La rivolta della dignità

Palermo è cambiata e guarda ad un ''Libero futuro'! Una speranza per tutti, un impegno da parte di tutti

12 novembre 2007

''La paura bussò alla porta, il coraggio aprì, non c'era nessuno. Era il coraggio di un intero popolo''

Tre anni fa lo stesso teatro, il Biondo di Palermo, per un convegno su mafia e racket organizzato deserto quando da Confindustria e dall'Associazione nazionale Magistrati rimase deserto. Una situazione che sconfortò ma che per fortuna non fece rassegnare i tanti che contro il racket delle estorsioni  e contro la mafia non hanno mai cessato di combattere.
Sabato mattina, il teatro Biondo era così pieno da scoppiare: persone assiepata fin su nel loggione e un energia così... tanta da elettrizzare positivamente tutta l'area circostante. Tanta la ''gente buona'' di Palermo che ha partecipato in massa al battesimo della prima Associazione antiracket palermitana, gente accorsa per applaudire e acclamare i poliziotti e i magistrati che hanno arrestato i boss liberandoli dalle ''infami tasse'' del pizzo.
Al Teatro Biondo è andato in scena uno spettacolo bello e rinfrancante che ha visto come protagonisti i rappresentanti di industriali e commercianti, i volti noti dell'associazionismo, e tante facce di gente qualunque, in mezzo a quella folle per nutrirsi di coraggio e solidarietà.

Con le mani alzate e con le dita a fare il segno di vittoria si è dato il benvenuto a ''Libero futuro'', la prima associazione antiracket che si riesce a fondare a Palermo in sedici anni, dalla morte di Libero Grassi (a cui è dedicata), l'imprenditore ucciso per aver detto no al pizzo nel silenzio degli industriali.
Industriali che hanno colto l'occasione per chiedere pubblicamente scusa alla vedova di Libero Grassi, Pina Maisano Grassi. Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia ha chiesto scusa a nome di tutti quei ''colleghi'' che nel 1991 girarono le spalle a Libero Grassi anche da morto. ''Fu una pagina buia dell'imprenditoria siciliana. Oggi le cose sono cambiate e gli imprenditori non hanno più alibi per non denunciare il pizzo''. Sì, perché dopo sedici anni gli imprenditori sono finalmente cambiati e oltre a scendere in prima persona per combattere il pizzo, hanno deciso di fare un altro passo in avanti: annunciare la loro iscrizione ad ''Addiopizzo''. ''Oggi più che mai - ha detto Nino Salerno, presidente di Assindustria Palermo - è da scongiurare il rischio di isolamento. Contro i ghetti e i facili bersagli abbiamo deciso l'adesione massiccia ad Addiopizzo''. E all'organizzazione ''che opera in difesa della dignità dei lavoratori'', affidano le somme che verranno riconosciute a titolo di risarcimento nei vari processi in cui Confindustria è parte civile.

Tano Grasso, presidente della Federazione antiracket, commosso di vedere una Palermo tanto trasformata, ha ricordato la lunga e faticosa strada fatta negli ultimi 17 anni da quando, dal suo negozio di scarpe di Capo d'Orlando, si mise insieme ad altri commercianti per denunciare gli estorsori della cosca di Tortorici. Tano Grasso ai sottosegretari all'Interno Ettore Rosato e Sandro Pajno, presenti sabato a Palermo, ha detto che ''delle risposte di questo governo non siamo affatto soddisfatti, non ha mostrato alcun segno di discontinuità con il passato, non ha capito che noi siamo una risorsa''.
Da Vittorio Greco, uno dei fondatori di ''Addiopizzo'', un messaggio rivolto a tutti quelli che oggi, finalmente, hanno deciso di prendere la situazione in pugno: ''In questi anni siamo andati avanti senza l'aiuto delle associazioni di categoria della città alle quali diciamo ancora una volta: Andate per strada, potete far raddoppiare, triplicare le denunce. Potete: ora dobbiamo spenderci se vogliamo diventare un vero popolo: ora o mai più''.
Enrico Colajanni, presidente della nuova associazione ''Libero futuro'' e anch'esso tra i fondatori di Addiopizzo, al ''decalogo del bravo mafioso'' di Salvatore Lo Piccolo ha risposto con il ''decalogo del bravo commerciante'': ''Caro collega, non intrattenere rapporti di alcun tipo con persone sospette, respingi subito ogni richiesta estorsiva, non pensare di trattare con i mafiosi e soprattutto non gestire da solo momenti e decisioni così delicate. L'associazione antiracket che abbiamo costruito serve per aiutarti affinché sia tu stesso a toglierti dagli impicci''.
Tanto entusiasmo, certo, ma Colajanni tiene i piedi ben saldi per terra: ''Oggi Palermo mi sembra grande, ma dovremo misurarci con le denunce che saremo in grado di produrre''.

20 ''ribelli' nel mirino dei Lo Piccolo - Un elenco con venti nomi e cognomi. Venti nomi di commercianti palermitani, ma non di quelli che pagano il pizzo. Sull'intestazione di uno dei tanti fogli ritrovati dalla Polizia tra la ''documentazione'' dei Lo Piccolo, uno dei due boss, molto probabilmente il figlio Sandro, aveva scritto: ''Addiopizzo''.
Un elenco dei ''ribelli'' che hanno deciso di non pagare alcuna tassa alla mafia e di vivere la loro vita e il loro lavoro a testa alta.
Una lista nera, con i nomi di chi punire? Possibile. Così come è stato punito Rodolfo Guajana, proprio dai ''picciotti'' dei Lo Piccolo, che gli hanno dato fuoco allo stabilimento, lo scorso luglio.
Adesso le cose sono cambiate. La polizia controlla i commercianti più esposti, e tutti sembrano adesso più vicini e solidali.

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12 novembre 2007

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