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La scomparsa di Denise, un mistero lungo sette anni

Era il primo settembre del 2004 quando la piccola Denise Pipitone sparì da Mazara del Vallo

31 agosto 2011

Mancano pochi minuti a mezzogiorno e la nonna di Denise sta preparando il pranzo. Ma quando l'anziana donna esce di casa, in via Domenico La Bruna, a Mazara del Vallo (Trapani) per chiamare la nipotina di quattro anni, che gioca fuori con i cuginetti, non la trova.
E' il primo settembre del 2004 e ha inizio il mistero della scomparsa della piccola Denise Pipitone. Sparita nel nulla. Un mistero che dura da quasi sette anni, mentre davanti al Tribunale di Marsala (Trapani) proseguono le udienze del processo agli unici due imputati, Jessica Pulizzi, sorellastra della vittima, accusata di sequestro di persona e l'ex fidanzato di quest'ultima Gaspare Ghaleb, accusato di false dichiarazioni ai pm. Il dramma di Denise si consuma in pochi minuti.

Pochi attimi di distrazione: la nonna entra in casa e quando esce di Denise non c'è traccia. Immediata la denuncia ai carabinieri e le ricerche. Nelle prime ore dopo la sparizione il procuratore capo di Marsala, Silvio Sciuto, che coordina le indagini è ottimista: "La bambina è viva e si trova in città", dice davanti a telecamere e giornalisti. La pista privilegiata è quella di una vendetta privata, maturata nell'ambito familiare, fatto di contrasti e gelosie tra la nuova e la vecchia famiglia del padre di Denise. Per tutto il mese Mazara del Vallo è passata al setaccio. Polizia, carabinieri, reparti speciali e unità cinofile, percorrono strade, fiumi, grotte, pozzi, anfratti. Di Denise, però, non c'è traccia. Alla pista privata se ne affiancano altre, come l'ipotesi legata a riti occulti o traffici di organi.
Tutta l'Italia si mobilita per il piccolo angelo di 4 anni: le segnalazioni si moltiplicano. Ognuna viene vagliata, analizzata, studiata. Perché anche il più piccolo particolare può rivelarsi utile, fondamentale. La mamma, Piera Maggio, intanto, non si arrende. L'importante è fare rumore. E così ad uno ad uno i giornali, le emittenti tv, i convegni e le piazze parlano di lei: della bimba castana dai grandi occhi scuri con una cicatrice appena sotto l'occhio.
Nell'ottobre del 2005 le indagini sembrano imboccare la pista giusta. Una speranza arriva da un filmino girato con un videotelefono da una guardia giurata davanti una banca di Milano. Nei pochi fotogrammi una bambina, Danas, in compagnia di una donna rom. Quelle immagini fanno il giro dell'Italia, rimbalzano da una tv all'altra. Mamma Piera giura: "E' lei Denise". Gli investigatori, però, sono cauti. Le segnalazioni si susseguono: la bimba è vista a Cremona, a Verona, a Bologna. Poi fuori dai confini italiani. Ma gli accertamenti danno ogni volta esito negativo: quelle bambine non sono Denise Pipitone.

E' il maggio del 2005 quando la pista della vendetta familiare trova nuovo impulso. Jessica Pulizzi, la sorellastra di Denise, all'epoca dei fatti 17enne, viene iscritta nel registro degli indagati. Per gli investigatori avrebbe un ruolo nel sequestro della bambina. A tradirla sarebbe stata una frase, pronunciata in dialetto, mentre aspetta di essere sentita in Questura pochi giorni dopo la scomparsa della bambina e registrata da alcune cimici. "Io a casa ci 'a purtai", dice Jessica alla madre che la interroga su dove fosse stata quel maledetto primo settembre. Il racconto di Jessica non convince gli investigatori, soprattutto perché il tabulato telefonico smentisce le dichiarazioni di Jessica. L'allora 17enne nelle ore in cui Denise spariva nel nulla si trovava proprio nella stessa zona del sequestro. A confermarlo ci sarebbero i segnali lasciati dal suo cellulare. Per gli investigatori nella vicenda della scomparsa di Denise si possono individuare due fasi: una prima che ha visto un coinvolgimento di Jessica Pulizzi e una seconda in cui la piccola potrebbe essere stata affidata a dei nomadi, che magari la sorellastra di Denise conosceva.

Mamma Piera non si arrende. "E' viva" ripete con ostinazione ai giornalisti, all'avvocato e agli investigatori. In occasione del settimo compleanno della sua Denise, si incatena persino davanti al Quirinale per chiedere una riforma della legge sul sequestro dei minori. E poi uno sciopero della fame per sensibilizzare l'opinione pubblica sul dramma della scomparsa di minori.
E' il 2007 quando le "verità" di Giuseppe D'Assaro gettano nello sconforto l'Italia intera. Il sedicente collaboratore si autoaccusa di aver gettato in mare il corpo senza vita della piccola. Ma nelle sue agghiaccianti rivelazioni l'uomo tira in ballo anche Rosalba Pulizzi, zia di Denise e sua ex moglie, sostenendo che dopo il rapimento la donna avrebbe portato la bambina nell'abitazione della figlia Giovanna e del genero Antonino Cinà, a Palermo. Lì la bimba sarebbe morta stroncata da una dose massiccia di tranquillanti. Rosalba Pulizzi e Giovanna D'Assaro negano. "E' un pazzo" dicono. "Nei confronti del mio ex marito - aggiunge Rosalba Pulizzi - provo rabbia e ribrezzo perché è un assassino, un pazzo. Io non potrei mai fare del male ad una bambina perche' sono una mamma". Per gli investigatori D'Assaro ha una scarsa attendibilità.
Anche Piera Maggio respinge l'ipotesi della morte. Con forza. "Mia figlia è viva - dice - ne sono certa. E' un legame il mio, che mi permette di andare avanti e di credere, so che lei è ancora su questa terra, ho dei segnali. D'Assaro è una persona malata, che forse aveva appreso qualcosa e ci ha costruito sopra le sue dichiarazioni farneticanti".

Gli unici due imputati sulla scomparsa di Denise restano Jessica Pulizzi, sorellastra della vittima, accusata di sequestro di persona e l'ex fidanzato di quest'ultima Gaspare Ghaleb, tunisino accusato solo di false dichiarazioni ai pm. La madre di Denise, Piera Maggio e suo marito, Tony Pipitone, si costituiscono parte civile al processo, così come il padre naturale Piero Pulizzi. Il processo si apre nel marzo dello scorso anno davanti al Tribunale di Marsala (Trapani) e continuano le udienze, che vedono sfilare sul banco dei testimoni la stessa Piera Maggio e altri famigliari della bambina.

Fonte: Adnkronos/Ing

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31 agosto 2011
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