La mafia torna a sparare

Un agguato ''vecchio stile'' nella centralissima e popolare Palermo. C'è il timore di una nuova guerra di mafia

14 giugno 2007

La mafia ritorna a sparare in strada, nella centralissima e popolare Palermo della Noce. Un agguato ''vecchio stile'' nei confronti di un sorvegliato speciale. Ad essere stato freddato ieri mattina da due killer a bordo di una moto, con quattro o cinque colpi di pistola al torace e uno, il colpo di grazia, alla testa, è stato Nicolò Ingarao, un pregiudicato mafioso che aveva appena firmato il registro dei sorvegliati al commissariato di zona, l'uomo, infatti, era stato scarcerato da appena 4 mesi.
Ingarao, 46 anni, è morto in via Pietro Geremia, una traversa della trafficata via Lancia di Brolo. In mano aveva un quotidiano e una bottiglia d'acqua. L'uomo non è morto subito ma è spirato dopo un tentativo di rianimazione da parte degli operatori sanitari di un'ambulanza. Nel luogo dell'agguato, a poca distanza dall'abitazione della vittima si è subito formato un gruppo di persone tra cui alcuni familiari di Ingarao che gridavano e piangevano. Una donna, mentre tentava inutilmente di avvicinarsi al cadavere coperto da un lenzuolo, ha urlato: ''Faranno la stessa fine, almeno lui è morto da uomo d'onore''. ''Ho sentito tanti spari, sembravano fuochi d'artificio. Poi, mi sono affacciata e ho visto quell'uomo a terra e mi sono spaventata da morire''. Questa è la testimonianza di una donna che abita al secondo piano di uno stabile che si affaccia proprio sulla strada, dove è stato ucciso il boss. ''Quei colpi non finivano mai'', ha aggiunto, senza chiarire se ha visto chi ha premuto il grilletto.
Proprio come negli agguati ''vecchio stile'', l'unica differenza, le persone che fotografavano col videofonino la scena del delitto.

Nicolò Ingarao era uno dei boss emergenti che, secondo le ultime risultanze investigative, era ai vertici di Cosa nostra palermitana, uno dei capocosca che controllano il territorio, specificatamente il mandamento di Porta Nuova. Un boss emergente ma dalla ''biografia criminale'' comunque lunga: nel 1998, mentre era in carcere per scontare una condanna a sette anni per mafia, gli era stato notificato un ordine di custodia per l'uccisione di Giorgio Pecoraro, avvenuta nel 1995. Un omicidio ordinato dalla cosca di Porta Nuova per ''punire'' Pecoraro che faceva estorsioni senza l'autorizzazione di Cosa nostra. Ingarao aveva poi ricevuto nuovi ordini di custodia in carcere nell'ottobre 2005 e nel giugno 2006, durante l'operazione Gotha (leggi). In entrambe le occasioni era stato accusato di mafia ed estorsioni, chiamato in causa da dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia tra cui Francesco Famoso ed Emanuele Andronico.
Il 18 ottobre prossimo a carico di Ingarao si sarebbe aperto il processo che scaturisce proprio dall'indagine ''Gotha'' e in cui sono imputate altre otto persone, tra le quali il deputato regionale di Forza Italia, Giovanni Mercadante, accusato di associazione mafiosa (leggi).

L'omicidio di ieri allarma i pm. Dopo diversi mesi di ''calma'' a Palermo, durante i quali le armi della mafia avevano taciuto, ci sono stati due ''omicidi importanti'' nel giro di tre giorni. Questo e quella di Salvatore Vassallo, domenica scorsa, a San Giuseppe Jato, un tempo feudo dei fratelli Brusca.
L'omicidio di Ingarao ''denota certamente un'impennata nell'attuale situazione evolutiva di Cosa nostra'', ha spiegato il procuratore aggiunto Guido Lo Forte, della Direzione distrettuale antimafia. E il procuratore Francesco Messineo, pur avvertendo che ''è presto per parlare di una nuova guerra di mafia'', lo giudica ''un fatto molto preoccupante soprattutto vista la personalità criminale della vittima indicata come il capo di una famiglia mafiosa'': si è trattato infatti di una vera e propria esecuzione. ''C'è il rischio che al delitto Ingarao ne seguano altri nello stesso segno o come reazione dell'altra fazione'', ha dettoil procuratore di Palermo. ''Con la cattura di Provenzano - ha proseguito - poteva esserci o una continuità nella linea moderata o una fuga in avanti per tentare di modificare gli equilibri del territorio. E' presto per dire cosa accadrà ma siamo preoccupati''. ''Dietro il delitto Ingarao - ha aggiunto - potrebbe esserci la forte contrapposizione in corso fra il capo mafia detenuto Nino Rotolo e il boss latitante Salvatore Lo Piccolo legata al controllo del territorio di una zona della città, quella della Noce, appetibile in quanto ricca di attività commerciali. Ingarao potrebbe essere stato eliminato perché ritenuto vicino a Rotolo''. ''Quello avvenuto alla Noce - ha concluso Messineo - è il primo innegabile omicidio di mafia di un personaggio di grosso calibro degli ultimi tempi'', e ha infine aggiunto che ''non dovrebbero esserci correlazioni tra l'omicidio di Ingarao e quello di Vassallo avvenuto a S. Giuseppe Jato''.

E di possibili conseguenze del ''dopo Provenzano'' ha fatto intendere anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. ''A prima vista e salvo più approfondite considerazioni, si potrebbe trattare di un omicidio preventivo, quello di Nicolò Ingarao, per mantenere la situazione di completo controllo della città da parte di Salvatore Lo Piccolo''. ''Nell'operazione Gotha - ha affermato Grasso - in cui Ingarao era stato arrestato sulla base delle intercettazioni, era stato ancora una volta catturato proprio perché gli era stato affidato da Antonino Rotolo il compito di gestire in maniera operativa il mandamento di Porta Nuova. Un'interpretazione di mandato di cattura a catena gli aveva però fatto riacquistare la libertà e pertanto costituiva nell'ambito dei rapporti interni una probabile minaccia per chi volesse conquistare e consolidare il dominio assoluto sulla città di Palermo''.

Il procuratore nazionale antimafia, che si trova attualmente in Cile per illustrare le esperienze italiane nella lotta alla criminalità, in base a un programma dell'Onu, ha analizzato la situazione che si è venuta a creare a Palermo in seguito all'omicidio Ingarao. ''Occorre attendere - ha aggiunto Grasso - per comprendere se i superstiti della ditta 'Rotolo & C.' abbiano la forza o meno di reagire. Certamente le modalità operative in tutti i loro particolari ci fanno ripiombare in un clima sotto il profilo dell'ordine pubblico che che da un lato era prevedibile dall'altro avremmo voluto completamente evitare''.
Grasso ha inoltre sottolineato un punto interessante che riguarda i nuovi assetti di Cosa nostra e la potenza dell'ala militare della mafia a Palermo: ''Non sappiamo quanto il problema degli 'scappati', i mafiosi emigrati per sfuggire alla caccia dei 'corleonesi', possa influenzare ancora una volta gli equilibri interni di Cosa nostra. E non si può, del resto pensare, a una Cosa nostra che al suo interno abbia definitivamente sotterrato le armi''.

[Foto di Letizia Battaglia]

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14 giugno 2007

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