La "stabilità" della povertà

Nel 2009, così come nel 2008, otto milioni di italiani "vivono" con soli mille euro al mese

20 luglio 2010

Rimane stabile nel 2009, nonostante la crisi economica, il numero di persone e famiglie povere in Italia. Lo ha rilevato l'Istat nel suo rapporto annuale sottolineando che le famiglie in condizioni di povertà relativa sono 2 milioni 657 mila e rappresentano il 10,8% delle famiglie residenti; si tratta di 7 milioni 810 mila individui poveri, il 13,1% dell'intera popolazione. Ma le condizioni peggiorano tra gli operai e nel Mezzogiorno dove vive in condizioni di povertà oltre una famiglia su 5 (il 22,7%).
Nel 2009, rileva ancora l'Istituto di statistica, sono invece 1.162mila le famiglie (il 4,7% dei nuclei residenti) in condizione di povertà assoluta per un totale di 3 milioni e 74 mila individui (il 5,2% dell'intera popolazione). Ambedue i fenomeni risultano sostanzialmente stabili rispetto al 2008.
La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile per persona, che nel 2009 è risultata di 983,01 euro (17 euro in meno rispetto al 2008).

Due le ragioni per le quali il numero dei poveri non è né aumentato né diminuito. Nel periodo considerato, l'80% del calo dell'occupazione ha colpito i giovani, in particolare quelli che vivono nella famiglia di origine, mentre due ammortizzatori sociali fondamentali hanno mitigato gli effetti della crisi sulle famiglie: la famiglia, che ha protetto i giovani che avevano perso l'occupazione e la cassa integrazione guadagni, che ha protetto i genitori dalla perdita del lavoro (essendo i genitori maggioritari tra i cassaintegrati).
La situazione è però allarmante nel Mezzogiorno dove, pur rimanendo pressoché identico il numero delle famiglie assolutamente povere, le loro condizioni medie sono peggiorate. Comunque, secondo le rilevazioni dell'Istat, il Sud conferma gli elevati livelli di incidenza della povertà raggiunti nel 2008 (22,7% per la relativa, 7,7% per l'assoluta) e mostra quindi un aumento del valore dell'intensità della povertà assoluta (dal 17,3% al 18,8%).
L'incidenza di povertà assoluta aumenta, tra il 2008 e il 2009, per le famiglie con persona di riferimento operaia, (dal 5,9% al 6,9%), mentre l'incidenza di povertà relativa, per tali famiglie, aumenta solo nel Centro (dal 7,9% all'11,3%). L'incidenza diminuisce, invece, a livello nazionale, tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dall'11,2% all'8,7% per la povertà relativa, dal 4,5% al 3,0% per l'assoluta), più concentrate al Nord rispetto al 2008. [Adnkronos/Ign]

 

 

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20 luglio 2010

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