La ''scomodità'' di Emergency in Afghanistan

Il governo Karzai si è preso gli ospedali afghani dell'ogn italiana fondata da Gino Strada

26 maggio 2007

Fuori Emergency dall'Afghanistan! La crisi fra la ogn italiana e il governo afgano di Hamid Karzai va avanti, e altri tre degli ospedali fondati e mandati avanti dall'organizzazione di Gino Strada, riapriranno i battenti oggi stesso affidati, secondo fonti di Kabul, a un'ong americana (l'ospedale in Panshir), alla Croce rossa internazionale (quello di Lashkar Gah) e direttamente al ministero della Sanità (quello di Kabul). Passeranno invece sotto il controllo delle autorità sanitarie provinciali i 28 punti di primo soccorso sparsi nel paese. Per il momento, dunque, esclusa l'ipotesi che ad Emergency subentri la Fondazione San Raffaele di Milano, che si era offerta ma non è stata contattata (leggi).

La decisione del governo di Kabul è arrivata giovedì sera sotto forma di e-mail, poi diffusa da Emergency stessa: ''Come dichiarato, il ministero della sanità aprirà ufficialmente i 3 ospedali sabato 26 maggio. Questa mail è soltanto per informarvi sulla situazione qui. Saluti''. ''Prendiamo atto della sua mail che afferma che il ministero della sanità aprirà ufficialmente i 3 ospedali sabato 26 maggio''. Il direttivo di Emergency ha considerato la decisione come l'ultima offesa e provocazione delle autorità afgane contro l'organizzazione.
Secondo Emergency il messaggio del ministero della sanità afgano conferma come l'obiettivo del governo Karzai fosse l'espulsione dal paese di un testimone sgradito. Dai registri degli ospedali di Emergency risulta infatti la quantità di vittime civili della guerra in corso. Gli ospedali di Emergency documentano, in sé stessi, la possibilità di un'assistenza sanitaria efficace, gratuita e rispettosa, che il governo Karzai non vuole attuare.
Risulta anche chiarito - ha scritto ancora Emergency in un comunicato - come l'arbitraria fissazione di un ''ultimatum'' per il 25 maggio fosse un mediocre espediente per espellere Emergency senza assumerne diretta ed evidente la responsabilità. L'operazione è stata altresì facilitata dall'indifferenza e dalla sostanziale complicità del governo italiano. Di questa iniziativa - scrive infine l'ong - non è vittima l'organizzazione, ma la popolazione afgana, che ha ripetutamente sollecitato le autorità del paese a rendere possibile il ritorno di Emergency.
Emergency, inoltre, ha rinnovato il suo impegno per la liberazione di Rahmatullah Hanefi, capo del personale di Lashkargah e mediatore nel sequestro Mastrogiacomo, accusato di collaborare con i talebani e detenuto dallo scorso 20 maggio nelle carceri afghane senza alcuna accusa formalizzata.
Per chiedere giustizia per il mediatore, Emergency ha organizzato venerdì scorso a Roma, in piazza Farnese, una serata di riflessioni, musica e teatro. Durante la manifestazione, un gruppo di attori ha letto alcuni brani tratti dai testi di Gino Strada e le testimonianze di medici e infermieri di Emergency sulle speranze e le difficoltà incontrate dalla Ong durante il suo cammino in Afghanistan, a partire dal momento dell'apertura del centro di Lashkargah e dell'arrivo del suo primo paziente, un bambino di sette anni gravemente ferito. L'evento è stato anche un modo per rilanciare l'iniziativa ''Apriamo alla pace: una chiave per Rahmatullah''. Centinaia di chiavi sono state deposte nel contenitore trasparente installato in piazza Farnese, in segno di solidarietà con Hanefi ma anche con tutte le vittime degli orrori della guerra in Afghanistan, persone che, esattamente come Rahmatullah, non si vedono riconosciuti nemmeno i più basilari diritti civili.

Come si evince dal comunicato, la decisione di affidare ad altri le strutture non ha comunque sorpreso la sede centrale di Emergency a Milano: già nelle settimane successive alla chiusura degli ospedali il governo afgano lo aveva minacciato. L'intenzione era stata confermata in successivi contatti: il ministero aveva chiesto ai medici italiani di tornare entro la fine di maggio, l'associazione aveva risposto di volere prima la liberazione di Hanefi e garanzie per la sicurezza degli operatori. Da lì, il silenzio.
La crisi fra Emergency e Kabul è iniziata all'indomani del rilascio dell'inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo: i servizi segreti afgani arrestarono il manager Hanefi che aveva mediato nel sequestro - e, ha ribadito ieri in Procura a Roma Gino Strada, anche per la liberazione di Gabriele Torsello, consegnando i due milioni di dollari pagati da Roma per riavere il fotografo - con l'accusa di complicità con i rapitori. Da allora l'uomo è detenuto in isolamento, in attesa di un processo che dovrebbe iniziare a giorni.

- Karzai si prende gli ospedali di Emergency (PeaceReporter)

- www.emergency.it

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26 maggio 2007

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