'Unione, si dice "profondamente preoccupata" per "il significativo deterioramento della situazione sia politica sia della sicurezza" in Libia. Nella dichiarazione, la Ashton "deplora la perdita di vite umane a Bengasi e Tripoli", ma non prende posizione sull'attacco al Parlamento, limitandosi a un "appello a tutte le parti per fermare il bagno di sangue e evitare ulteriori violenze" e "a lavorare insieme" per "arrivare a una democrazia stabile". [Adnkronos]

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19 maggio 2014
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