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La si chiama guerra questa, oppure no?

Il Capo dello Stato assicura che l'Italia non è in guerra, ma i nostri aerei attaccano e i primi ad essere sequestrati dai libici sono italiani

21 marzo 2011

"L'Italia ha ufficialmente notificato al segretario generale dell'Onu e alla Lega araba la sua adesione alla coalizione che dà seguito alla risoluzione dell'Onu per la salvaguardia dei civili in Libia". E' questo l'annuncio fatto ieri dal ministro della Difesa Ignazio La Russa a margine della visita milanese del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Il titolare della Difesa ha annunciato che Italia, Usa, Gran Bretagna, Spagna, Francia, Canada e Danimarca sono i 7 Paesi che finora hanno aderito ufficialmente alla coalizione. Altri Paesi hanno annunciato la loro intenzione di aderire ma non lo hanno fatto ufficialmente, sono la Norvegia, gli Emirati Arabi, il Qatar e l'Australia.
Il compito assegnato dall'Onu alla coalizione non è colpire Gheddafi ma difendere i civili. "Il compito che le Nazioni Unite hanno assegnato ai singoli Stati e alla coalizione, per esempio alla Nato che noi continuiamo ad auspicare entri presto in campo, non è quello di intervenire sulle basi ma proteggere i cittadini libici, quindi il nostro compito principale resta questo", ha spiegato La Russa.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rispondendo a chi gli domandava se si sente di rassicurare gli italiani preoccupati per l'evolversi della crisi in Libia ha detto: "Sono del parere che non bisogna mai cedere alle paure, figuriamoci in questo caso". "Bisogna evitare allarmismi e assolute fantasie, fantasie che sono soltanto tese a suscitare timori immotivati", ha aggiunto il capo dello Stato, che ha infine affermato: "Non siamo entrati in guerra. Siamo impegnati in un operazione autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu".
Il ministro degli Esteri Franco Frattini, in un'intervista all'Avvenire, ha invece detto: "La nostra scelta è irreversibile, assolutamente irreversibile. Andremo avanti fino a quando il regime di Gheddafi non verrà rovesciato", ribadendo come in questo momento l'Italia non poteva "defilarsi". "Questo è il momento della responsabilità. E confermare l'impegno italiano è stata la scelta giusta perché era in gioco il prestigio internazionale e non potevamo certo correre il rischio di essere marginalizzati".

E mentre arriva la notizia che nuovi aerei italiani si sono alzati in volo verso la Libia, il governo Berlusconi si trova a dover gestire la scelta di aver aperto le ostilità contro il regime di Gheddafi. Decisione che alla Lega non piace (e non lo nasconde) e che provoca fibrillazioni nell'esecutivo. "Il maggior coraggio è a volte la cautela" ha detto ieri Umberto Bossi. Il leader del Carroccio ha aggiunto: "Penso che la posizione più equilibrata sia quella della Germania: era meglio essere più cauti". Cioè, ha attaccato il ministro delle Riforme, "la non partecipazione diretta ai raid. Ma poi ci sono ministri che credono di essere di più del presidente del Consiglio e parlano a vanvera" e mettono a disposizione degli alleati ben più delle sole basi. Di sicuro, ha denunciato poi Bossi, con i bombardamenti alla Libia "ci porteranno via petrolio e gas, e verranno in Italia milioni di immigrati".
Berlusconi, durante il cdm straordinario di stamattina, avrebbe spiegato a Bossi "che un'altra strada non esisteva" e che l'Italia non poteva rischiare di rimanere ai margini e subire solo le conseguenze di quanto deciso da altri. Soprattutto in vista dell'emergenza immigrati e profughi.
Con un occhio alle polemiche interne della Lega, il titolare della Farnesina ha spiegato che "se la conseguenza dello scontro libico dovesse davvero essere un'ondata migratoria, l'Italia avrà uno straordinario argomento in più per rivendicare il burden sharing con l'Europa".
Intanto, il Carroccio lavora ad una risoluzione che chiederà il rispetto degli accordi commerciali su gas e petrolio, l'assoluto rispetto della risoluzione Onu, la necessità di un coordinamento Nato, l'assunzione di responsabilità dei paesi della coalizione a farsi carico di una quota di profughi, il blocco navale per contrastare l'immigrazione clandestina e prevenzione e contenimento delle infiltrazioni terroristiche. Sul documento potrebbe esserci - sempre secondo quanto si apprende - una convergenza del Pdl. "Se accadrà, vedremo. Per ora mi sembra ci sia condivisione delle nostre clausole che sono sono tutte di buonsenso" ha detto il ministro leghista Roberto Calderoli.
"Stiamo lavorando ad una risoluzione che prevede che tutti i paesi europei si facciano carico degli arrivi - ha aggiunto il ministro dell'Interno Roberto Maroni - Spero che tutto il parlamento voti la risoluzione, dopodichè tutto il governo continuerà a fare pressione per ottenere".

Nonostante la rassicurazione arrivata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la preoccupazione degli italiani aumenta di ora in ora. Da ieri il livello di vigilanza negli aeroporti italiani è stato innalzato, così come sono aumentati ii controllo in conseguenza della circolare di sabato la quale il Dipartimento di pubblica sicurezza sollecitava i responsabili provinciali dell'ordine pubblico, prefetti e questori, ad aumentare il livello di sorveglianza alle frontiere aeree e marittime italiane in considerazione degli sviluppi della crisi libica.
Controlli mirati sono in corso a Fiumicino e presso diversi altri scali sul territorio. Mentre da stamane l'aeroporto civile 'Vincenzo Florio' di Trapani Birgi è chiuso, dopo la decisione presa ieri dai vertici dell'Aeronautica e quelli dello scalo civile. Nello scalo trapanese, a ridosso dell’aeroporto militare dove è di stanza il 37esimo Stormo dell’Aeronautica militare e da dove sono partiti ieri sera i Tornado per colpire la contraerea libica, le sale sono deserte. All’ingresso vi sono solo alcuni passeggeri arrivati qui per poi prendere i pullman della Ryanair che li condurrà allo scalo Falcone e Borsellino di Palermo. Intanto nella base militare la notte è passata tranquilla in attesa di nuovi ordini.
I voli cancellati oggi nell’aeroporto sono stati 30 e questo costringerà 1.920 passeggeri a partire con i pullman della Ryanair per recarsi nell’aeroporto di Palermo. "Mi auguro che questo blocco duri poco", ha detto Salvatore Ombra, presidente dell’Aigest, la società di gestione dello scalo trapanese 'Vincenzo Florio', "per limitare i danni ai passeggeri".
Dopo la chiusura dello scalo è scoppiata la protesta dei quasi 100 impiegati interinali che prestano servizio presso l'aeroporto 'Vincenzo Florio'. All'ingresso dello scalo sono apparsi diversi cartelloni di protesta tra cui spicca: "La guerra la state facendo a noi" e ancora "Proteggiamo la Libia? E a noi chi ci protegge", oppure "Lo scalo chiuso porterà al collasso l'intera provincia". A farsi portavoce della protesta è Paolo Pellegrino, interinale con un contratto che scadrà il prossimo 31 marzo. "Penso proprio che non mi rinnoveranno il contratto interinale - ha spiegato -. Non abbiamo ancora avuto comunicazioni ufficiali ma con lo scalo chiuso saremo tutti a casa". Oggi pomeriggio ci sarà un'assemblea tra gli impiegati per decidere la forma di protesta da attuare. "Vediamo cosa succederà nelle prossime ore e poi decideremo come agire", ha detto Pellegrino.
Intanto poco dopo le 14:00 due F16 italiani di stanza nella base militare di Trapani Birgi sono decollati dall'aeroporto militare siciliano. Pochi istanti dopo è decollato anche un elicottero italiano. Non si conosce ancora la destinazione dei veivoli appena decollati.

I primi "prigionieri di guerra"? - C'è preoccupazione per l'equipaggio dell'Asso 22, un rimorchiatore italiano prima trattenuto nel porto di Tripoli da uomini armati e poi ripartito verso Ovest. A bordo ci sono otto italiani, due indiani e un ucraino.
Il rimorchiatore aveva riportato a Tripoli alcuni dipendenti libici della National Oil Corporation, il colosso petrolifero di Tripoli, quando alcuni uomini armati, tra cui uno che si sarebbe qualificato come il comandante del porto, hanno fermato l'equipaggio, impedendo alla nave di ripartire.
L'Asso 22 è di proprietà della società 'Augusta Offshore spa' di Napoli, specializzata nel servizio di assistenza alle piattaforme petrolifere e in attività di esplorazione. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto che "non si può escludere un sequestro" ed ha annunciato che il rimorchiatore con gli uomini armati a bordo "sta facendo rotta verso una raffineria dell'Eni".
A bordo del rimorchiatore vi sono anche i marittimi siciliani Graziano Scala, 33 anni, Salvatore Boscarino, 51 anni, Antonino Arena, di 35 e Giorgio Coppa di 24, questi ultimi tre di Pozzallo (RG). La moglie di Boscarino avrebbe sentito l'ultima volta il marito sabato sera e l'uomo le avrebbe detto che stavano tutti bene e che erano stati sequestrati da gendarmi libici.
Il sindaco di Pozzallo Giuseppe Sulsenti, che sta seguendo la vicenda attraverso la Farnesina, esprime forte preoccupazione per i concittadini e si dice vicino alle famiglie. Boscarino, padre di 6 figli, è capomacchina, Arena è ufficiale di coperta, Scala è marinaio. Si erano imbarcati per andare in Libia lo scorso 10 marzo a Napoli. "Mio marito mi ha chiamato intorno alle 19 di ieri (sabato, ndr), mi ha detto di stare bene e di non preoccuparmi. Ha chiuso poi la conversazione dicendo che mi avrebbe richiamato. Ma da ieri non riesco più a sentirlo", ha detto Rosaria Agnello Modica, moglie del capomacchina. "Sono preoccupatissima - ha aggiunto - perché le notizie che si sentono in televisione non mi possono lasciare serena. In questo momento è difficilmente mantenere la calma, non posso parlare molto perché i miei figli piangono".
Questa mattina, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervenendo al programma 'La telefonata' di Maurizio Belpietro, ha detto che gli otto italiani "sono ancora sul rimorchiatore, che non ha toccato terra, non sono sbarcati". "Si sono diretti verso ovest, ma non sappiamo dove veramente sono diretti perché vanno zig zagando e a bordo ci sono militari libici armati".
La situazione è seguita con attenzione dalla Farnesina, che la definisce "fluida" e ritiene "prematura" ogni valutazione. Alla Turchia, che in questo momento sostiene gli interessi dell'Italia in Libia dopo la chiusura dell'ambasciata, è stato chiesto di "fare un passo presso il governo libico - ha spiegato Frattini - per avere immediatamente il via libera alla partenza di questa nave italiana". Il ministro La Russa, fa invece sapere che la Difesa è pronta "a intervenire con qualsiasi strumento per l'evacuazione dell'equipaggio".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Repubblica.it, Corriere.it, Lasiciliaweb.it]

 

 

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21 marzo 2011
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