La ''Risoluzione di Palermo'': 27 Paesi del Mediterraneo insieme per il restauro del patrimonio culturale

22 ottobre 2007

Maggiori opportunità di collaborazione tra le Università, aiuto ai paesi della sponda Sud, diffusione della cultura della prevenzione in campo culturale, sviluppo di programmi di finanziamento comunitario a sostegno dei paesi della sponda Sud: sono questi i principali segmenti su cui si muoverà la ''Risoluzione di Palermo'' che è stata firmata ieri a Palazzo dei Normanni, a Palermo, a conclusione del III Convegno Internazionale su La materia e i segni della Storia, organizzato dal Centro regionale di Restauro.

27 Paesi del Mediterraneo e 200 partecipanti per quattro giorni di discussioni e confronti in tema di restauro e conservazione: è stato l'appuntamento più importante degli ultimi anni che ha riunito attorno allo stesso tavolo i rappresentanti dei centri di restauro e ministeri della cultura della sponda Sud e Nord.
''La 'Risoluzione di Palermo' è un atto di grande importanza che regola la collaborazione e la cooperazione tra le sponde del Mediterraneo - ha commentato l'assessore regionale ai Beni culturali, Lino Leanza -. La Sicilia è riuscita a far dialogare, su un tema delicato come quello del restauro, paesi con problematiche e metodologie differenti, che hanno riconosciuto la nostra abilità nell'uso di tecnologie innovative. Il cantiere della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, il più importante aperto nell'area mediterranea, è diventato un modello di eccellenza da studiare''.
La ''Risoluzione di Palermo'' avvia anche i lavori per l'identificazione e la mappatura dei beni del Mediterraneo in previsione di una Carta del Rischio dell'area.

Ed è stato proprio durante il convegno che il Fai, Fondo per l'ambiente italiano, ha chiesto la gestione della Villa romana del Casale, richiesta annunciata dall'Alto Commissario Vittorio Sgarbi durante l'illustrazione dei lavori di restauro della Villa, uno dei momenti ''clou'' dei quattro giorni organizzati dal Centro regionale di restauro.
Per Sgarbi la proposta del Fai, presieduto da Giulia Maria Cresti, ''è un segno di sensibilità e una grande occasione per la Villa che ne guadagnerebbe in qualità e ritorno di immagine. Della proposta sono stati già informati il presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro - ha continuato Sgarbi - e l'assessore regionale ai Beni culturali Nicola Leanza. Sarebbe poco furbo non cogliere al volo questa possibilità''. Per Sgarbi, infatti, ''essere inseriti nel circuito del Fai vorrebbe dire per la Villa del Casale un miglioramento anche della gestione dei servizi e un aumento di visitatori''.

Il coinvolgimento del Fai piace all'assessore regionale ai Beni culturali: ''La proposta del Fai - ha commentato Leanza - di gestire la Villa romana del Casale ci fa piacere perché sono note a tutti le qualità gestionali del Fondo e il suo interesse per il nostro patrimonio artistico-culturale''. ''Sono dunque favorevole - ha concluso - all'idea di una collaborazione con il Fai, per il bene della Villa. I Giardini della Kolymbretra di Agrigento sono già un esempio di buona gestione dell'organismo gestito dalla Crespi''.

All'interno dello stesso convegno, Guido Meli, direttore del Centro regionale di Restauro, ha presentato lo stato d'avanzamento dei lavori della Villa del Casale: ''Il restauro - ha detto - riguarda l'area perimetrale della Villa romana, gli appartamenti privati del 'dominus' e la sostituzione della copertura in plexiglass di Franco Minissi. Sono stati eliminati i segni lasciati dai pessimi restauri precedenti che con il cemento avevano deturpato e appesantito interi pavimenti musivi. Le tessere sono state, inoltre, pulite dai muschi e licheni causati dall'effetto serra''.

- Assessorato regionale siciliano dei Beni Culturali

- www.centrorestauro.sicilia.it

- www.fondoambiente.it

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22 ottobre 2007

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