La mancata protezione a Spatuzza divide l'Antimafia

Pd e Idv contro il sottosegretario Mantovano: un 'no' per influenzare il verdetto su Dell'Utri

07 luglio 2010

Duro scontro ieri in Commissione antimafia sul 'no' espresso dalla commissione del Viminale alla richiesta avanzata dalle procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, di concedere il programma speciale di protezione a Gaspare Spatuzza, il mafioso che ha parlato dei presunti contatti tra Giuseppe Graviano e Marcello Dell'Utri (LEGGI). Il 'no' della commissione presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano (ci sarebbero stati anche dei dissensi tra i componenti che sono garantiti per legge dall'anonimato) giunse pochi giorni prima della sentenza d'appello sul senatore Dell'Utri e questo fatto ha dato lo spunto a Pd e Idv di parlare di "giudizio volutamente politico".
Mantovano ha spiegato ieri mattina che il rifiuto al programma speciale (i familiari di Spatuzza hanno rinunciato, "lanciando così un segnale di dissociazione dal congiunto") è stato motivato solo dal fatto che dichiarazioni rilevanti e nuove sono arrivate fuori tempo massimo, sei mesi dopo il termine ultimo che deve conteggiarsi "dalla prima disponibilità data al magistrato a collaborare" e cioè tra il giugno e il dicembre del 2008. "Solo dopo - ha spiegato Mantovano - arriva il 'verbale illustrativo della collaborazione'".

Questa spiegazione della legge e dei criteri seguiti nella valutazione della richiesta su Spatuzza è stata duramente contestata dal Pd
, che ha lasciato l'aula della commissione prima della audizione. Infatti il Pd aveva chiesto di rinviare l'incontro con Mantovano perché mancano ai componenti dell'Antimafia documenti "essenziali", ha detto Laura Garavini, capogruppo del Pd nella commissione Antimafia, per valutare la scelta fatta dalla commissione amministrativa sui pentiti. Si tratta in particolare del verbale integrale della discussione della commissione e dei "verbali illustrativi" della collaborazione di Caltanissetta e Firenze mentre l'Antimafia ha, parzialmente, quello di Palermo. Su Spatuzza c'é stata quindi per il Pd una "scelta politica". "Sul caso Spatuzza il sottosegretario Mantovano ha svolto la sua audizione sulla base di dichiarazioni che i componenti della commissione Antimafia non potevano contestare" ha affermato Laura Garavini, replicando alle accuse del sottosegretario all'Interno, secondo il quale è 'singolare' la richiesta dell'esponente democratica di poter conoscere i verbali degli interrogatori di Gaspare Spatuzza. "Il sottosegretario sa bene - ha spiegato Garavini - che non gli abbiamo chiesto di violare nessun segreto. Noi abbiamo solo chiesto di poter tenere l'audizione dopo essere stati messi a conoscenza di tutta la documentazione di cui era in possesso il ministero dell'Interno: una richiesta elementare. Anche se i verbali sono ancora coperti da segreto, la Commissione, come Mantovano sa bene, può comunque averne copia, anche solo delle parti utili a contestare le affermazioni del sottosegretario sulle dichiarazioni di Spatuzza, in particolare quelle sui rapporti della mafia con l'economia e la politica a Milano". "Il documento redatto dal ministero dell'Interno, invece, è pieno di elementi confusi - ha sostenuto l'esponente Pd - e usa in modo strumentale e parziale i documenti disponibili fino ad ora. E' ovvio che sul punto più delicato, il contenuto dei verbali illustrativi, non possiamo solo basarci sulla parola del sottosegretario. Visto anche che, in maniera molto discutibile, ha deciso di rendere pubblico, senza che nessuno lo avesse richiesto, il verbale della delibera con cui ha negato la protezione a Spatuzza, espressamente anche quello coperto da segreto". L'intento sarebbe stato quello di influenzare il verdetto su Dell'Utri arrivato pochi giorni dopo il 'no' a Spatuzza minando la sua credibilità e dando un segnale di ammonimenti ad altri mafiosi.

Per l'Italia dei valori è proprio la legge ad escludere le deposizioni su fatti saputi da altre persone, in questo caso Giuseppe Graviano, da quelle che debbono essere fornite subito e tassativamente entro 180 giorni dall'inizio della collaborazione. L'Idv contesta alla radice i criteri di conteggio indicati da Mantovano dicendo che il sottosegretario "ha mentito sapendo di mentire. Mantovano si è prestato ad un gioco più grande di lui per motivi inconfessabili", ha detto Antonio Di Pietro insieme a Luigi Li Gotti. Ecco perché ci sarà una mozione sull'argomento alla Camera. Il sottosegretario ha replicato che lui si è limitato "ad applicare la legge: se il Parlamento la cambiasse rivedrei subito quella decisione".
Ma l'Idv, carte alla mano, lo ha incalzato: "E' una lettura falsa della legge. Mantovano lo sa. L'inizio della collaborazione di Spatuzza data non da giugno a dicembre del 2008 ma dal dicembre 2008 al giugno 2009. E il verbale su Graviano entrerebbe comunque in quell'arco di tempo in cui il collaboratore è tenuto a raccontare tutto quello che ha fatto e saputo direttamente anche se la legge non prevede che questo obbliga valga, come in questo caso, per le notizie apprese da altre persone".

[Informazioni tratte da Ansa, Apcom]

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07 luglio 2010

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