La malasanità

Si allunga la lista delle vittime della malasanità siciliana che in pochi mesi ha causato la morte di una decina di persone

14 novembre 2005

La lunga scia di vittime della sempre più sospettata malasanità in Sicilia sembra non volere avere fine. Sono troppi i casi gravi che hanno colpito la Regione, sotto il mirino della stampa e delle autorità in un fine estate e in un autunno segnati dalle morti di pazienti affetti da patologie lievi o bisognevoli di interventi definiti di routine. 
E' di questi giorni la notizia dell'ennesimo tragico caso avvenuto nell'Istituto materno infantile di Palermo, già teatro nel settembre scorso del decesso di un bambino di appena nove mesi che doveva essere sottoposto ad una operazione al palato e morto dopo sei giorni di coma, probabilmente a causa dell'anestesia.

Calogero Licari, 37 anni, operaio marmista, da circa un mese aspetta che la moglie, Anna Mangano, 34 anni, ricoverata nel reparto di rianimazione del Policlinico a Palermo esca dal coma. Coma sopraggiunto dopo avere partorito, il 20 ottobre scorso, con il taglio cesareo un bambino di tre chili e 450 grammi proprio all'Istituto materno infantile.
''Dopo la nascita di mio figlio - afferma il marito della donna - mi è stato comunicato che mia moglie aveva avuto un arresto cardiaco per choc anafilattico che avrebbe provocato un blocco respiratorio. Dalla gioia sono passato alla tragedia e dopo molte ore dal parto ho visto Anna intubata e priva di sensi''. ''Non riesco a capire cosa sia successo'', ripete scuotendo la testa.
Racconta il marito: ''Mia moglie ha avuto una gravidanza perfetta, senza alcun problema. Il 20 ottobre siamo andati all'Imi per fare un tracciato. Il parto era previsto per il 24, ma i medici l'hanno fatta entrare in sala operatoria alle 22 dello stesso giorno''. Poi dopo la nascita del bambino, che sta bene, Licari non ha avuto notizie per oltre due ore. ''Poi un medico e un rianimatore - racconta - mi hanno detto che mia moglie ha avuto un blocco respiratorio e un problema al cervello. Le hanno fatto una Tac e l'hanno ricoverata al reparto di rianimazione del Policlinico di Palermo''.

E da allora Calogero Licari ha aspettato fino a quando non ha deciso di lanciare un appello: ''Chiedo al ministero della Salute di aiutarmi per fare ricoverare mia moglie in un altro ospedale di alta specializzazione''. Licari spera che in un altro nosocomio le condizioni di sua moglie possano migliorare. ''Abbiamo fatto diverse richieste in vari centri della Sicilia e in altre parti d'Italia. A Messina, ad esempio, c'è un centro di riabilitazione per cerebrolesi e neurolesi. E' un tentativo disperato da percorrere se Anna sarà in condizioni di essere trasportata''.
Una richiesta accolta dal ministro della Salute Francesco Storace, che ieri pomeriggio ha annunciato, dopo un dialogo con Licari: ''La donna in coma sarà trasferita nel Centro neurolesi di Messina''. Storace ha assicurato inoltre ''la sollecita attenzione del ministero'' e ha chiesto ''l'invio dell'esposto presentato dal legale della famiglia palermitana''.
''A noi interessa che vi sia una maggiore attenzione nei confronti delle condizioni donna - ha detto l'avvocato Giuseppe Incardona, legale di Licari - e che le sia permesso di potere usufruire delle cure nei centri specializzati che non si pongano pregiudizi legati alla gravità del caso, e nel contempo ci auguriamo che le indagini della magistratura consentano di accertare le responsabilità mediche se sussistono''.
Intanto  la cartella clinica è stata sequestrata dai magistrati e tre medici dell'Imi sono stati indagati dalla procura dopo la denuncia presentata dallo stesso Licari con l'accusa di ''lesioni gravissime''.

E nei giorni scorsi, sempre a Palermo, all'ospedale Civico, un'altra morte sospetta si è aggiunta alla lunga lista.
Giuseppina Giambrone, 26 anni, sposata e madre di un bambino di un anno e mezzo, è morta dopo due ricoveri all'ospedale Civico di Palermo.
La donna era arrivata all'ospedale lo scorso 31 ottobre, con una febbre alta. I medici avevano parlato subito di una pleurite. Visto che le sue condizioni non miglioravano, i sanitari avevano deciso di trasferirla nel reparto di rianimazione dello stesso nosocomio. Dove, però, le era stata riscontrata una miocardite, ovvero un'infiammazione del cuore. Dopo poche ore, la giovane era deceduta. Giuseppina Giambrone era già stata ricoverata al Civico, lo scorso 18 ottobre. In quel caso aveva lamentato un dolore a una spalla, e anche allora i medici avevano parlato di pleurite.
I parenti della giovane donna hanno presentano una denuncia accusando i medici di "atteggiamento negligente". Per questo la Procura del capoluogo siciliano ha aperto un'inchiesta sulla vicenda, iscrivendo nel registro degli indagati undici medici dell'ospedale Civico, accusati di omicidio colposo, che lavorano nel reparto di pneumologia e in quello della II rianimazione.

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14 novembre 2005

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