La Locanda della Felicità

La Cina della gente comune, raccontata con i toni della commedia agrodolce

11 ottobre 2002




Noi vi consigliamo di vedere…
LA LOCANDA DELLA FELICITA'
di Zhang Yimou





Dopo i riti della Cina del passato (Lanterne rosse) e racconti di quella rurale (La storia di Qiu Ju), per la seconda volta Zhang Yimou si immerge nella realtà di in una città moderna. La Cina di tutti i giorni, della gente comune, raccontata con i toni della commedia agrodolce. Zhao è un pensionato spiantato che non ha mai avuto fortuna in amore. Pensando di aver finalmente incontrato la donna della sua vita le fa credere di essere facoltoso e comincia a parlare con lei di un matrimonio ben al di là delle sue possibilità. Disperatamente alla ricerca di soldi si rivolge agli amici che, ormai stanchi dei suoi fantasiosi piani, lo evitano per non dovergli rifiutare altri prestiti. Ma, quando ha ormai perso ogni speranza di coronare il suo sogno d'amore, al suo migliore amico viene un'idea: rimettere a posto un vecchio autobus in disuso per poi affittarlo a ore, la locanda della felicità del titolo. Il piano va a gonfie vele... .


Regia Zhang Yimou
Interpreti Zhao Benshan, Dong Jie, Dong Lihua
Durata 106 minuti
Genere Commedia
 
 
 
Le critiche

Già dalla struttura narrativa dei suoi ultimi film s’intuisce come Zhang Yimou tenda a diventare sempre più un intimista, dal piglio quasi rohmeriano, almeno per quanto concerne la morale delle sue storie che racconta di personaggi comuni che riscoprono o attivano un legame con le proprie radici. Con ''Non uno di meno'', ad esempio, Yimou prospettava il grave problema dell’insegnamento in una società povera, raccontando con un taglio esistenzialista la determinazione di una maestrina- coraggio alla disperata ricerca di un alunno scomparso. Un personaggio che rimanda a quello di Qiu Ju (altro caposaldo della carriera del nostro autore) che combatte con coraggio il torto subito.
Il penultimo film, invece, ''La strada verso casa'' è soprattutto una toccante storia d’amore, che recupera umori narrativi appartenenti alla più pura tradizione cinese, sorretto da una splendida fotografia di Hou Yong (abituale collaboratore di Yimou) che dipinge folgoranti paesaggi di grande bellezza figurativa. Non c’è dubbio che il colore prediletto dal regista sia il rosso, con tutte le sue variegate tonalità, presente costantemente in ogni suo film. Anche in quest’ultimo gioiello, ''La locanda della felicità'', il colore preferito di quest’autore che non nasconde le proprie ossessioni domina l’inizio della storia, quando Zhao (Zhao Benshan), povero in canna e alla ricerca disperata di una donna, per guadagnare qualche soldo s’industria, insieme ad un amico, a dipingere un vecchio autobus per trasformarlo, come recita il titolo del film, in una locanda per giovani coppie alla ricerca di intimità. Zhao crede di avere incontrato in un’appetibile donna robusta il suo grande amore, e si troverà a confrontarsi con una triste ragazza cieca perdipiù mal nutrita che della donna è la figliastra. Quest’ultimo ruolo è interpretato in modo assai incisivo dall’esordiente Dong Jie. Solo alla fine, Zhao e suoi amici riusciranno a farle ritrovare il sorriso non evitando, però, una conclusione melodrammatica. ''La locanda della felicità'' è una commedia venata di malinconia nella quale Zhang Yimou si diverte a comporre delle sequenze piene di grazia ed intelligenza, utilizzando una narrazione densa e dal retrogusto letterario, soprattutto nel raccontare il lato umano dei personaggi, immersi in una disincantata atmosfera metropolitana. Tra i produttori esecutivi, figura il nome dello straordinario regista Terrence Malick, e la distribuzione della Fox dimostra come questa casa si proponga di voler promuovere nelle sale non solo dei blockbuster, ma anche film di sostanzioso impegno autoriale.
(Francesco Puma)

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11 ottobre 2002

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