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La Mafia Spa non conosce crisi

La mafia continua ad essere la prima ''azienda'' italiana: ha raggiunto un fatturato di 135 miliardi di euro

28 gennaio 2010

L'"Azienda" mafiosa, al contrario di quella legale, sembra non essere stata colpita dalla crisi economica. Come dire: la Mafia Spa non teme tutto ciò che, negli ultimi tempi, ha messo in ginocchio l'economia globale.
A sostenerlo è il XII Rapporto SoS impresa realizzato dalla Confesercenti - presentato ieri mattina dal presidente dell'associazione, Mario Venturi e dal ministro dell'Interno Roberto Maroni -, secondo il quale il fatturato complessivo ha raggiunto i 135 miliardi di euro ed un utile che sfiora i 70 miliardi al netto di investimenti e accantonamenti.

Dalla filiera agroalimentare, dai servizi alle imprese e alla persona, dagli appalti alle forniture pubbliche al settore immobiliare e finanziario, la presenza della criminalità organizzata si espande e le conseguenze sono ancora pesanti per gli imprenditori: 1300 reati al giorno, 50 all’ora, quasi uno al minuto.
In periodi di crisi - sostiene il Rapporto SoS impresa - i soldi delle mafie, la loro grande liquidità, benché "sporchi" fanno gola.
E il settore maggiormente in crescita appare, in tempi di crisi economica e di difficoltà di accesso al credito proprio l’usura che nel 2009 ha toccato un vero e proprio boom: oltre 200 mila commercianti colpiti con un giro di affari attorno ai 20 miliardi di euro.
Ed esplode l’usura di giornata con soldi prestati il mattino e ritirati con una maggiorazione del 10% la sera, mentre capita che l’usuraio si presenti anche davanti ai cancelli di una fabbrica in attesa di clienti.
Il numero di denunce per usura appare però "ancora assai esiguo rispetto alla pericolosità del fenomeno criminale" (5.400 nel 2008). Invariato il racket delle estorsioni: 150mila i commercianti taglieggiati per complessivi 6 miliardi di euro.
Il fenomeno, sottolinea il Rapporto Confesercenti, non aumenta solo perché si registra un netto calo degli esercizi commerciali e l'aumento di quelli di proprietà mafiosa. Ed anche il racket si adegua ai tempi, diventando 'pizzo in maschera', con gli estorsori che aprono partite Iva, ovvero camuffano l'attività criminale offrendo beni o servizi legali: gadget costosi e inutili come calendari, penne, agende; ma anche imponendo merci, servizi, manodopera.
"I numeri delle denunce di imprenditori e commercianti vessati da usurai e taglieggiatori é ancora assolutamente limitato rispetto all'ampiezza del fenomeno" ha detto il commissario antiracket e antiusura Giosué Marino, intervenendo alla presentazione del Rapporto. "Non c'é stata - ha spiegato Marino - la svolta epocale nelle denunce dopo un'iniziativa meritoria come quella di Confindustria Sicilia (che prevedeva l'espulsione degli imprenditori che non denunciano il pizzo)". Si tratta, ha aggiunto, "di un problema complesso, l'azione repressiva delle forze dell'ordine c'é, le vittime sono tutelate, ma per ragioni anche culturali e non solo per paura, le denunce sono ancora troppo poche".

In tempi di crisi si utilizzano anche altre forme, come contributi all'"organizzazione" in occasione di festività o organizzando gratuitamente matrimoni o battesimi per la famiglia mafiosa.
Al primo posto degli interessi mafiosi compare l'edilizia in tutte le sue fasi, ma è costante l'attenzione alle attività commerciali e turistiche con particolare riguardo al franchising ed alla media e grande distribuzione. Per quanto riguarda quest'ultima, si evidenzia l'interesse delle mafie sui centri commerciali, funzionali al riciclaggio di denaro sporco.
Il rapporto lancia anche un forte allarme che riguarda la disoccupazione: licenziamenti, cassa integrazione, disoccupazione soprattutto in contesti degradati potrebbero avvicinare molti giovani ad attività illecite.  Attraverso un percorso graduale dai contesti border line legali-illegali come la contraffazione. Gioco d’azzardo, truffe, potrebbero essere catapultati tra gli effettivi di organizzazioni criminali.
L'intero comparto agricolo, anche a causa della crisi grave crisi economica che sta attraversando e che porta al Sud migliaia di immigrati senza lavoro (vedi caso Rosarno), rischia più di altri di essere aggredito dalle mafie. L'abigeato, ad esempio, è un reato antico, ma in continua crescita. Ogni anno spariscono circa 100 mila animali, essenzialmente mucche e maiali, ma anche cavalli, agnelli e pecore.
Dall'antico al moderno, la criminalità investe anche su internet: sono infatti in costante crescita le frodi informatiche, in particolare la clonazione di carte di credito ed il phishing. La crisi economica, inoltre, non sembra toccare il mercato del falso e della contraffazione, che movimenta un giro d'affari di 7,8 miliardi di euro l'anno. Il 50% del fatturato dell'industria del falso si riferisce a capi d'abbigliamento e moda, seguito da pirateria musicale, audiovisivi e software.

Mario Venturi: "La crisi fa bene alle mafie" - "E’ allarmante che il bilancio le mafie secondo il Rapporto SOS Impresa cresca ancora malgrado la forte pressione dello Stato e la crisi economica. Con i 24 miliardi del giro di affari di usura e racket si potrebbero realizzare almeno 200 mila posti di lavoro e liberare molti ragazzi dal controllo criminale specie nel sud.
L’enorme drenaggio di risorse a danno delle imprese ed il clima di paura con cui debbono convivere specialmente i piccoli imprenditori impone di tenere alta la guardia. Contro i commercianti in particolare ogni giorno si scatena una vera e propria bufera di intimidazioni ed atti criminosi: 160 mila taglieggiati, 200 mila vittime dell’usura, 500 mila truffati, 90 mila furti e rapine. Cosa è questo se non un tremendo bollettino di guerra?
Inoltre la crisi, questo è l’allarme di SOS Impresa-Confesercenti, accentua le difficoltà di accesso al credito (malgrado le intese positive con l’Abi) finisce con l’aiutare gli usurai a fare grandi affari. Ma è comunque importante che ci sia una reazione. I successi dello Stato, grazie anche all’impegno del Ministro Maroni, delle forze dell’ordine e dei magistrati, assieme all’impegno della società civile hanno registrato risultati rilevanti e stanno spingendo non a caso la mafia S.p.A. a cercare di mimetizzarsi e di infiltrarsi nell’economia reale con sistemi diversi dal passato e che il Rapporto SOS Impresa documenta con precisione. E’ dunque un momento cruciale nella lotta alla criminalità organizzata. A nostro parere occorre che ai 'pacchetti sicurezza'
si accompagni anche un 'pacchetto Giustizia' perché più che l’inasprimento delle pene bisogna garantire la loro effettiva esecuzione. Anche per questo motivo serve andare oltre le logiche risarcitorie. E’ necessario escludere con rigore imprese colluse da appalti e forniture pubbliche ed invece pensare a percorsi preferenziali per chi si ribella al racket spietato delle cosche criminali. E’ fondamentale allora non solo aprire corsie preferenziali per chi resiste e denuncia ma anche garantire sicurezza alle persone ed alle famiglie. E’ decisivo inoltre che l’imprenditore che denuncia non venga considerato soggetto a rischio quando bussa alle porte del sistema creditizio. Sostenere chi ha il coraggio di reagire vuol dire anche premettergli di continuare a vivere della propria attività senza diventare un 'isolato'. Ma siccome è palesemente assurdo che i soldi delle leggi per lo sviluppo del sud possano finire in mani mafiose, per evitare questo rischio chiediamo che nelle politiche agevolative si tenga conto di chi si oppone a taglieggiatori ed usurai.
Confesercenti avanza anche un’altra proposta alle forse politiche: di questi problemi vorremmo che si parlasse molto e concretamente anche nella prossima campagna elettorale per le regionali. Sono questioni vitali che dovrebbero avere la priorità rispetto alle dispute sui candidati o su impegni generici che poi restano sulla carta e marcano la distanza fra politica e vita reale del Paese".

- UNA SINTESI DEL RAPPORTO SOS IMPRESA
(pdf)

"In Sicilia acqua e rifiuti in mano alla mafia" - Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha denunciato in commissione Antimafia: "La gestione dei rifiuti e dell'acqua in Sicilia è in mano alla mafia". Lombardo lo ha affermato senza giri di parole e con estrema determinazione.
Nella sua audizione, Lombardo ha rammentato che al fine di sottrarre questi settori tradizionali e di estrema rilevanza al vecchio "sistema" politico-mafioso, ha messo in piedi un apposito assessorato. Ma non si è fermato qui. Lombardo ha ricordato le due gare indette dalla Regione per modificare radicalmente i contenuti degli accordi fatti con le imprese che svolgono l'attività di raccolta dei rifiuti, gare andate entrambe a vuoto.
Il governatore ha rilevato il fatto che al fine di sollecitare l'immediato pagamento dei dipendenti delle Ato, le municipalizzate che si occupano della raccolta dei rifiuti, sono stati dati alle fiamme in cassonetti della spazzatura. "Non c'è dubbio - ha spiegato Lombardo - che il disagio per i rifiuti accumulati lo abbiamo affrontato con i nervi saldi ma soprattutto anticipando centinaia di migliaia di euro alle Ato".
Nella sua lunga audizione, Lombardo ha richiamato l'attenzione dei commissari sul fatto che anche per affrontare il tema della sanità è stato assegnato all'assessorato un ex pubblico ministero, Massimo Russo. E i risultati sono stati immediatamente visibili: acquistando medicine e attrezzature sulla Rete la Regione ha risparmiato 150 milioni di euro. Infine Lombardo ha ribadito che la mafia ha avuto una parte nel mancato sviluppo del Mezzogiorno e insiste nel voler colpire "alla radice" il fenomeno mafioso. [SiciliaInformazioni.com]

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28 gennaio 2010
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