La mafia non è stata sconfitta

La minaccia nei confronti dei magistrati antimafia si acuisce e si allarga: da Palermo a Trapani passando per Caltanissetta

21 novembre 2013

"Sarebbe un grave errore pensare ad una definitiva sconfitta della mafia. In altre fasi storiche lo Stato è caduto in questo errore, speriamo non si verifichi anche adesso".
Il sostituto procuratore Nino Di Matteo, intervistato da Sky tg24, spiega a che punto è la guerra contro la mafia e lancia un allarme: "Rispetto a 20 anni fa la mafia è indebolita soltanto da un punto di vista numerico, ovvero di uomini capaci di compiere i più efferati delitti, ma non come pericolosità". Secondo il magistrato che indaga sulla trattativa Stato-mafia, quella di oggi "è una mafia diversa che continua a intrattenere rapporti con la politica, l'imprenditoria e le istituzioni, che tende a mimetizzarsi e a confondere i propri soldi provento dei delitti classici con denaro apparentemente puliti".

Di Matteo ha anche risposto a una domanda sul capomafia Totò Riina: "Il boss Totò Riina ha condotto sempre una strategia di attacco frontale alle istituzioni. E' un soggetto che potrebbe essere in grado di comandare ancora dal carcere".
Dopo le minacce che nei giorni scorsi Riina gli avrebbe lanciato dal carcere, e la grande solidarietà dimostrata da migliaia di palermitani che lui sono scesi in piazza, Di Matteo dice: "La solidarietà della gente comune nei confronti della magistratura stride con qualche silenzio assordante delle istituzioni rispetto al pericolo della potenza mafiosa che ancora appare in Sicilia e nel Paese assolutamente immanente e concreto". "C'è tanta gente che guarda al lavoro dei magistrati - osserva Di Matteo - con grande ottimismo. E soprattutto pretende che venga fatta verità e giustizia sui fatti che hanno caratterizzato il passaggio tra la prima e la seconda Repubblica. E inoltre forse è la prima volta che a Palermo tanta gente scende per strada per stare vicina ai magistrati prima che accadano fatti di sangue. Tutto ciò conforta e costituisce anche uno scudo contro certi pericoli di isolamento e delegittimazione che sono sempre dietro l'angolo".

Un'ultima riflessione ha riguardato la citazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al processo per la trattativa: "La conduzione di un processo deve seguire le regole e quindi deve citare i testimoni quando la loro deposizione si palesa come possibilmente pertinente e rilevante. Le ragioni di opportunità di cui tanto abbiamo letto e ascoltato non devono appartenere alla scelta processuale del magistrato".

Intanto, la minaccia nei confronti dei magistrati antimafia si acuisce e si allarga. In questi giorni, una telefonata anonima arrivata alla Guardia di Finanza di Palermo ha preannunciato un attentato al procuratore aggiunto di Caltanissetta Domenico Gozzo. Il magistrato coordina il pool di pm che ha riaperto le indagini sulla strage di via D’Amelio costata la vita al giudice Paolo Borsellino.
L'anonimo avrebbe specificato che l'attentato si doveva compiere sotto la casa di Palermo del pm. Immediatamente è scattata una bonifica della zona che non avrebbe confermato l'allarme lanciato con la telefonata. Gli investigatori stanno analizzando le immagini riprese dalle videocamere piazzate davanti all'abitazione per accertare l'esistenza di movimenti sospetti.
Non è la prima volta che Gozzo è vittima di intimidazioni. Al momento non è previsto un rafforzamento delle sue misure di sicurezza.

Anche a Trapani il clima che si respira attorno alla Procura è sempre più pesante: alle pesantissime intimidazioni rivolte nei mesi scorsi al procuratore Marcello Viola e ad alcuni sostituti come il pm Andrea Tarondo, sono seguiti altri episodi molto inquietanti.
Al centralino del tribunale sono arrivate lettere e telefonate con minacce di morte e riferimenti specifici a indagini in corso, al palazzo di giustizia è stato, poi, recapitato un pacco con dentro l'ennesimo biglietto intimidatorio e ad una pm è stata recapitata un pagina di giornale con la foto di una donna terrorizzata e sotto la frase "abbiate paura tutti".

Il procuratore ha trasmesso tutto alla Procura di Caltanissetta che indaga sugli episodi. Nelle scorse settimane l'aggiunto nisseno Lia Sava è andata a Trapani a sentire i colleghi. E sul caso Trapani il 25 settembre scorso è intervenuto al Csm il giudice Tommaso Virga che ha richiamato l'attenzione dell'organo di autogoverno dei giudici sulle lunghissima catena di minacce di cui sono vittime i magistrati.

Gli inquirenti sospettano che dietro la lunga sfilza di minacce e avvertimenti ci sia una sola mano. Difficile capire quale sia l'inchiesta che ha dato fastidio: la Procura di Viola ha in ballo una serie di attività istruttorie importanti. Quella relativa alla misura di prevenzione a carico dell'ex patron della Valtur Carmelo Patti, quelle sulla pubblica amministrazione, quella, scottante, su presunti ammanchi nelle casse della Curia che ha al centro un sacerdote, don Ninni Treppiedi, che dalla scorsa estate collabora con i magistrati. Una personalità complessa quella del prete, sospeso a divinis dalla Curia, che starebbe facendo rivelazioni ritenute molto significative sull'ex sottosegretario all'Interno Antonio D'Alì, sotto processo per concorso in associazione mafiosa. Ma non solo. Grazie a importanti amicizie strette proprio sfruttando i suoi rapporti col politico, Treppiedi sarebbe a conoscenza di una miriade di informazioni che potrebbero consentire ai pm di aprire più di un'indagine.

Rosario Crocetta: "Elevare la vigilanza e la mobilitazione democratica" - "La mia solidarietà personale e quella dell'intero governo della Regione al magistrato Nico Gozzo, oggetto di una vigliacca intimidazione mafiosa anonima. Dopo Di Matteo, adesso Gozzo. Nervosismo di una mafia che oggi sempre più viene messa in discussione dai successi delle forze dell'ordine, della magistratura, della società civile e di parte delle Istituzioni democratiche, per l'azione intensa di lotta avviata in Sicilia. Prima ancora c'erano state anche le denunce di Lari su pericoli nuovi in Sicilia e sul cambiamento della strategia di Cosa nostra, sono i segni di debolezza di un sistema mafioso che oggi viene aggredito su tutti i fronti, da magistratura, forze dell'ordine, società e una parte delle istituzioni.
C'è una società in piedi in Sicilia che si rivolta contro la mafia e che vuole affermare i principi di legalità, per consentire lo sviluppo vero della nostra regione. C'è una mafia che ha perso privilegi e immunità, che si sente sempre più all'angolo. Una parte di quella mafia forse pensa che la strategia della pax mafiosa non paga più e ha nostalgia di strumenti di terrore già sperimentati negli anni passati. Non si illudano i mafiosi, in Sicilia indietro non si torna, la società siciliana ha vissuto momenti terribili nella lotta contro la mafia e non è disponibile a retrocedere di un solo passo su quella lotta. Le minacce mafiose ci inducono ad intensificare le azioni che tutti noi dobbiamo fare per sconfiggere definitivamente la mafia. Ognuno di noi ha un ruolo: dallo studente all'imprenditore, dall'ingegnere al burocrate, dalla casalinga al politico. Dobbiamo soprattutto lavorare per sconfiggere quei legami che il sistema mafioso ha con una parte della società e con parte delle istituzioni, dell'economia  e della politica.
Sono convinto che, se andremo fino in fondo nell'accertamento della verità, potremo finalmente dire che la parola mafia è finita, perché la minaccia effettuata nei confronti di una persona che si batte contro la mafia, è una minaccia contro tutti i cittadini. Ed è con questo spirito di condivisione che dobbiamo dare la nostra solidarietà a Nico Gozzo e a tutti coloro che si battono contro la mafia".

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21 novembre 2013

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