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La prima capitale dell'Italia Unita...

Domani a Salemi la visita del Capo dello Stato. Salemi, città dei pani, del dialogo tra religioni, dell’arte e della letteratura...

10 maggio 2010

Domani, martedì 11 maggio 2010, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sarà a Salemi. La visita ufficiale fa parte delle iniziative per la celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. La visita del Presidente si concluderà in Piazza Alicia dove il sindaco Vittorio Sgarbi porgerà il saluto a nome della Città e lo studioso Michele Ainis farà un intervento sul valore della Costituzione.
In serata, a Villaragut, una delle più antiche e prestigiose dimore nobiliari della città, si terrà un cocktail di gala al quale saranno presenti circa 500 invitati provenienti da numerose regioni d’Italia. In occasione della visita di Napolitano, infatti, giungeranno a Salemi centinaia di personalità del mondo della politica, della cultura e dell’imprenditoria che hanno accolto l’invito di Vittorio Sgarbi.

La Storia di Salemi e l’Unità d’Italia - Salemi è stata la prima capitale d’Italia. Il 14 maggio del 1860, poche ore prima della celebre battaglia di Pianto Romano tra i "Mille" di Giuseppe Garibaldi e l’esercito borbonico, il Generale, dalla sede del Palazzo Municipale (lo stesso, da poco restaurato, che visiterà il Capo dello Stato), nominandosi "Comandante in capo delle forze nazionali in Sicilia", emanò un decreto in cui dichiarava di assumere i poteri della Dittatura in nome del re Vittorio Emanuele II°. Con un altro decreto ordinò "la leva in massa di tutti gli uomini validi dai 17 ai 50 anni", istituendo la Milizia Nazionale. Salemi fu dunque il primo paese ad inalberare il tricolore.
La notte tra il 13 e il 14 maggio Garibaldi fu accolto nel Palazzo del Marchese Gaetano di Torralta, da poco restaurato, la cui riapertura al pubblico è prevista il 14 maggio.
Di queste notizie vie è testimonianza in numerosi libri.
Giuseppe Cesare Abba nella "Storia dei Mille" scrive: «A levata di sole, il giorno appresso che era domenica, la colonna si mise in cammino… verso Salemi. La salita lassù fu faticosissima, però quando le compagnie vi giunsero, provarono un forte compiacimento. Tutta la gente aspettava gridando: "Garibaldi ! Garibaldi !... Le campane squillavano a festa e una banda suonava delle aree eroiche. Via via che le compagnie giungevano nella piazza si trovavano avvolte da uomini, da donne, persin da preti; e tutti abbracciavano, molti baciavano, molti porgevano boccali di vino e cedri meravigliosi… Intanto gli artiglieri avevano già impiantato una sorta di officina, dove lavoravano a costruir gli affusti per i cannoni di Orbetello…»
Ancora Abba, nel libro nel libro "Da Quarto a Volturno. Noterelle di uno dei Mille" nella cronaca della giornata del 13 maggio del 1860: «…Quando muovemmo dal campo di Rampingallo eravamo aggranchiti per aver dormito là come capitammo… arrivando fummo accolti da una folla d’uomini, di donne, di fanciulli. Quasi non si sentiva la banda che suonava il trionfo…»
Nello stesso libro, nella cronaca della giornata del 14 maggio 1860 a Salemi, Abba annota: «Il Generale ha percorso la città a cavallo. Il popolo vede lui e piglia fuoco… Il Generale ha assunto la Dittatura…»

Riapertura del Palazzo Municipale - Mostra «La Sicilia, il suo cuore», ritratti d’autore di Leonardo Sciascia - Il Presidente Giorgio Napolitano arriverà a Salemi alle 12,40 nella Piazza antistante il Municipio, là dove Garibaldi nel 1860 assunse i poteri della Dittatura. Qui la banda musicale intonerà l’inno d’Italia. Saranno presenti, simbolicamente, 1000 ragazzi in camicia rossa.
Subito dopo sotto l’androne del Palazzo Municipale il Presidente scoprirà una lapide commemorativa del 150° voluta da Vittorio Sgarbi.
A seguire l’inaugurazione della mostra fotografica dal titolo «La Sicilia, il suo cuore», ritratti d’autore di Leonardo Sciascia, in collaborazione con l’omonima Fondazione.
La visita di Napolitano coincide con la riapertura del Palazzo Municipale fino ad oggi chiuso per lavori di ristrutturazione.
Da Piazza Dittatura Napolitano si sposterà in via D’Aguirre per inaugurare il Museo del Risorgimento, il Museo della Mafia e la mostra "Paesaggi d’Italia" in collaborazione con il FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano.

IL MUSEO DEL RISORGIMENTO - Costituito nel 1860, riapre dunque al pubblico martedì 11 maggio nella ricorrenza del 150° dell’Unità d’Italia. E’ allocato in quello che un tempo fu il Collegio dei Gesuiti. Il Museo, con nuovi allestimenti, ripropone le vicende che a partire dalla rivoluzione del 1848 hanno portato alla nascita di uno Stato unitario nella forma di Monarchia costituzionale guidata da Vittorio Emanuele II.
E’ diviso in due sezioni, il 1848 e il 1860, all’interno delle quali sono esposte in maniera organica le fonti documentarie tratte dall’Archivio Storico Comunale di Salemi, che evidenziano il ruolo fondamentale avuto dalla città di Salemi e dai suoi concittadini che hanno partecipato con ruoli e funzioni diverse al percorso risorgimentale e all’ingresso il 14 maggio 1860 di Giuseppe Garibaldi e dei suoi "picciotti" in città, dove non a caso, viene proclamata la Dittatura in nome di Vittorio Emanuele II Re d’Italia.
Il Museo è arricchito da una collezione di sciabole, fucili, baionette, trizzalore del periodo e da tele raffiguranti alcuni dei "picciotti" salemitani che si unirono a Garibaldi accompagnandolo nella sua impresa. Presenti anche alcune tele di "decurioni" che con deliberazione del Consiglio civico del 14 maggio 1860, nell’aderire alla causa nazionale, con l’unanimità di voti manifestarono al Generale Giuseppe Garibaldi riconoscenza per avere spontaneamente assunto la difesa della Sicilia, e di pregarlo a volere prendere la Dittatura del paese per assicurarne l’ordine e la libertà, cacciando i satelliti del dispotismo Borbonico.

IL MUSEO DELLA MAFIA - Nato da un’idea di Vittorio Sgarbi, occuperà inizialmente undici sale del 1° piano del Collegio dei Gesuiti, situato in via D’Aguirre, nel pieno centro storico della Città di Salemi.
Oliviero Toscani ne ha studiato il logo: una macchia di sangue a forma di Sicilia. La direzione artistica è stata affidata a Nicolas Ballario, gli allestimenti e la progettazione all’artista Cesare Inzerillo, mentre il coordinamento generale a Elisabetta Rizzuto.
Il percorso museale inizierà con dieci stazioni, dieci cabine elettorali dentro ognuna delle quali viene trattata Cosa Nostra legata a vari elementi: dalle stragi al rapporto con la religione, dalle intimidazioni alla gestione dell’energia e dell’acqua. E poi ancora il carcere, il ruolo della famiglia, la politica, l’informazione, la sanità.
Poi si passerà alla sala «Palermo felicissima», dentro la quale Cesare Inzerillo ha riprodotto un vero e proprio abuso edilizio, che culmina nella mummia di un morto ammazzato dalla mafia incastonata in un pilone di cemento. Ai lati del tunnel, da una parte le fotografie della Palermo devastata dall’edilizia selvaggia, dall’altro le immagini di quando poteva dirsi una delle città più belle del mondo.
Continuando si troverà una sala allestita interamente con sculture di Inzerillo, altre mummie, cadaveri legati a Cosa Nostra che sembrano ancora aggrappati ad una vita presunta.
Nelle sale successive un labirinto conduce alla storia cronologica di Cosa Nostra attraverso la riproduzione di centinaia di prime pagine di quotidiani riportanti i più significativi eventi di mafia degli ultimi 150 anni.
Poi la sala delle pale eoliche: un manto erboso anziché un pavimento, che sembrerà continuare naturalmente attraverso le proiezioni che abbracceranno tutte le pareti, con i paesaggi devastati dall’eolico, impresa nella quale la mafia si è riciclata e continua indisturbata e silente i suoi affari.
Nelle tre sale dedicate alle mostre temporanee, un’esposizione di Patrick Ysebaert, pittore fiammingo che ha riprodotto in ottanta opere le più celebri vittime della mafia, ritraendole in momenti della Sicilia di oggi che continua a vivere; e ancora la mostra di Gaspare Mutolo, tra i più importanti pentiti della storia di Cosa Nostra, che attraverso dieci opere racconta la Sicilia vista da mafioso prima, da carcerato poi e infine da uomo libero. In una intervista riprodotta all’interno del Museo, Mutolo racconta dei quadri che dipingeva a nome del boss Luciano Liggio.
Al termine del percorso, nella sala espositiva del Museo, si vedranno documentari e interviste dei protagonisti della storia di Cosa Nostra. Gli allestimenti sono stati curati da Salvatore Denaro e Chiara Donà dalle Rose.

E a proposito del Museo della Mafia...
"METTIAMO LA MAFIA IN UN MUSEO PERCHÈ VOGLIAMO IMMAGINARLA MORTA"
Il Museo della Mafia che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inaugurerà domani a Salemi sarà dedicato a Leonardo Sciascia. «Sciascia - ha detto Sgarbi - è stato il simbolo di un’antimafia non retorica». «Il Museo – ha spiegato ancora il sindaco di Salemi – è nato due anni fa su suggerimento di Francesca Traclò della Fondazione Rosselli, L’allora assessore alla Cultura Peter Glidewell me ne prospettò la realizzazione. La città che lo doveva ospitare non era Salemi, ma Corleone. Solo che lì, nella città di Provenzano e Riina, hanno avuto paura della parola "museo" e l’hanno fatto diventare un noioso "Centro di documentazione per la lotta alla mafia", che non è certo un novità».
«Oliviero Toscani
– ha raccontato Sgarbi - aveva delle riserve sull’uso della parola "museo", sostenendo che i musei sono una cosa morta e che invece occorreva fare una cosa viva. Il Museo indica certamente con una linea netta ciò che è stato. Noi però abbiamo pensato ad un Museo perché vogliamo immaginare la mafia morta, sconfitta. Del resto si fa un museo dell’Olocausto non perché ci sono ancora i nazisti e i campi di concentramento, ma per dire che occorre prendere le distanze dal male. Ecco, il nostro Museo della Mafia significa questo: prendere le distanze dalla mafia, dal male. Le mie idee, da questo punto di vista, sono specchiate nel pensiero di Sciascia».
L’allestimento del Museo è stato curato da Nicolas Ballario che dirige, tra l’altro, il «Laboratorio della Creatività» di Vittorio Sgarbi. Le installazioni a forma di cabina elettorale che costituiscono la parte più significativa del Museo della Mafia sono state realizzate dall’artista siciliano Cesare Inzerillo. «E’ un artista – spiega Sgarbi - che vede il mondo dalla parte della morte e dei morti. Le sue mummie sono simili a quelle delle catacombe dei Cappuccini di Palermo. Inzerillo è come Tadeusz Kantor che vede la "classe morta"».

Sgarbi ha poi parlato del museo "gemello" di Las Vegas: «Intanto loro hanno fatto solo un annuncio, noi il museo lo inauguriamo martedì 11 maggio. La nostra idea è nata in tempi non sospetti, due anni fa. Un museo della mafia, del resto, non può che essere in Sicilia. Le altre sono buone imitazioni. La differenza è che loro spendono 42 milioni di dollari e noi poche migliaia di euro».
Sgarbi ha infine trovato una soluzione per dirimere la querelle con i familiari dei cugini Nino e Ignazio Salvo che hanno chiesto al sindaco, tramite la formale richiesta di un legale, di non inserire immagini o riferimenti ai propri congiunti perché mentre Nino Salvo non ha mai subito alcuna condanna (è morto in una clinica di Bellinzona mentre si stava celebrando il maxi processo), Ignazio – ucciso da Cosa Nostra – è stato condannato solo in primo grado. «No, non farò alcuna censura. Risolvo la questione - ha spiegato Sgarbi - in modo salomonico. I Salvo saranno certamente nel Museo; la novità è che ci sarò anch’io. Ovvero, ci saranno i pannelli con le pagine dei giornali in cui si racconta dell’indagine per mafia su di me e Tiziana Maiolo avviata dalla procura di Reggio Calabria nel 1995. Era quello un errore clamoroso. Tanto che il Procuratore Vigna prese in mano la vicenda e archiviò tutto. Ma per 8 mesi sono stato anch’io mafioso. Diceva Montaigne: devo parlare dell’uomo, quindi parlo di me stesso. Nel Museo della Mafia, dunque, se ci sono i Salvo, ci posso stare anche io. Loro da cittadini, io da sindaco, con storie ovviamente diverse. Sui Salvo il giudizio giornalistico è stato negativo, sul piano delle verità molte cose certamente non sono state dette o non si conoscono»

E ancora su Salemi e la mafia...

«SALEMI PRIMO COMUNE DEMAFIZZATO»
«Salemi primo comune demafizzato». E’ questo il singolare messaggio di benvenuto al Capo dello Stato Giorgio Napolitano che campeggia su un pannello posto lungo la statale che dall’autostrada A29 conduce a Salemi, la cittadina siciliana amministrata dal 2008 da Vittorio Sgarbi. A commissionarlo è stato lo stesso sindaco.
Altri pannelli, collocati lungo la statale, recano questi messaggi: «Salemi prima capitale d’Italia», «Salemi città dei pani», «Salemi città del dialogo tra religioni», «Salemi la città dell’arte e della letteratura», «Salemi città internazionale del cinema indipendente», «Salemi capitale provvisoria del Tibet», «Salemi città del museo della mafia», «Salemi città del benedivino».
I messaggi contenuti nei pannelli rimandano all’intensa attività culturale e sociale promossa nella cittadina siciliana da quando alla sua guida c’è il critico d’arte Vittorio Sgarbi. Non a caso l’ultimo cartello, posto proprio all’ingresso della città, recita così: «Salemi la città di Sgarbi».

 

 

 

 

 

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10 maggio 2010
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