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La protesta delle 100 città

Contro la riforma scolastica del ministro Gelmini un solo slogan: ''Non è che l'inizio''

11 ottobre 2008

Chiesta la fiducia per il pacchetto scuola del ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini (LEGGI), la Camera nei giorni scorsi l'ha accordata. Il testo passerà quindi al vaglio del Senato, dove dovrà essere convertito in legge entro il 31 ottobre.
E se il Parlamento lo ha approvato, il decreto Gelmini è stato invece bocciato dal mondo della scuola che, già sceso in piazza ieri, prepara e annuncia un autunno caldo, di proteste, scioperi e battaglie. Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda hanno deciso che il 30 ottobre sarà la data dello sciopero generale del settore, mentre giorno dopo giorno si moltiplicano le iniziative spontanee di protesta, le occupazioni, le 'notti bianche', dal Nord al Sud della penisola.

Ieri gli stuenti italiani sono scesi in piazza in ben 100 città. "NON E' CHE L'INIZIO": questo striscione che ha aperto i cortei organizzati dall'Unione degli studenti contro il decreto Gelmini. Manifestazioni a suon di musica, con tanti ragazzi che hanno portato chitarre, tamburi e fischietti "per suonarle alla Gelmini". Trecentomila i giovani che hanno aderito secondo l'Uds che ha fornito dati dettagliati anche per le singole città: a Roma in 40.000 hanno preso parte alla manifestazione, 30mila a Milano, 40mila a Napoli e altrettanti a Torino, 15mila a Salerno, Firenze e Genova, 10mila a Bologna, Bari e Trieste, 2mila a Brindisi, 3mila a Bergamo. Altre centinaia anche nelle città siciliane e in tante altre città.

Gli studenti sono scesi in piazza per protesta contro il ministro dell'Istruzione e per replicare con ''5 NO'' alle innovazioni e ai provvedimenti più contestati: i tagli per 8 miliardi di euro all'istruzione con la conseguente riduzione del personale docente e non, il maestro unico, l'abbassamento dell'obbligo scolastico dai 16 anni ai 14, i finanziamenti alle strutture private e il voto in condotta. L'Unione degli studenti, che ha promosso la protesta, ha reso noto che il 30 ottobre sarà di nuovo in piazza accanto ai lavoratori delle scuole nello sciopero generale proclamato dai sindacati. La mobilitazione degli studenti, ha concluso l'Uds, culminerà nella settimana del 17 novembre, giornata internazionale di mobilitazione studentesca. In molte città, le manifestazioni si sono svolte insieme agli studenti universitari (Udu), anch'essi critici verso le iniziative dell'esecutivo nei confronti degli atenei; contestano, in particolare, il numero chiuso, il blocco delle assunzioni, le poche risorse.

A Palermo gli studenti si sono dati appuntamento in piazza Politeama, da lì è partito il corteo verso la prefettura, a suon di musica e slogan scanditi o impressi sugli striscioni, per chiedere un incontro con il prefetto Giancarlo Trevisone, cui hanno chiesto di farsi portavoce del malessere della scuola e degli studenti palermitani. Promotori della manifestazione sono stati la Rete Degli Studenti e i Giovani Comunisti che hanno parlato di "demolizione della scuola pubblica" riportata "a quarant'anni fa attraverso il ripristino dei grembiuli alle elementari, del maestro unico e del 5 in condotta".
Costanza Chirivino, coordinatrice dei Giovani comunisti, ha detto: "Anche gli studenti palermitani hanno risposto positivamente alla mobilitazione nazionale indetta contro le politiche scolastiche del governo Berlusconi. La riforma del ministro Gelmini rappresenta solo l'ultimo atto del vergognoso smantellamento del sistema formativo pubblico avviato già da diversi anni". "In Sicilia all'operazione culturale di distruzione della scuola pubblica avviata a livello nazionale - ha detto ancora Chirivino - bisogna aggiungere anche le disastrose condizioni in cui versano decine di strutture scolastiche. Per questo la mobilitazione continuerà nei prossimi giorni con l'indizione di assemblee in tutte le scuole. Bisogna difendere la scuola pubblica dall'operazione culturale delle destre e da un'idea di società basata sulla paura e sulla repressione". 

A Gela (CL) a contestare il decreto Gelmini - che impone, tra l'altro, il numero di 30 alunni per classe nelle scuole medie e medie superiori - sono stati i genitori degli studenti e Agle Savatta, preside dell'Istituto tecnico industriale "Emanuele Morselli", , perchè "viola altre disposizioni di legge".
In una lettera inviata agli organismi scolastici, la dirigente afferma che il provvedimento non tiene conto di quanto contemplato dal decreto ministeriale del 18 dicembre del '75 che stabilisce gli indici minimi di edilizia scolastica, di urbanistica e di funzionalità didattica, che prevedono 1,96 metri quadrati per ogni alunno delle scuole superiori, senza tener conto degli arredi come cattedra, armadi e lavagna. Una classe di 30 studenti, dunque, dovrebbe essere ospitata in un'aula di 60-70 metri quadrati. Invece le stanze dell'Itis di Gela non superano i 37 metri quadrati. Nella nota della preside viene fatto notare che "il sovraffollamento delle classi, oltre a causare uno scarso rendimento scolastico, ostacola pericolosamente la capacità di normale deflusso nel caso di evacuazione in situazioni di emergenza, con gravi responsabilità che ricadono unicamente proprio sul dirigente scolastico".

Lombardo incontra ministro Gelmini - Ieri, mentre in tutta Italia si sono riempite di studenti, il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, ha incontrato il ministro Gelmini, per l'esame di alcuni problemi che riguardano le scuole siciliane. Il colloquio si è svolto al ministero di Giustizia, presente il ministro Angelino Alfano. "Il ministro Gelmini - ha informato una nota dell'ufficio stampa della Presidenza della Regione - ha assicurato l'impegno del governo per salvaguardare il rapporto di un docente ogni due allievi, smentendo così la voce che circolava sull'abolizione della figura dell'insegnante di sostegno al servizio dei diversamente abili". La titolare della Pubblica Istruzione ha anche garantito che, utilizzando le economie programmate, con fondi dell'istruzione e della Protezione civile saranno assicurati interventi straordinari per la nuova edilizia scolastica e per la messa in sicurezza degli edifici già esistenti. Nel corso dell'incontro, infine, è stata anche affrontata la problematica circa la "criticità" delle scuole nelle isole minori e nei comuni montani e disagiati. Il ministro ha assicurato l'impegno per garantire la piena fruizione del diritto allo studio, in attesa di una dettagliata elencazione delle località interessate

Ecco i cambiamenti della scuola secondo il ministro Gelmini
Torna il maestro unico - Tra i cambiamenti contenuti nel provvedimento, e ampiamente annunciati nei giorni scorsi, ci sono: il ritorno del "maestro unico"; il blocco del turn over nei prossimi tre anni per circa 150 mila insegnanti; il ritorno al grembiule e al voto in condotta. Sul maestro unico, uno dei punti più contestati da opposizione e sindacati, il decreto prevede l'abolizione, a partire al prossimo anno, del team di insegnanti alle elementari (ora sono tre per due classi).
Orario di lavoro più lungo - Quanto alle ore del tempo pieno, queste saranno coperte dallo stesso maestro unico, che dovrebbe lavorare un maggior numero di ore. Il decreto prevede che per le ore di insegnamento aggiuntive, rispetto all'orario d'obbligo, si possa attingere per il 2009 dalle casse delle singole scuole.
Le nuove "discipline" - Il maxiemendamento modifica invece l'articolo 1 lì dove si prevedeva la nuova disciplina "Cittadinanza e Costituzione", introducendo, per "promuovere la conoscenza del pluralismo istituzionale, definito dalla Carta Costituzionale", iniziative "per lo studio degli statuti regionali delle regioni ad autonomia ordinaria e speciale", come richiesto dalla Lega Nord.
Le regole per bocciare - Per quanto riguarda le bocciature il testo stabilisce che "nella scuola primaria i docenti con decisione assunta all'unanimità, possono non ammettere l'alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione". Alle medie sarà necessaria "una decisione assunta a maggioranza dal consiglio di classe" e si dovrà tenere conto anche di "disturbi specifici di apprendimento e della disabilità".
I voti in cifre - Tornano anche i voti in decimi per cui al voto insufficiente è stata sostituita la dicitura "al voto inferiore a sei decimi". Voti che saranno usati anche per l'esame finale. Infine il provvedimento interviene sulle edizioni dei libri scolastici che, alle medie e alle superiori, saranno rinnovate (salvo casi particolari) ogni sei anni, e gli specializzandi Ssis, che potranno essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento non più in coda ma nelle posizioni spettanti in base ai titoli.

[Informazioni tratte da Repubblica.it, Corriere.it, La Siciliaweb.it]

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11 ottobre 2008
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