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La soluzione è nell'inceneritore

Berlusconi prende in carico l'emergenza rifiuti a Palermo: "Risolveremo tutto come a Napoli"

22 maggio 2010

Silvio Berlusconi avrebbe preso in carico la situazione dei rifiuti nel Palermitani, incendivando la costruzione di un inceneritore e affidando un ruolo operativo al ministro Stefania Prestigiacomo. Secondo fonti vicine al governo trapelate dalla stampa, il presidente del Consiglio avrebbe affrontato l'argomento durante una riunione del Consiglio dei ministri. Il Cavaliere avrebbe parlato di "situazione preoccupante, di interventi immediati magari rifacendo lo stesso lavoro compiuto a Napoli".
Il premier, riferiscono le fonti, avrebbe citato la celerità con cui è stato costruito l'inceneritore ad Acerra e così ha invitato la Prestigiacomo a studiare bene come è possibile agire per risolvere il problema. Il titolare dell'Ambiente, infatti, durante la riunione di governo, avrebbe sottolineato che i tempi della burocrazia frenano la costruzione di inceneritori. Sull'argomento sarebbe intervenuto anche il guardasigilli Angelino Alfano rimarcando la necessità di un'attenzione maggiore per la criticità che la situazione sta assumendo settimana dopo settimana.
Secondo il ministro Prestigiacomo la soluzione per risolvere l’emergenza è la realizzazione di nuovi termovalorizzatori, più piccoli e moderni: "Il governo regionale ha bloccato i termovalorizzatori ma non ha realizzato un piano alternativo. Con il risultato che le discariche sono quasi sature e fra un anno o poco più non ci sarà dove smaltire i rifiuti". E allora, ecco la soluzione allo studio a Roma: "Io sarai – ha spiegato Stefania Prestigiacomo – per realizzare al massimo tre impianti più piccoli e moderni di quelli ipotizzati da Cuffaro".

Intanto, il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha scritto al presidente del Consiglio chiedendo di partecipare alla discussione e al voto sull'argomento, in Consiglio dei ministri, ritenendo che la materia sia tra quelle di sicuro interesse della Regione.
"Nel ringraziare il presidente del Consiglio per l'attenzione e la cura dimostrate nei confronti della Regione siciliana", Lombardo riassume nella nota il percorso che ha portato il governo regionale alla definizione di un nuovo piano di raccolta e smaltimento dei rifiuti. "Un percorso - scrive il governatore - di risanamento dei guasti consumati negli anni in cui la gestione dei rifiuti è stato il luogo in cui "gli interessi criminali si sono saldati alle disfunzioni organizzative".
Per Lombardo "esempio canonico di questa sintesi è la gara per la realizzazione dei quattro termovalorizzatori, bocciata dalla Corte di giustizia europea". "Non c'è - continua Lombardo - una ostilità preconcetta rispetto all'adozione di una congrua soluzione tecnologica. In questo senso l'Assemblea regionale ha, con voto unanime, previsto con la legge regionale n. 9, approvata lo scorso 8 aprile, il ricorso a trattamenti di incenerimento dei rifiuti che garantiscano le prescrizioni della direttiva comunitaria 2008/98/CE. Per definire la questione - conclude Lombardo - potrebbe essere utile un confronto e una determinazione in Consiglio dei ministri, così come previsto dallo Statuto regionale".

Secondo il senatore del Pd Giuseppe Lumia, è chiara la volontà di "creare emergenza" per riprendere l'affare incenertiori. "Berlusconi non può commissariare la Sicilia. La Sicilia non è la Campania. Il gioco è chiaro: si vuole creare ad arte l’emergenza per riproporre il grande affare dei quattro inceneritori su cui la mafia e certa politica avevano già messo le mani". "I quattro inceneritori – ha spiegato Lumia – non sono la soluzione, ma il problema dentro cui ha buon gioco il sistema di intermediazioni burocratico-clientelari e affaristico-mafiose. La responsabilità del caso rifiuti a Palermo è del sindaco e degli Ato. Strutture, quest’ultime, caratterizzate da sprechi, clientele, inefficienti e infiltrazioni mafiose". "L’unica soluzione – ha detto ancora Lumia – è il Piano regionale dei rifiuti, voluto fortemente dal Pd e approvato dall’Assemblea regionale siciliana. Una risposta moderna che investe sulla raccolta differenziata, responsabilizza i Comuni, evita che i rifiuti stiano sulle strade, riduce le tasse ai cittadini e tiene lontana la mafia da qualsiasi tentativo di infiltrazione. Bisogna evitare, quindi, che il Piano rifiuti sia sabotato da quelle forme striscianti di boicottaggio politico e burocratico".
Immediata la reazione del sindaco di Palermo, Diego Cammarata, che ha attaccato Lumia e Antonello Cracolici, presidente del gruppo parlamentare del Pd all'Ars: "Le dichiarazioni di Lumia e Cracolici mostrano ancora una volta l'incapacità manifesta di affrontare i problemi in chiave risolutiva e l'evidente propensione ad aprire sempre nuovi fronti di polemica. Gettare ombre sugli interventi proposti dal presidente Berlusconi è un pretesto per nascondere i veri problemi. Sfido chiunque oggi a girare per la città e parlare di emergenza rifiuti. La verità è che si vogliono utilizzare pretesti di ogni tipo per lasciare stagnanti i problemi che invece possono essere risolti come ha dimostrato di volere e sapere fare il presidente Berlusconi in Campania". "Non è un caso, del resto - ha aggiunto Cammarata -, che Cracolici e Lumia siano esponenti dello stesso partito che in Campania ha determinato la gravissima emergenza rifiuti che tutti noi abbiamo conosciuto e alla quale in Sicilia non intendiamo rassegnarci. Il Pd oggi è al governo e sostiene la maggioranza della regione. Facciano loro le gare e decidano gli interventi per risolvere davvero la situazione. Noi ci fidiamo, purchè si voglia davvero fare qualcosa per la Sicilia".
Alle dichiarazione del Sindaco di Palermo ha subito risposto il senatore Lumia: "Cammarata ha perso un'occasione per stare in silenzio ed evitare di mostrare la sua incapacità di sindaco e di avvocato d'ufficio di Berlusconi. La città di Palermo versa in condizioni drammatiche a causa sua e della sua amministrazione. Proprio lui accusa il Pd di non saper affrontare i problemi in chiave risolutiva quando è sotto gli occhi di tutti il suo completo disinteresse e la sua totale mancanza di progettualità nei confronti della città".

Parere positivo sull'imediata costruzione degli inceneritori invece arriva dal sindacato Uil. "Non si può ignorare il fatto che, anche con il sistema di raccolta differenziata più elaborato del mondo - dal quale siamo ben lontani - una parte dei rifiuti deve comunque essere bruciata attraverso i termovalorizzatori. Chi finge di ignorare tutto questo è assolutamente in malafede”. Questa la chiara affermazione di Claudio Barone, segretario regionale della Uil Sicilia, che aggiunge: "Confermiamo la nostra contrarietà a portare avanti il sistema delle discariche, più inquinanti dal punto di vista ambientale, e non solo. E’ necessario smaltire i rifiuti attraverso i termovalorizzatori. Bisogna pensare alla costruzione di questi impianti, magari più piccoli e dislocati in modo diverso rispetto al vecchio piano, o in alternativa formalizzare accordi per vendere i nostri rifiuti ai termovalorizzatori fuori dalla nostra regione”". E conclude: "Davanti a un problema così importante bisogna finirla con le semplificazioni ideologiche, entrare nel merito delle scelte da fare e assumersi le responsabilità senza furberie strumentali".

La lunga storia dei termovalorizzatori in Sicilia - La lunga storia dei termovalorizzatori siciliani, finiti sotto inchiesta prima ancora di essere realizzati, potrebbe essere scritta nell'enorme mole di documenti sequestrati ieri dalla Guardia di Finanza. Centinaia di pagine acquisite dalle Fiamme Gialle negli archivi delle società che si aggiudicarono la gara per la costruzione - poi annullata dalla Corte di Giustizia Europea - che potrebbero rivelare un accordo spartitorio tra imprenditori interessati ad accaparrarsi i lavori, presunte infiltrazioni mafiose e funzionari pubblici compiacenti pronti a chiudere un occhio in cambio di tangenti. Un affare di 4 miliardi di euro stoppato da una sentenza che, nel 2007, bocciò la gara per difetto di publicizzazione. Ma secondo i pm della dda di Palermo Nino Di Matteo e Sergio De Montis che hanno aperto l'inchiesta nella vicenda ci sarebbe ben altro che vizi di forma.
La vicenda dei termovalorizzatori emerge in diverse inchieste: quella per concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro; quella sul progetto di realizzazione dell'inceneritore di Bellolampo. Spunti investigativi messi insieme dai pm dopo la presentazione in Procura di un dossier sugli impianti da parte dell'assessore regionale all'Energia Piercarmelo Russo, più volte sentito dai magistrati. Come il governatore siciliano Raffaele Lombardo che ieri, a sorpresa - l'interrogatorio era stato fissato per oggi - si è presentato al palazzo di giustizia per parlare, come persona informata sui fatti, di una vicenda da lui stesso denunciata pubblicamente davanti all'Assemblea Regionale Siciliana e alla Commissione parlamentare sui Rifiuti. Il dossier del governo regionale, dunque, è l'ultimo campanello d'allarme che induce i pm a disporre un'indagine generale su tutti e quattro gli impianti.

E per far luce sul business incompiuto, definito da Lombardo "l'affare del secolo", la Procura ha delegato alla Finanza la perquisizione delle sedi di tutte le associazioni temporanee di impresa vincitrici della gara, delle società consortili e dell'Arra, l'agenzia regionale dei rifiuti e delle acque che fu l'ente appaltante. L'ipotesi investigativa è quella di un accordo di cartello tra le quattro Ati aggiudicatarie che, con la compiacenza di funzionari pubblici a cui sarebbero andate tangenti, si sarebbero spartite a tavolino i lavori e poi, dopo la bocciatura europea, avrebbero fatto andare deserte le gare successive per indurre la Regione ad abbandonare la strada del bando pubblico. Un'intesa, quella ipotizzata, che risalirebbe a prima del 2002 quando, attraverso l'Arra, la Regione bandì la gara. Della vicenda si occuparono l'ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, in qualità di commissario straordinario dell'emergenza rifiuti, e il suo vice Felice Crosta. Ad aggiudicarsi l'appalto furono quattro raggruppamenti di imprese: la Pea di cui faceva parte la Safab, poi coinvolta in un'inchiesta di corruzione, la Platani Energia Ambiente, la Tifeo e la Sicil Power. Tre Ati erano capeggiate dal gruppo Falck e uno da Waste Italia. Diversi i punti da chiarire: dalla partecipazione alla gara di un'impresa, la Altecoen, priva di certificazione antimafia - la ditta venne estromessa, ma la gara proseguì -, alla costituzione delle ati in presenza dello stesso notaio.
E ancora i criteri scelti per l'individuazione dei siti sui quali dovevano sorgere i termovalorizzatori: Palermo, Casteltermini, Augusta e Paternò. Aree individuate, su previsione del bando, dalle stesse ditte che avevano presentato le offerte teoricamente al buio senza la minima sovrapposizione territoriale. La gara fu però annullata dalla Corte di Giustizia Europea che contestò il mancato rispetto della procedura di evidenza pubblica imposta dalla direttive europee. Le due successive bandite l'anno scorso sono andate deserte.

[Informazioni tratte da Ansa, La Siciliaweb.it, Repubblica/Palermo.it]

- Palermo come Napoli (Guidasicilia.it, 08/05/10)

- Si cominci con le bonifiche delle discariche (Guidasicilia.it, 17/05/10)

- 100mila tonnellate di percolato! (Guidasicilia.it, 21/05/10)

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22 maggio 2010
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