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La rabbia di Pasolini

La un'idea di Tatti Sanguineti l'ipotesi di ricostruzione della versione originale del film

18 novembre 2008


 










Noi vi consigliamo
LA RABBIA DI PASOLINI
Ipotesi di ricostruzione della versione originale del film
di Pier Paolo Pasolini

1963. Pier Paolo Pisolini, attraverso i cinegiornali 'Mondo libero' di Gastone Ferranti e i materiali reperiti in Cecoslovacchia, Unione Sovietica e Inghilterra, realizza un film di montaggio che analizza polemicamente i fenomeni e i conflitti sociali e politici del mondo moderno. Durante la fase di montaggio, Pasolini cede alla richiesta del produttore di trasformare il film in un'opera a quattro mani con Giovannino Guareschi, secondo lo schema giornalistico del "visto da destra visto da sinistra". Pasolini deve quindi rinunciare a parte del film per lasciare spazio all'episodio di Guareschi.
2008. Partendo dal testo del poeta e dalla collezione di 'Mondo libero', Giuseppe Bertolucci e Tatti Sanguineti provano a restituire all'opera di Pasolini i connotati dell'originale. La ricostruzione comprende: Introduzione di Giuseppe Bertolucci (2'), materiale inedito dell'archivio dell'Istituto Luce (cinegiornali di 'Mondo Libero', Settimana Incom, Opus Film; 16'), "La Rabbia" (edizione del 1963) (53') del Gruppo Editoriale Minerva RaroVideo, e l'appendice "L'aria del tempo" (12').

Anno 2008 
Durata 76' 
Nazione Italia
Produzione Cineteca del Comune di Bologna, Istituto Luce, Gruppo editoriale Minerva RaroVideo
Distribuzione Istituto Luce
Regia Pier Paolo Pasolini - Giuseppe  Bertolucci (realizzazione)
Tratto da un'idea di Tatti Sanguineti
Soggetto Pier Paolo Pasolini (1963) - Tatti Sanguineti (2008)
Sceneggiatura Pier Paolo Pasolini  (1963) - Tatti  Sanguineti, Giuseppe  Bertolucci (2008)
Montaggio Nino Baragli, Mario Serandrei, Pier Paolo Pasolini [collaborazione] (1963) – Fabio Bianchini (2008)
Con Giorgio Bassani (voce in poesia); Renato Guttuso (voce in prosa); Valerio Magrelli (letture della parte ricostruita); Giuseppe Bertolucci (letture della parte ricostruita)
Genere Documentario



"La rabbia di Pasolini" è, come dichiara il suo sottotitolo, un'ipotesi di ricostruzione, ed è allo stesso tempo un ritrovamento insperato, il ritorno inaudito d'una voce poetica e d'una forza visionaria che spalanca vertigini sul nostro presente, e un autentico risarcimento culturale.
L'ipotesi di ricostruzione 'restituisce' a Pasolini l'integrità della sua opera, con 16 minuti in più mai visti finora e una ricca appendice di approfondimento su l'aria del tempo.
Un 'inedito' pasoliniano, nel 2008? La storia comincia nel 1963. Pasolini, su commissione del produttore Gastone Ferranti, si mette all'opera intorno a un film che si chiamerà "La rabbia". Sarà un film-laboratorio, un film-saggio, il montaggio di immagini di repertorio che andranno a costituire un'immagine poetica e politica del mondo contemporaneo. Lavora sui cinegiornali della popolare serie 'Mondo libero', prodotta da Ferranti: decide di usare queste tracce visive di cronaca e storia recente, di interpolarle a immagini d'arte e di rotocalco, di sottometterle a un testo lirico che vibra di indignazione civile (voci recitanti quelle di Giorgio Bassani e di Renato Guttuso), di farne "un nuovo genere cinematografico". E' un esperimento intellettuale poderoso che bruscamente s'interrompe: il produttore decide di trasformare il film in un'opera a quattro mani, affidandone una parte a Giovannino Guareschi, secondo lo schema risaputo del "visto da sinistra visto da destra". Pasolini reagisce con irritazione, ma alla fine accetta e rinuncia alla prima parte del suo film per lasciare spazio all'episodio di Guareschi. Da qui il solco che si apre tra il testo poetico, più lungo e diversamente strutturato (oggi disponibile nei Meridani Mondadori), e il film com'è stato finora conosciuto, peraltro assai fugacemente: viene infatti ritirato subito dopo l'uscita.

Un film "respinto, snaturato, dimezzato" (Sanguineti), che rivede oggi la luce in virtù di scavo archeologico e passione culturale. L'idea prende vita dalla constatata discrepanza tra testo poetico e film; la parte iniziale del film, cui Pasolini dovette rinunciare, è stata ricostruita seguendo fedelmente le indicazioni del testo e scovando le immagini corrispondenti nella collezione di 'Mondo libero' conservata presso il Luce. La ricostruzione porta sedici minuti di nuove immagini (nuove voci recitanti, lo stesso Bertolucci e Valerio Magrelli): immagini dei funerali di De Gasperi, dei cannoni atomici, dell'Europa che nasce, della guerra in Corea, del paesaggio italiano, della televisione italiana, di "una violenta, irreversibile trasformazione sociale e culturale di cui Pasolini sarà il testimone più acuto e sofferto" (Roberto Chiesi). L'aria del tempo, che è anche il tempo del sistematico linciaggio mediatico ai danni del poeta, circola infine nei documenti d'epoca che chiudono "La rabbia di Pasolini", certe Settimane Incom che parlano di lui per irridere e demolire, e due rare interviste all'autore.

Note -
"La Rabbia di Pasolini" è stato montato nel Laboratorio L'Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna che ha eseguito anche la lavorazione in digitale; il Laboratorio ha inoltre restaurato l'edizione de "La rabbia" di Pier Paolo Pasolini e Giovannino Guareschi (1963) del Gruppo Editoriale Minerva RaroVideo. 16 minuti aggiunti di materiale inedito tratto dall'archivio dell'Istituto Luce (cinegiornali di Mondo Libero, Settimana Incom, Opus Film).

La critica
"Tolta forse la parte 'filosovietica', 'La Rabbia' scorre magmatico e profetico mescolando i funerali di De Gasperi e l'ode a Marilyn, Giovanni XXIII e i caduti di Cefalonia, la Guerra in Corea e le gare di ballo, l'incubo nucleare e l'avvento della tv, fonte di ogni futuro abominio, con una lucidità visionaria ribadita dalle interviste montate in appendice. Insieme ad alcuni allucinanti spezzoni di film e settimane Incom che testimoniano il linciaggio quotidiano cui era sottoposto Pasolini. Da non perdere."
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

"Il motivo di attrazione del film è soprattutto la curiosità: tra l'altro, per l'abuso televisivo, il materiale di repertorio s'è fatto molto noto."
Lietta Tornabuoni, 'La Stampa'

Fuori concorso alla 65ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (2008).

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18 novembre 2008
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