La mafia ''si fa impresa''. Arrestati un gruppo di mafiosi e imprenditori che riuscivano a pilotare gli appalti pubblici

27 febbraio 2007

Gli uomini del Centro operativo della Direzione investigativa antimafia di Palermo hanno eseguito ieri mattina quattro ordini di custodia cautelare in carcere nell'ambito di una inchiesta su mafia e appalti coordinata dai pm della Direzione distrettuale antimafia. Fra le persone arrestate su ordine del gip figurano anche imprenditori.
Il gip Vincenzina Massa ha contestato agli indagati l'accusa di associazione mafiosa. L'inchiesta è coordinata dai pm Maurizio De Lucia e Francesco Del Bene.

L'inchiesta ha messo in luce come i boss mafiosi di una zona del Palermitano riuscivano a pilotare appalti pubblici imponendo nell'esecuzione dei lavori imprese a loro vicine.
L'inchiesta ha consentito ai Pm della Direzione distrettuale antimafia di ricostruire i nuovi assetti delle famiglie mafiose del mandamento di Partinico. Gli inquirenti fanno riferimento nel provvedimento ad un particolare, al settore della mafia, quello ''che si fa impresa''. I boss, secondo gli inquirenti, si sostituiscono agli imprenditori.
In carcere sono finiti i fratelli Salvatore e Sergio Imperiale, rispettivamente di 40 e 30 anni; Leonardo Baucina, di 46 e Filippo Santoro, di 53.  Le società degli imprenditori arrestati si sono occupate, fra l'altro, dei lavori di rifacimento di una pista dell'aeroporto Falcone-Borsellino, della messa in sicurezza dello stadio Barbera di Palermo per essere a norma con il decreto Pisanu, del Policentro di Partinico e di alcune attività all'Università di Palermo.
Alcuni di questi lavori, nonostante fossero stati aggiudicati a ditte catanesi, sono stati eseguiti in gran parte dalle società degli Imperiale, che avrebbero contatti anche con le famiglie mafiose del capoluogo etneo. Salvatore Imperiale è indicato come il leader del gruppo. Già condannato definitivamente nel 2001 per mafia, è ritenuto fra i maggiori esperti nel settore dei grandi appalti, in grado di mediare con i rappresentanti mafiosi di più province, intervenendo personalmente nelle decisioni prese al cospetto di latitanti mafiosi come Salvatore Lo Piccolo.

Leonardo Baucina è risultato essere il factotum e uomo di fiducia di Salvatore Imperiale ed era incaricato di sovrintendere e controllare gli operai impiegati nei cantieri della famiglia Imperiale. Nel 1985 è stato coinvolto nell'omicidio dell'appuntato dei carabinieri Antonino Favazzi: condannato a 30 anni in primo grado, successivamente nel 1990 è stato assolto. Il gruppo, secondo quanto emerge dalle conversazioni registrate dalle microspie, disponeva anche di armi.
Le indagini hanno accertato, come si legge dal provvedimento del gip, la capacità di infiltrazione dei fratelli Salvatore e Sergio Imperiale all'interno dell'amministrazione del Comune di Partinico. È emerso dalle intercettazioni che i due indagati erano in grado di ricevere informazioni di prima mano sui lavori gestiti dal Comune, al punto da poter comunicare ad un responsabile di una impresa partecipante ad un appalto l'aggiudicazione prima ancora che l'interessato ne fosse informato dai canali istituzionali.
Secondo l'accusa i fratelli Imperiale avrebbero avuto contatti per la gestione illecita degli appalti anche con Simone Castello, esponente della famiglia mafiosa di Villabate e uomo di fiducia di Bernardo Provenzano; condannato in passato per associazione mafiosa. Gli investigatori il 16 gennaio 2006 intercettano una conversazione tra Salvatore Imperiale e Leonardo Baucina, entrambi arrestati ieri mattina, durante la quale Imperiale racconta di essere stato avvicinato da un gruppo imprenditoriale catanese, interessato all'appalto per la costruzione della metropolitana di Palermo, i cui lavori sarebbero stati aggiudicati a un'azienda di Torino e un'altra spagnola, consociate appunto con imprese catanesi.

In una delle conversazioni intercettate viene fatto anche il nome del presidente della Regione, Totò Cuffaro, che secondo gli imprenditori sarebbe interessato ad avviare al più presto i lavori della metropolitana. L'intercettazione è riportata nell'ordinanza di custodia cautelare del gip Marina Pino. Il governatore non è coinvolto in alcun modo nell'inchiesta; l'appalto per la metropolitana, inoltre, è stato affidato dal Comune di Palermo e non dalla Regione.
L'imprenditore Salvatore Imperiale parlando il 16 gennaio di un anno fa con Leonardo Baucina, anche lui tra gli arrestati, definisce l'appalto per la metropolitana ''un lavoro 'sbrugghiusu' (interessante, ndr)... Siccome Cuffaro vuole che si comincia prima, dice... al più presto possibile...''. I due indagati fanno riferimento al fatto che il governatore ''si porta di nuovo (si ricandida, ndr), perciò vuole che questa cosa va avanti...''.
Imperiale voleva inoltre appoggiare alcune aziende di Catania per ottenere subappalti dal consorzio temporaneo di imprese che si è aggiudicati i lavori, dicendo che quella era l'occasione buona per chiedere all'allora candidato governatore qualche favore: ''Ora, prima di iniziarlo, ci sono ora queste votazioni, ci dobbiamo chiedere qualche cosa...''.

Fonte: La Sicilia

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27 febbraio 2007

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