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La Russia non esclude sanzioni per l'Iran

Il presidente Ahmadinejad: ''Se qualche Paese agirà contro l'Iran, lo faremo pentire''

17 febbraio 2010

La Russia non esclude il suo sostegno alla comunità internazionale nell'imporre nuove sanzioni contro l'Iran a causa del suo controverso programma nucleare. Lo ha sottolineato ieri Natalya Timakova, portavoce del presidente russo, Dmitry Medvedev, citata dall'agenzia d'informazione 'Ria Novosti'.
"La comunità internazionale dovrebbe convincersi che il programma nucleare iraniano ha scopi civili - ha affermato Timakova - ma nel caso in cui gli impegni (di Teheran, ndr) non siano soddisfatti, nessuno può escludere l'utilizzo di sanzioni addizionali".
Il governo russo si è sempre mostrato piuttosto restio ad appoggiare nuove sanzioni contro la Repubblica Islamica, dove ha importanti interessi economici. Mosca, tuttavia, nelle ultime settimane ha assunto posizioni più vicine a quelle della comunità internazionale, con in testa gli Stati Uniti, che preme per un inasprimento delle sanzioni.
Il ministero degli Esteri russo ha intanto confermato di aver inviato, insieme a Stati Uniti e Francia, una lettera all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) con una proposta sul trasferimento all'estero dell'uranio da arricchire. Lo ha reso noto un portavoce del ministero, sottolineando tuttavia che non si tratta di una nuova proposta e auspicando che da Teheran arrivi "una reazione costruttiva".

In visita a Mosca, in un'intervista all'agenzia di stampa russa Interfax, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha sollecitato l'introduzione immediata di ''sanzioni invalidanti'', nel settore dell'energia, contro l'Iran. "Ora è il momento di applicare sanzioni, e devono essere sanzioni invalidanti", ha dichiarato Netanyahu, sottolineando che le misure restrittive devono colpire il settore dell'energia, e in particolare bloccare i rifornimenti di benzina all'Iran e le sue esportazioni di petrolio perché l'economia iraniana dipende da entrambi. Tali sanzioni potrebbero avere "un effetto molto positivo nel breve e nel lungo termine", ha aggiunto il premier israeliano precisando di aver discusso di tale argomento con i presidenti di Francia, Stati Uniti e Russia.

Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, nel corso di una conferenza stampa a Teheran, trasmessa dall'emittente 'Press Tv', ha mandato però un messaggio inequivocabile al mondo intero. "Se qualche Paese agirà contro l'Iran, lo faremo pentire" ha ammonito. "Reagiremo con fermezza a eventuali sanzioni imposte per il nostro programma nucleare", ha avvertito Ahmadinejad, aggiungendo che qualsiasi tipo di sanzione "non creerà problemi all'Iran". Ed ha annunciato che Teheran "presto testerà una nuova generazione di centrifughe" per l'arricchimento dell'uranio.
Ahmadinejad ha lasciato la porta aperta a nuove trattative con la comunità internazionale sul nucleare. "La questione dello scambio di carburante nucleare non è ancora chiusa", ha spiegato, manifestando la disponibilità "a uno scambio di carburante nucleare anche con gli Stati Uniti". "Ogni accordo - ha aggiunto - dovrebbe essere supervisionato dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Lo scambio di materiale fissile deve avvenire sulla base di regole giuste".

La bozza d'accordo dell'Aiea è al momento l'unica sul tavolo delle trattative sul nucleare iraniano. I Paesi del 5+1, ovvero gli Stati che hanno diritto di veto all'Onu più la Germania, vogliono che l'Iran invii all'estero il suo uranio per poi reimportarlo sotto forma di carburante nucleare. Teheran, dal canto suo, vorrebbe che lo scambio fosse effettuato in più fasi e su territorio iraniano.
Quanto a Israele il presidente iraniano ha detto che Gerusalemme "scatenerà una guerra la prossima primavera o estate", precisando che lo Stato ebraico "non ha ancora preso una decisione" sui tempi esatti dell'operazione. Ahmadinejad ha aggiunto che l'Iran "è in possesso di questa informazione", ma non ha specificato quale Paese sarebbe l'obiettivo dell'azione militare.
Negli ultimi mesi, nelle frange più radicali del governo israeliano si è fatta avanti l'ipotesi di bombardare i siti nucleari iraniani. Gerusalemme, infatti, teme che l'Iran possa dotarsi della bomba atomica e che Ahmadinejad dia seguito alle minacce di distruzione più volte pronunciate contro lo Stato ebraico.
Quanto, infine, alle parole del segretario di Stato americano, che ha dichiarato di temere che la Repubblica Islamica si trasformi in una "dittatura militare delle guardie della rivoluzione", Ahmadinejad ha tagliato corto: "Non prendiamo seriamente i commenti di Hillary Clinton". [Aki / Adnkronos/ Ign]

 

 

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17 febbraio 2010
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