La passione

Grande omaggio alla grande Commedia all'italiana: disperati e cialtroni, irresistibilmente simpatici e attenti alla dignità

23 settembre 2010

Noi vi consigliamo...
LA PASSIONE
di Carlo Mazzacurati

Le tragicomiche vicende del regista Gianni Dubois, ex promessa del cinema che finalmente, dopo anni di faticosi contatti con agenti e produttori senza scrupoli, riesce a ottenere la sua grande occasione: dovrà infatti scrivere e girare un film la cui protagonista assoluta sarà una giovane e popolarissima attrice televisiva. Gianni, però, verrà assalito da una tremenda crisi creativa e ad arrecare ulteriori disagi interverranno una serie di ricatti causati da un problema edilizio nella sua casa in Toscana.

Anno 2010
Nazione Italia
Produzione Domenico Procacci per Fandango in collaborazione con Rai Cinema
Distribuzione 01 Distribution
Durata 105'
Regia Carlo Mazzacurati
Soggetto e Sceneggiatura Umberto Contarello, Doriana Leondeff, Marco Pettenello, Carlo Mazzacurati
Fotografia Luca Bigazzi
Con
Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti, Cristiana Capotondi, Stefania Sandrelli, Kasia Smutniak
Genere Commedia


In collaborazione con Filmtrailer.com

La critica
"Gran sceneggiatura (...). Sublime Giuseppe Battiston (...) una commedia perfetta."
Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio'

"Può un film strappare risate sincere e allo stesso tempo sbadigli? "La Passione" di Carlo Mazzacurati ci riesce. Ed è un peccato. Dopo una prima parte divertente, scoppiettante, con trovate riuscite verso la fine diventa una triste farsa paesana della Passione. (...)"
Luca Mastrantonio, 'Il Riformista'

"(...) E' uno stranissimo film, come quasi sempre i film di questo regista fuori dagli schemi. (...) sotto la commedia si nasconde una domanda di quelle tostissime: cos'è oggi, per noi, il Sacro? (...) Il film è anche uno sguardo ironico sul nostro cinema che non sa più a quale santo votarsi. (...)
Alberto Crespi, 'l'Unità'

"(...) E' una commedia con più di uno spunto divertente dove non tutto marcia come dovrebbe (...). (...) ci sono scene divertenti ma tutte danno in qualche modo l'impressione di essere appiccicate alla trama, di vivere slegate le une alle altre (...)"
Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera'

"(...) Commedia amara italiana divertente e intelligente (...)
Lietta Tornabuoni, 'La Stampa'

"La passione è un’opera dal sapore artigianale in parte autobiografica che alterna momenti felici (meraviglioso il refuso nel testo dell’ultima cena: «Prima che il gatto canti, mi tradirai tre volte») a gag prevedibili (il divano-letto che non si vuole aprire)."
Maurizio Caverzan, 'il Giornale'

"Una banda di disgraziati, un'accozzaglia di cialtroni, un raccogliticcio gruppo di tipi votati alla sconfitta. Ma qualcosa in fondo a loro li fa sentire uniti e uomini, li costringe almeno per il soffio di un momento a riscattare la propria dignità. Vi suona? È quello che avete già visto, riso e pianto, parecchie volte nel cinema italiano. I soliti ignoti, La grande guerra, I compagni, L'armata Brancaleone. I film di Mario Monicelli. Carlo Mazzacurati, come Paolo Virzì, cura con la passione (già, La Passione, recita il titolo: più "parola chiave" di così) di un figlio riconoscente ma anche deciso a fare di testa sua l'eredità che gli è toccata. Che si è scelta. Silvio Orlando è (come nel Caimano) un regista fuori corso e fuori mercato, fuori tutto e insomma alla canna del gas. Si chiama Gianni Dubois. Mentre spunta la miracolosa e pietosa offerta di ideare una storia per una divetta televisiva (Cristiana Capotondi) decisa a farsi nobilitare dal grande schermo, succede che Dubois deve scapicollarsi nel bel paesino toscano dove, chissà come lui così spiantato, possiede una bella casetta antica. L'impianto idrico fatiscente della bella casetta confina purtroppo con la parete affrescata del duomo. Con il più disarmato dei sorrisi e le più accattivanti professioni di ammirazione per lui, la sindachessa (Stefania Sandrelli) e l'assessore (Marco Messeri) lo ricattano: o "il maestro" si presta ad allestire l'annuale e consueta sacra rappresentazione del Venerdì Santo oppure parte una denuncia alle Belle Arti. Mancano cinque giorni. Disperato, Dubois, dice sì. Arrampicandosi sugli specchi con quelli che aspettano la storia per la divetta e che lo trattano come una merda. Il materiale umano a disposizione è quello che è. Il più cane di tutti è la star della tv locale (Corrado Guzzanti), attore cane che recita da cane anche le previsioni del tempo, suo cavallo di battaglia. Dovrà essere lui (ma, colpo di scena finale, non sarà) Gesù. La svelta camerierina polacca del bar (Kasia Smutniak) teneramente attratta dallo sgualcito Dubois, farà la Maddalena. Fido assistente sarà Ramiro (Giuseppe Battiston più grande che mai), ex galeotto conosciuto da Dubois quando il regista ha tenuto un seminario in carcere, provvidenzialmente incontrato mentre gira da queste parti con un suo miserevole spettacolino di strada. Si può immaginare il vortice di malintesi. E si può immaginare il sentimento di Dubois, schifato per essere finito tanto in basso. Ma ci siamo. La processione deve partire, le strade e le stazioni dove la processione si fermerà per rappresentare i vari quadri, inclusi ovviamente l'Ultima Cena e il Golgota, sono gremite di gente. L'attore cane è fuori uso dopo un incidente. C'è da sostituire Gesù. L'abbraccio tra Orlando e Battiston porta in sé la commozione e la solidarietà dell'ultimo estremo gesto che affratella i fanti infingardi Busacca e Jacovacci. Non cambieranno le loro vite, tantomeno cambierà la Vita e la Storia. Ma una luce, un lampo di riscatto c'è stato e resterà indimenticabile. Non è un "film serio", è tutto per scherzo. Ed è tutto così mediocremente rinchiuso dentro la futilità del fare spettacolo, oltretutto a livelli meno che bassi. Ma Il Grande Dittatore non era uno scherzo? E Vogliamo vivere di Lubitsch non era una pagliacciata? Un bel film dedicato a tutti coloro che "ci mettono l'anima". Di qualsiasi cosa si tratti, è una questione di principio. E di dignità."
Paolo D'Agostini, 'la Repubblica'

In concorso alla 67ma Mostra internazionale del cinema di Venezia (2010).

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23 settembre 2010

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