La Rock Band e la polemica politica

La scorsa vigilia di Ferragosto i Litfiba, dal palco di Campofelice di Roccella, hanno criticato Berlusconi e Dell'Utri...

28 agosto 2010

Lo scorso 14 agosto è successo che durante il concerto del gruppo rock Litfiba, che si è tenuto a Campofelice di Roccella (PA), il frontman del gruppo, Piero Pelù, ha espresso parole di dura critica nei confronti del premier Silvio Berlusconi e del senatore amico di quest'ultimo, Marcello Dell'Utri. Insomma, esternazioni di una band rock senza peli sulla lingua, che in maniera diretta e poco ortodossa esprime il pensiero spesso comune della gente.
Tali esternazioni però, non sono piaciute proprio per niente all’assessore provinciale alla Cultura e alle politiche giovanili di Palermo Eusebio Dalì, che ha commenta duramente la performance dei Litfiba: "I Litfiba hanno offeso l’intelligenza dei giovani siciliani, almeno di quelli, e sono proprio tanti, che sanno ascoltare buona musica senza farsi fuorviare da squallidi messaggi populisti e demagogici. Parafrasando una loro canzone, li invito a non alimentare quell’ignoranza che uccide più della fame. Ha lanciato delle invettive contro il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - ha denunciato Dalì riferendosi con tutta la propria indignazione al cantante del gruppo Piero Pelù - accusando lui e i suoi più stretti collaboratori di collusione con la mafia, denigrando il popolo siciliano". "Renzulli e Pelù sono venuti in Sicilia a fare propaganda politica - ha continuato Dalì, se possibile, in maniera ancora più indignata -, con la tipica presunzione di chi crede di essere depositario di verità assolute e per questo poter inveire contro tutto e tutti senza alcun freno inibitorio. L’essere acclamati ogni volta che si apre bocca non giustifica gli eccessi verbali violenti che creano odio e divisioni. A Campofelice di Roccella io c’ero e non mi sembrava di stare ad un concerto - ha proseguito -, bensì a un processo di piazza sommario, a un pubblico linciaggio: è stato sconcertante assistere ai reiterati strali di Pelù, sconfortante vedere tanti giovani lasciarsi passivamente inglobare in una cultura dell’anti, senza senso e senza costrutto".
Dalì quindi si è rivolto al sindaco del paese che ha ospitato il concerto: "Invito l’incolpevole sindaco Vasta e tutti i primi cittadini della Sicilia a non ospitare più artisti che hanno come unico scopo il pontificare, predicare e fare lotta politica, servendosi di quella potentissima arma che è la musica e la sua capacità di penetrare le giovani sensibilità, di formarle o di plagiarle a seconda dei casi. E invito i Litfiba a chiedere scusa alla Sicilia, ai siciliani che sono per la stragrande maggioranza persone oneste e libere, e fare solo e semplicemente musica, lasciando stare la volgare propaganda, che tocca temi e concetti che di fatto disconoscono".

Dai Litfiba scuse nei confronti di quei giovani (e meno giovani) che sono accorsi a verderli, ovviamente, non ne sono arrivate. Diciamocela tutta, sarebbe stato veramente una cosa fuori dal mondo, e poi pensiamo che proprio quei giovani (e meno giovani) non avevano alcun bisogno che Pelù e Renzulli si scusassero. Al di la di questo, il sindaco di San Mauro Castelverde, il giornalista Mauro Azzolini,  voluto replicare all'indignazione dell'assessore Dalì proponendo la cittadinanza onoraria delle Madonie ai Litfiba. Solidarietà (non rischiesta) alla band è arrivata anche dal portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando: "Esprimo, a nome mio e dell'Italia dei Valori, piena solidarietà ai componenti del gruppo musicale dei Litfiba accusati ingiustamente e diffidati dall'assessore Pdl alle politiche giovanili, Eusebio Dalì, per aver espresso una critica nei confronti di Berlusconi e Dell'Utri". "Quello che dovrebbe essere un diritto di tutti, come sancito dall'articolo 21 della Costituzione, e cioè di manifestare liberamente il proprio pensiero viene, ancora una volta, mortificato e calpestato dai sodali di questo governo. Evidentemente, al presidente del Consiglio non basta aver tentato in tutti i modi di zittire la stampa e la Rete, o di aver stravolto completamente il servizio pubblico di informazione, ora egli punta a estromettere le poche voci libere che non si arrendono alle imposizioni di regime e non si lasciano asservire al suo volere. Gli artisti, i musicisti e i cantanti non sono dei juke box, delle macchine che emettono suoni, ma cittadini liberi di esprimere le proprie opinioni. Oramai la cultura di regime, ispirata da Palazzo Arcore, condiziona sempre più le diverse realtà locali del nostro Paese".

A distanza di qualche settimana, mentre i Litfiba, presumiamo, continuano il loro tour tranquillamente, ha deciso di porgere le proprie scuse alla band il presidente della Provincia di Palermo, Giovanni Avanti (Udc), scuse che, a quanto pare sono sfociate in polemica politica all'interno della stessa giunta, tirando in ballo persino il sottosegretario Gianfranco Micciché, che ha avallato i malumori per l'atteggiamento della band musicale. "Mi è sempre stato caro il principio espresso da Voltaire - ha detto Avanti - 'non condivido le tue idee ma mi battero' sino alla morte affinché tu possa esprimerle'. La censura è sempre stata e sempre lo sarà nemica della libertà. Per questo sono io a chiedere scusa ai Litfiba".
A prendere le difese dell'assessore Eusebio D'Alì, il sottosegretario Micciché. "Sono io che chiedo scusa. Chiedo scusa alla gente, per un presidente della Provincia che anziché sostenere il coraggio di un suo assessore, o quanto meno starsene zitto e accettare che qualche volta sui giornali possa finirci qualcuno che non sia lui, chiede le scuse a chi ha volgarmente offeso i siciliani - ha aggiunto il sottosegretario - l'onorabilità della compagine politica che più di ogni altra gli ha consentito di sedere su quella poltrona, ma anche la sacralità della Chiesa cattolica e del suo capo supremo, che egli, in quanto sedicente cattolico fervente, dovrebbe difendere con i denti".

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, LiveSicilia.it, La Siciliaweb.it]

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28 agosto 2010

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