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La "Macchina del Fango" continua a lavorare

Dal "progetto per un finto attentato a Fini" alla escort modenese che avrebbe incontrato il presidente della Camera

29 dicembre 2010

Nei giorni delle vacanze natalizie, come in quelli delle ultime vacanze estive e del martellamento sull'affaire Montecarlo, il quotidiano 'Libero' riprende la campagna contro il leader Fli.
"Fini è fallito": questo il titolone di Libero di due giorni fa, per un articolo a nove colonne che parlava di "consensi dimezzati in un anno" ed ex elettori che lo "odiano". Ma è stato l'editoriale di Maurizio Belpietro, che insinua di un attentato a Fini durante una visita istituzionale in primavera ad Andria, che ha fatto scoppiare un caso, anzi, l'ennesimo "caso". Il leader di Fli, racconta il direttore di Libero, resterebbe ferito in modo lieve, per poi far "ricadere la colpa sul presidente del Consiglio" condizionando, in prossimità delle elezioni, l'esito del voto.

In tanti sono intervenuti per commentare la "delirante" ipotesi, che subito è entrata nel mirino della magistratura. Il procuratore di Milano Armando Spataro ha sentito Belpietro, mentre ha aperto un'indagine la Procura di Trani, per trasferire poco dopo il fascicolo alla direzione distrettuale antimafia di Bari, che ha assunto il coordinamento delle indagini.
A corredo dello 'scoop' sull'attentato, spunta poi nell'editoriale di Belpietro una escort di Modena che avrebbe raccontato "con una serie di particolari piccanti" di un incontro con il Presidente della Camera, retribuito con mille euro in contanti. Se fosse vero, per il direttore di 'Libero' "la terza carica dello Stato, dopo aver fatto il moralista con Berlusconi, ora sarebbe inciampato in una vicenda a sfondo erotico peggiore di quelle rimproverate al Cavaliere".
I futuristi si sono schierati compattamente in difesa di Fini. E ritirano fuori dal cassetto il 'metodo Boffo' e l'attentato dai contorni non chiari allo stesso Belpietro, nei mesi scorsi. "Per far felice l'editore di fatto del suo quotidiano, Belpietro ipotizza un attentato che ferisce Fini per danneggiare Berlusconi. Una tesi folle - ha commentato un urticante Italo Bocchino, dopo giorni di silenzio - frutto di menti folli che la dice lunga sullo scadimento di certo giornalismo italiano. Se la storiella dell'attentato è ridicola, quella della prostituta modenese è ancora peggio e il tutto dovrebbe consigliare una vacanza al direttore di Libero. Se poi insiste per saperne di più di falsi attentati può chiedere al suo caposcorta e se vuole notizie su donne a pagamento deve rivolgersi ad altri palazzi della politica, certamente diversi da Palazzo Montecitorio".
"E' facile prevedere che anche la nascita del nuovo Polo politico dei moderati sarà accompagnata dal dossieraggio della stampa padronale e parastatale" ha preconizzato Carmelo Briguglio. "Belpietro confonde il Natale con il Carnevale", è la chiosa di Giuseppe Consolo. "Proietta una sua ossessione: che tutti siano oggetto di attentati o che addirittura vadano in giro a procurarsene uno", è l'ironica spiegazione di Antonio Buonfiglio. Enzo Raisi dicendosi indignato ha ricordato "la conferenza stampa di fine anno del Presidente Berlusconi che annunciava quattro buoni motivi per cui il Presidente Fini si sarebbe dovuto dimettere, da rivelare nelle settimane a seguire". E Aldo Di Biagio: "L'editoriale è carta straccia, degno della peggior stampa di regime che cerca di plagiare le menti degli italiani".
"Belpietro non deve preoccuparsi: la credibilità di 'Libero', il quotidiano da lui diretto, è già perduta da tempo, non c'è bisogno di metterla in discussione". Nino Lo Presti, segretario amministrativo di Futuro e libertà, ha commentato così l'editoriale di Belpietro. "L'ultimo delirio su un possibile attentato a Fini a scopo propagandistico - ha sottolineato Lo Presti - la dice lunga sulle condizioni psichiche di questo giornalista che ha fatto dell'ingiuria e della calunnia il leitmotiv della sua carriera. L'instabilità di Belpietro è ormai un dato acquisito, così come è acclarata la sua totale mancanza di coraggio nell'accettare un confronto con il sottoscritto, che ancora attende soddisfazione dopo essere stato definito insieme agli altri colleghi finiani 'traditore'. Belpietro - ha insistito - ha ridotto il giornalismo ad un suk di pettegolezzi e falsità". Proprio per questo, ha avvertito Lo Presti, "il chiacchiericcio sul presunto attentato si rivela essere la classica manovra di controinformazione degna dei migliori servizi segreti".
Per il portavoce di Fli Benedetto della Vedova "se fossimo in un paese serio, a Belpietro dovrebbe pensare l'ordine dei giornalisti", mentre per quello del Pdl Daniele Capezzone i futuristi danno prova di "doppiopesismo", perché oggi sparano a zero su Belpietro e Feltri mentre in passato hanno difeso "l'antiberlusconismo ossessivo" di altre testate.

Flavia Perina, esponente di Fli e direttore del 'Secolo d'Italia' su il Post, il giornale online diretto da Luca Sofri, ha scritto: "Se il topic degli anni di piombo fu la teoria del doppio Stato, quello dei nostri anni di fango sarà il titolo dell'editoriale di Maurizio Belpietro: 'Iniziano a girare strane storie'". "Le 'strane storie' non costano niente - prosegue la finiana - alzano polvere più di dieci chili di tritolo e sono perfettamente funzionali allo scopo di bloccare la democrazia italiana nel pantano dov'è, demolendo e delegittimando chiunque prefiguri alternative al potere costituito, o comunque lo limiti". Secondo Perina mentre "una volta nei passaggi politici più delicati scoppiavano le bombe, oppure venivano rapiti gli statisti, oggi si videoregistrano non meglio identificate escort: il salto di qualità democratico è evidente". "Niente vittime, niente sangue, niente dispendiose operazioni di depistaggio, rischi penali bassissimi: l'effetto è lo stesso, ma tutto è molto più pulito, economico, light. E se era difficile giustificare la liceità costituzionale di una P38 o di un timer - conclude - ora si può dire con leggerezza commentando la nuova offensiva di 'Libero' e del 'Giornale': è libertà di stampa, perché vi offendete?". (LEGGI)

Intanto il presidente della Camera Gianfranco Fini ha dato mandato di "adire le vie legali a tutela della propria onorabilità" in relazione "a quanto pubblicato ieri ed oggi dai quotidiani 'Giornale' e 'Libero'". E' quanto ha dichiarato Fabrizio Alfano, portavoce del leader di Fli.
Il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino, ha scritto sul sito di Generazione Italia che prima di parlare del presunto attentato Belpietro avrebbe dovuto "chiamare il portavoce di Fini per chiedere se era prevista una visita ad Andria a marzo". "Prima di sparare fandonie sulla escort modenese - ha proseguito - Belpietro doveva verificare attraverso la prefettura di Modena se Fini era stato lì nei periodi indicati da chi l'accusa". "Chi ha conosciuto Belpietro quando era libero dalle attuali ossessioni - ha sottolineato Bocchino - spera sempre che si ravveda e che cominci a farlo chiedendo scusa a Gianfranco Fini per la cattiveria con cui ogni giorno lo accusa".
"E' vero: vogliono annientarci - ha affermato Fabio Granata, deputato di Fli e vicepresidente della commissione Antimafia -. Ma il mandante è Berlusconi. Fli deve avere come ragione sociale unica di demolire il berlusconismo". "Ciò che sta avvenendo dopo la vergogna del 14 dicembre - ha aggiunto Granata - dovrebbe dare una indicazione evidente sulla necessità di una coerente linea politica di radicale chiusura a Silvio Berlusconi. E' lui il mandante del tentativo di annientamento della destra repubblicana e costituzionale. Per questo dobbiamo reagire, sfiduciando Bondi e con alleanze che riescano a liberare l’Italia da Berlusconi e dal suo sistema di potere. Altro che moderatismo e responsabilità: Fli deve solo porre fine al berlusconismo, deve essere la sua principale ragione sociale".

Silvio Berlusconi, impegnato nella sua "caccia all'uomo" in vista della riapertura di Montecitorio, a chi gli ha chiesto un suo parere su quanto sta succendendo in questi giorni ha confessato di non sapere niente di questa storia: "Di questa storia non ne sapevo niente ma mi fanno ridere ora certi toni scandalizzati. Quando i giornali rovesciano fango sul presidente del Consiglio va tutto bene, se invece qualcuno osa scrivere qualcosa su Fini succede il finimondo". Tuttavia il Cavaliere non ha interesse a spingersi su questo terreno, come quando il Pdl fece sponda al Giornale e Libero sulla vicenda della casa di Montecarlo. Allora si trattava di colpire a morte un avversario politico. Adesso, nota il premier conversando con uno dei dirigenti più in vista del Pdl, "dobbiamo stare attenti a non rianimare un leader finito". Perché di questo si tratta. A Berlusconi non serve una campagna di stampa che faccia passare il presidente della Camera per un "perseguitato". Soprattutto non in questo momento, quando è in corso una corte serrata ai membri periclitanti di Futuro e libertà.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Repubblica.it]

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29 dicembre 2010
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