La "sofferenza" della pesca siciliana si presenta a Slow Fish

La Regione Sicilia partecipa al grande evento di Slow Food nella speranza di mettere in rilievo la grave crisi che sta attraversando il settore ittico

25 maggio 2011

Venerdì prossimo prende il via il Salone del pesce sostenibile, Slow Fish, organizzato da Slow Food. L'evento di grande rilevanza, che si svolge ogni due anni a Genova, vedrà la partecipazione anche della Regione Sicilia, che con l'Assessorato Risorse Agricole e Alimentari Dipartimento Interventi per la Pesca, vi sarà presente per la terza volta consecutiva con un'Isola del gusto.
Sicuramente una grande opportunità per l'immagine del settore ittico siciliano, così come affermato da Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto della pesca di Mazara del Vallo: "Slow Fish l'occasione per presentare il disciplinare del gambero del Canale di Sicilia. Esso servirà a dare una maggiore trasparenza e quindi maggiori garanzie al consumatore. Del resto la vendita del gambero rappresenta il cinquanta per cento del fatturato della pesca siciliana. Occorre dunque un maggiore controllo che andrà a coinvolgere i vari comparti della filiera. Tutto questo per dare la giusta dignità ad un prodotto siciliano e contrastare le contraffazioni".

L'attenzione, però, dovrà essere puntata anche sullo stato della pesca nel Mediterraneo, sui problemi e soprattutto sulle prospettive. Infatti in quest'ultimo periodo la pesca siciliana, e in particolare il compartimento catanese, sta vivendo un preoccupante periodo. Legacoop ha individuato alcune delle cause che stanno facendo "soffrire" il settore: il caro gasolio, le nuove tabelle d'armamento per i pescherecci e ancora la diminuzione del pescato, che rende da molte settimane praticamente nulla ogni battuta nella costiera ionica.
Legacoop Pesca Sicilia insieme a Confcooperative - Federcoopesca Sicilia, Federpesca Sicilia e Fai Cisl hanno elaborato alcune proposte: una delle ipotesi è di ridurre "le tabelle di armamento da 19 a 4 e di differenziare le categorie tra le barche, non più in base alla lunghezza dello scafo ma alla potenza del motore". Da lunedì la tabella è sul tavolo del comandante della Capitaneria di Porto che ne valuterà l'applicabilità.
A denunciare i problemi del settore, durante un incontro con i pescatori, tenutosi ieri alla Capitaneria di Porto, sono stati il presidente di Legacoop Pesca Sicilia Pino Gullo, il presidente provinciale di Legacoop Giuseppe Giansiracusa e Gioacchino Salvini, presidente dell'Associazione Pescatori dello Ionio.
Tabella a parte, rimane il problema del caro gasolio. Secondo quanto emerso dall'incontro "il costo di quello da trazione è aumentato del 40% negli ultimi 12 mesi". Come se non bastasse i pescatori catanesi lamentano pure "un'anomala diminuzione di pescato", situazione che, a loro dire, "li accomuna ai colleghi degli altri dieci compartimenti isolani".
"Siamo davanti ad una situazione straordinaria che necessita di risposte straordinarie - ha dichiarato Gullo - e l'appello che noi di Legacoop Pesca Sicilia poniamo all'attenzione della Regione è quello di una immediata iniziativa volta alla tempestiva 'Dichiarazione dello Stato di crisi del settore ittico'".

Ma gli stenti e la sofferenza del settore pesca in Sicilia sono stati denunciati già nei mesi scorsi proprio da Giovanni Tumbiolo del Distretto della pesca di Mazara del Vallo. Lo scorso mese di marzo Tumbiolo denunciava: "Quattromila e cinquecento posti di lavori persi nell'ultimo triennio, una riduzione del pescato siciliano del 30% dal 2009 a oggi, una paradossale diminuzione dei prezzi alla banchina di molte specie insieme all'aumento costante e vertiginoso dei costi di produzione - in primo luogo quelli energetici - uniti alle forti tensioni e alla conseguente militarizzazione delle zone tradizionali di pesca". Tumbiolo sottolineava la necessità che la pesca siciliana "si presenti unita e coesa, avendo la capacità di fare sintesi. Solo così potrà diventare un serio interlocutore dell'Ue e delle istituzioni nazionali ed internazionali ove si decidono le sorti della pesca, anche quella siciliana [...] Solo coesi possiamo avere un'importante voce in capitolo affinchè la questione pesca non continui ad essere depennata dall'agenda dei governi e i pescatori siciliani possano ritornare a pescare serenamente in quei mari dove vantano, non dimentichiamolo, un diritto storico".

[Informazioni tratte da Ansa, GdS.it, €conomiaSicilia.com, Adnkronos/Ing, Lasiciliaweb.it]

 

 

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25 maggio 2011

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