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La storia di Zach, a 16 anni in una clinica cristiana americana per ''guarire'' dall'omosessualità

Il New York Times ha raccontato la storia di Zach dopo averla letta nel suo blog

22 luglio 2005

Il 17 maggio del 1990 l'Assemblea generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) eliminava l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali intendendo così mettere fine a più di un secolo di omofobia medica. L'omosessualità non era più definita come malattia e di conseguenza l'omosessuale non era più un malato.
Ciò risulta sulla carta, scritto sopra un documento sottoscritto da un importante organizzazione, ma la coscienza di troppa gente ci dice che tale informazione è passata male o non è passata del tutto.
Esistono ancora genitori che sperano che il proprio figliolo guarisca da quella insanità mentale che lo rende non tanto ''diverso'', ma chissà a quale destino può essere destinato un figlio così. Esistono cliniche cristiane dove vige la convinzione di poter far ''guarire'' chi è ''affetto'' da omosessualità con corsi intensivi a base di Bibbia e isolamento.

E cosa c'è dietro a queste cliniche, americane, c'è lo ha fatto sapere involontariamente Zach, un adolescente gay del Tennessee, grazie al suo blog rintracciato dal 'New York Times' che ha voluto raccontare la sua storia.
Non è stato tanto il venire fuori allo scoperto dell'adolescente su un blog a destare l'attenzione della 'blogsfera', ma piuttosto la sua denuncia e il suo stato di confusione dopo che i genitori gli hanno detto di volerlo mandare a seguire un programma di riabilitazione per omosessuali.
In uno degli ultimi 'post' che Zach è riuscito a scrivere prima di essere rinchiuso per sei settimane nella clinica 'Refuge', un campo creato a Memphis dall'associazione cristiana 'Love in Action', il ragazzo ha scritto: ''Per loro sono una persona sbagliata che non sta sul cammino che Dio l'ha chiamato a seguire. E allora sto qui seduto in lacrime proprio come tutti gli altri ragazzi come me che si lamentano sul loro blog dei loro genitori, e non posso farne a meno... E' come un campo di addestramento militare. Anche se dovessi venirne fuori etero sarei talmente depresso e instabile che non sarebbe servito a nulla''.
La notte prima di entrare nel campo Zach ha poi scritto: ''Prego perché tutto questo finisca presto... Non sono uno che si toglierebbe la vita, non sono uno da suicidio, credo sia stupido, ma al momento non riesco solo a pensare ad altro - no non mi voglio uccidere - ma non faccio altro che pensare ad ammazzare me e mia madre''.

La storia di Zach, conosciuta subito nel mondo dei bloggers, una volta arrivata al grande pubblico tramite il New York Times, ha scatenato una grande baraonda. Il 12 giugno scorso la polizia dello stato del Tennessee ha ispezionato il campo 'Refuge' per assicurasi che non si verificassero abusi sui giovani ospiti, proprio dopo che in pochi giorni il diario online di Zach ha fatto il giro della rete. L'ispezione non ha portato a riscontrare segni evidenti di abusi sui ragazzi.
Il primo commento arrabbiato e preoccupato, dopo le parole di paura e preoccupazione scritte da Zach sul suo blog è stato quello di un musicista di Memphis, E. Friedman: ''Dovresti andartene da casa, troveresti amici che ti possono aiutare''. Zach ha risposto: ''Non posso, voglio avere la mia infanzia. Se questo è quello che devo fare per averla allora lo faro''.
Anche sul sito della associazione 'Love in Action' sono arrivate più di 80mila email con la richiesta di ''liberare'' Zach e di lasciarlo venire via dalla clinica.
Il reverendo John Smid, direttore esecutivo di 'Love in Action', non ha voluto discutere nei dettagli la situazione personale di Zach per questioni di privacy, ma ha commentato così l'ondata di proteste e di email arrivate al suo sito: ''Hanno deciso che deve essere liberato. Ma forse nemmeno lui lo vuole, forse non ha davvero la personalità adatta a sopportare tutto questo''.

Il programma del campo 'Refuge', che non prevede una completa trasformazione da omosessuale in eterosessuale, ma una ''diminuzione della tendenza'' fino a fare scomparire il desiderio sessuale verso persone del proprio sesso, non sempre ha avuto gli effetti desiderati. Se lo stesso reverendo Smid, un tempo gay, dice che ora non prova più nessun tipo di attrazione per gli uomini, altri raccontano quanto sia difficile rinunciare alle proprie vite e fingere di esser qualcosa di diverso.

Le sei settimane di Zach, comunque, finiscono la prossima settimana.
Nel suo ultimo post prima dell'ingresso nel campo ha ringraziato tutti quelli che dalla rete lo hanno appoggiato con più di 1700 commenti e messaggi sul suo blog: ''Non vi preoccupate, ce la farò. Hanno detto che che le cose andranno meglio, che il programma funzioni o no. Speriamo solo che non stiano mentendo''.
Noi tutti lo speriamo per il bene di Zach.

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22 luglio 2005
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