LA MEGLIO GIOVENTU'

Il film di marco Tullio Giordana premiato a cannes nella sezione ''Un certain regard''

25 giugno 2003




Noi vi consigliamo di vedere...
LA MEGLIO GIOVENTU'
di Marco Tullio Giordana

La meglio gioventù racconta la storia di una famiglia italiana dalla fine degli anni sessanta ad oggi. Al centro della vicenda due fratelli: Nicola e Matteo. Che all'inizio condividono stessi sogni, stesse speranze, stesse letture e amicizie, finchè l'incontro con una ragazza psichicamente disturbata (Giorgia) non preciserà il destino di entrambi: Nicola deciderà di diventare psichiatra, Matteo di abbandonare gli studi ed entrare in polizia.
Senza volerlo i nostri personaggi inseguiranno le loro passioni inciampando nella Storia, cresceranno, si faranno male, torneranno a illudersi e spendersi di nuovo. Come succede a tutti. La meglio gioventù - titolo di una raccolta di poesie friulane di Pasolini ma anche di una vecchia canzone degli alpini- è l'affresco di una generazione che - nelle sue contraddizioni, nelle furie ora ingenue ora violente, nella voce grossa e qualche volta stonata- ha cercato di non rassegnarsi al mondo così com'era ma di lasciarlo un poco migliore di come l'ha trovato


Distribuzione 01 Distribution
Durata 366'
Regia Marco Tullio Giordana
Con Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Sonia Bergamasco
Genere Drammatico


La critica
"La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana è così ambizioso e fuori misura che poteva rovinarsi con le proprie mani. Il rischio, avvertibile nella prima parte, era l'effetto-Bignami, la ricapitolazione guidata dal senno di poi, la creazione di figure-simbolo che anziché fare la Storia, ricreandola per così dire in diretta, ne erano agite . Personaggi-funzione insomma, presi in ostaggio dall'esigenza di trovare una sintesi e attraversare tutte le strettoie, inerpicarsi su tutte le vette, affrontare tutte le crisi degli ultimi quarant'anni. Per aggirare questi rischi Giordana e gli sceneggiatori Rulli e Petraglia hanno puntato con intelligenza su due opzioni di fondo. Primo: non dare spiegazioni, non cercare cause e ragioni, rifiutare l'astrazione per restare addosso ai volti, ai corpi, ai sentimenti, perché di questo sono fatte le storie con cui poi si scrive la Storia. Non chiedersi troppi perché dunque, ma precisare sempre i come. Secondo: strutturare l'intera vicenda, con tutte le sue ramificazioni, come una storia di famiglia. (...) Da una materia simile in America avrebbero tratto un musical. In Italia, patria di Verdi, non poteva essere che un melodramma. Un gran bel melodramma che ci permette di fare i conti con noi stessi (col nostro passato). E di fare la pace". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 giugno 2003)

"Arrivare a una qualche verità attraverso il romanzo, arrivare al quadro storico attraverso le vicende private. Arrivare all'ottimismo attraverso la stoica accettazione delle tragedie e dei dolori. Questi sono gli obiettivi che di solito si pone solo la grande letteratura. Il cinema, molto meno; e la televisione, mai. Donde la lieta sorpresa de 'La meglio gioventù' di Marco Tullio Giordana, una straordinaria impresa produttiva di Angelo Barbagallo che sulla scia di 'Heimat' di Reisz sfida le abituali formule confidando nel flusso di un'appassionante materia narrativa. Tra le novità dell'operazione c'è anche quella che potremmo definire la 'separazione delle carriere' perché nei titoli Sandro Petraglia e Stefano Rulli firmano da soli il copione e Giordana la regia. Una soluzione apparentemente anti-autoriale, tale da mettere in crisi gli ortodossi della Nouvelle Vague, ma utile a dimostrare che in qualsiasi bel film c'è posto per vari autori". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 21 giugno 2003)

"Quello che fecero per il nostro cinema gli sceneggiatori Rodolfo Sonego con 'Una vita difficile' di Dino Risi e Age e Scarpelli con 'Ceravamo tanto amati' di Ettore Scola, hanno fatto per la nostra migliore tv Stefano Rulli e Sandro Petraglia già una prima volta con 'La vita che verrà' (1999, regia di Pasquale Pozzessere) proseguendo, oggi, cronologicamente a partire da dove quel racconto si fermava. Cioè ideare e scrivere un romanzo popolare della vita collettiva di una generazione italiana. Quella, in 'La meglio gioventù', di chi aveva vent'anni nel 1968. Con il decisivo tocco di un regista eclettico e sensibile, intelligente e appassionato. (...) Un 'bravi' generale agli interpreti con una menzione speciale per Andrea Tidona, Maya Sansa e Claudio Gioè. E la più grande soddisfazione per il respiro di un disegno che dimostra la vitalità del cinema quando sa dirci (e scommettiamo che altrettanto saprà fare Marco Bellocchio con 'Buongiorno notte' sull'assassinio di Moro?) che 'la storia siamo noi'". (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 21 giugno 2003)

Note
Vincitore della sezione "Un certain regard" al 56° Festival di Cannes 2003. Premio "Città di Roma - Arc-En-Ciel". Il film esce nelle sale diviso in due parti da due ore e mezza l'una


Fonte: primissima.it / cinematografo.it

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25 giugno 2003

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