La prima volta in Sicilia

Una banda di extracomunitari dietro la rapina in una villa di Taormina, finita in tragedia

13 settembre 2005

AGGIORNAMENTO
Taormina, 13 set 16.53: rapina in villa, arrestati 9 presunti banditi
La polizia ha fermato nove presunti componenti del commando che ha assaltato la villa di Pancrazio Muscolino, uccidendolo, a Taormina. Lo conferma il procuratore di Messina, Luigi Croce.
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Non sono mai state ''Cosa Nostra'' le rapine in villa, realtà criminale ''tipica'' delle regioni del nord-est, tanto che quella subìta da un intera famiglia in una villa di Taormina, in cui è stato ucciso il proprietario, Pancrazio Muscolino, è diventata una rapina ''unica'' nella storia della criminalità siciliana.
Mai nessun caso registrato nel messinese o nel resto della Sicilia di bande criminali che entrano nelle ville con i proprietari all'interno per svaligiarle, conferma che arriva dal procuratore di Messina Luigi Croce (per anni magistrato a Palermo). E proprio l'anomalia del raid nella villa di Muscolino, con banditi pronti all'uso delle armi, fa ipotizzare che ad agire possa essere stata una banda formata da persone non siciliane.

L'irruzione nella villa di contrada Chianchitta è avvenuta intorno alle 3.30, cogliendo la famiglia del commerciante nel sonno. I banditi, in tutto otto e ''con accento straniero'' secondo quanto raccontato da un famigliare, hanno ingaggiato un conflitto a fuoco col proprietario e lo hanno ucciso. La vittima è Pancrazio Muscolino, 44 anni, titolare del supermercato Sigma di Giardini-Naxos (località balneare del messinese) sposato e padre di due ragazzi ventenni, è stato centrato da un colpo di pistola calibro 9 esploso da uno dei rapinatori.
Nella sparatoria è stato ferito lievemente il figlio 18enne del commerciante: non è grave ed è ricoverato all'ospedale di Taormina. Uno dei rapinatori avrebbe puntato l'arma anche verso la figlia di 7 anni, probabilmente per far desistere il padre dal tentativo di resistenza.
Il commando prima di fuggire ha portato via gioielli, e armi regolarmente denunciate dalla vittima, poi abbandonati nel parco della villa.
Prima di cadere, Muscolino è riuscito però a colpire uno dei componenti della banda.
Il cadavere di un extracomunitario è stato infatti trovato all'alba dalla polizia, nella spiaggia di Villafranca Tirrena (ME), a 70 chilometri dall'abitazione del commerciante ucciso. Il corpo senza vita, ucciso da un colpo d'arma da fuoco alla schiena, e probabilmente scaricato dal commando dopo la sparatoria in villa, è di un nomade croato con precedenti penali e domiciliato ad Agrigento.

Subito i carabinieri hanno cominciato una gigantesca caccia all'uomo, che sembra stia per concludersi in queste ore a Salerno.
Sembrano, infatti, essere i killer del commerciante i due fuggitivi inseguiti dalle forze dell'ordine da questa mattina. Un'auto, immatricolata in Sicilia, con a bordo due uomini è stata intercettata sulla Salerno-Reggio Calabria nel tratto che attraversa il comune di Sala Consilina e inseguita fino a Vietri sul Mare; i malviventi hanno, poi, imboccato il casello di uscita e il viadotto Gatto, raggiungendo un parcheggio sottostante il Baia Hotel. Qui i due uomini hanno abbandonato il veicolo e sono fuggiti a piedi lungo la scogliera che costeggia il vicino porto commerciale, sempre inseguiti dalle forze dell'ordine che hanno sparato alcuni colpi a scopo intimidatorio. Al momento tutta la zona del porto è isolata e gli uomini del gruppo interforze stanno tentando di raggiungere i due fuggitivi.

Rapine in villa: la prima volta della Sicilia
Si tratta di una rapina anomala, in una provincia controllata dalle cosche, dove non era mai accaduto un episodio del genere. A cavallo della fine degli anni '60 e '80 vi furono sequestri di persona a scopo estorsivo in Sicilia (tra cui Vassallo, Traina, Fiorentino, Cassina, Corleo, Mandalà, Madonia,) ma poi i capi di Cosa nostra decisero che questo business doveva cessare e andava svolto fuori dalla Sicilia dove le battute e le indagini di carabinieri e polizia infastidivano altri affari lucrosi.
Il rapimento di Alessandro Dumas, e di Daniela Cocco, entrambi figli di ricchi commercianti, in anni più recenti, sono stati fatti da persone che non avevano ruoli di spessore nella criminalità e che non sono riusciti nel proprio intento: i rapiti sono stati liberati e i sequestratori arrestati.
Il rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo, sequestrato a 9 anni e poi ucciso, figlio del mafioso pentito Santino, fu eseguito dai boss corleonesi per costringere il padre a ritrattare.
Proprio l'anomalia del raid nella villa di Muscolino, con banditi pronti all'uso delle armi, fa ipotizzare che ad agire possa essere stata una banda formata da persone non siciliane. La mafia sa bene che può ottenere di più da un commerciante come Muscolino imponendogli il pizzo, la tangente mensile, invece che entrando in casa e portando via qualche centinaio di migliaia di euro sotto forma di gioielli. Il rischio è minore e il guadagno ben più alto nel corso del tempo.

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13 settembre 2005

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