La storia infinita... Il ponte non si fà, però se qualcuno lo vuole fare lo può fare, ma non è una priorità...

07 ottobre 2006

La gigantesca ombra del Ponte sullo Stretto di Messina continua ad oscurare la visuale, nonostante il governo nazionale abbia più volte detto, ripetuto, ribadito che la costruzione del ponte non fa parte, assolutamente, delle opere da ritenere prioritarie. Ed infatti, mai nessun veto è stato messo alla costruzione in assoluto, ma soltanto ad una costruzione imminente.
Tra l'altro le recenti parole del ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, hanno ben spiegato le posizioni del governo riguardanti l'affaire ponte, posizioni per niente chiare, che rimandano il problema a data da stabilire per tenere buoni chi sta dalla parte del ''pro'' e chi dalla parte del ''contro''.
A chi grida che bloccare la costruzione del ponte sullo Stretto sarebbe una palese azione contro la Sicilia e che si manderebbero in malora interessi nazionali, il governo dice: ''Attenzione, chi vi ha detto di non fare il Ponte? Noi non lo possiamo fare, ma se voi siete capaci potete benissimo iniziare a costruire''. A chi, con sguardo severo e voce grossa, rimbrotta e scalcia dicendo che la ciclopica opera sarebbe una cattedrale nel deserto e uno scempio di dimensioni colossali, il governo risponde: ''Attenzione, noi non abbiamo assolutamente intenzione di costruirlo. Nel programma dell'Unione avete per caso letto il contrario?''.
Una botta al cerchio e una alla botte... Proprio come potrebbe benissimo dire il ministro Di Pietro.

Il tramonto del Ponte sullo Stretto di Messina sembrava averlo scorto, laggiù in lontananza, dopo aver sentito qualcuno che parlava della trasformazione della società ''Stretto di Messina  Spa''. Questa sarebbe dovuta diventare un laboratorio di fattibili idee infrastrutturali e di tutela per l'ambiente, un luogo dove ingegneri, architetti, biologi marini, geografi, geofisici e ''chinevuolemetterealtrilofacciapure'', avrebbero dovuto raccogliere tutto il lavoro svolto in decenni dal personale della società (lavoro costato tante Lire e tanti Euro) e sviluppare progetti alternativi ed innovativi. Insomma, una proposta sicuramente affascinante, ma che è rimasta solo una proposta.
Infatti, sembra che il Ponte sullo Stretto di Messina esca dalla porta ma rientri dalla finestra.
Il collegato fiscale alla Finanziaria prevede infatti il disimpegno di Fintecna nel capitale della società Stretto di Messina Spa istituita per legge nel 1971. Ma da una revisione apportata proprio a quella legge dal decreto in questione sembra evincersi che: 1) la società non verrà cancellata, 2) la Stretto di Messina Spa non verrà sostanzialmente modificata nella propria missione.
La società resta in piedi con la missione originaria e cioè quella di realizzare il collegamento stabile viario e ferroviario e di altri servizi pubblici fra la Sicilia e il Continente. E se è prevista l'uscita dell'azionista di maggiore peso nulla esclude che l'impegno potrà essere assunto da ''una società per azioni al cui capitale sociale partecipano Anas Spa, le regioni Sicilia e Calabria, nonché altre società controllate dallo Stato e amministrazioni ed enti pubblici''.
Quindi, come abbiamo detto prima, il governo non ha detto della costruzione del Ponte: ''Fatto finito! Chiuso!''. No. Lo ha, come dire... congelato in attesa di nuove prospettive.

Certo la società Stretto di Messina Spa non è più esattamente quella di qualche tempo fa, ossia a per questa non sarà più tanto facile risucchiare risorse come se fosse acqua fresca, ma la circostanza non esclude che si vada avanti con il Ponte. ''Tale società per azioni - si legge anche nel collegato alla Finanziaria - è altresì autorizzata a svolgere all'estero, quale impresa di diritto comune e anche attraverso società partecipate, attività di individuazione, progettazione, promozione, realizzazione e gestione di infrastrutture trasportistiche e di opere connesse''.
Il motivo di mantenere in vita la società concessionaria della costruzione del Ponte, senza stravolgerle i connotati, per ora pare risolvere principalmente un altro nodo e cioè quello relativo alla definizione dei rapporti con l'Impregilo che si è aggiudicata la nomina di General Contractor. Il ministro Di Pietro ha dato mandato ad Anas (adesso presieduta da Pietro Ciucci, ex amministratore delagato della Stretto di Messina Spa) di trovare la soluzione meno onerosa possibile per risolvere la faccenda. Non a caso dopo il disimpegno di Fintecna proprio al gestore della rete stradale e autostradale italiana tocca il ruolo di maggior interlocutore nella Stretto di Messina Spa. E sempre ad Anas tocca un ruolo di primaria importanza nei lavori su cui verranno dirottati i fondi impegnati originariamente per il Ponte.

Rispettati i patti con l'Impregilo, poi ci sono le prospettive futuribili, che derivano proprio dalla mancata cancellazione della Stretto di Messina Spa. Il collegato alla Finanziaria prevede infatti che l'impegno di Anas nella Stretto di Messina Spa venga mantenuto, impegno che non è escluso possa essere anche incrementato.
Una prospettiva che sicuramente farà felice il presidente della Regione siciliana Totò Cuffaro, che di fronte alle resistenze sul Ponte del Governo Prodi aveva più volte tuonato: ''Ce lo faremo da soli''.
Proposta, se così vogliamo chiamarla, che ha trovato la benedizione del ministro Di Pietro che ha addirittura offerto a Cuffaro il progettone del Ponte a ''zero euro''.
Quindi, col progetto a gratis, basta solo trovare i soldi per comprare quello che serve e per mantenere in piede la Stretto di Messina Spa. Nessun problema: Fintecna nel 2003 aveva dato la propria disponibilità a un aumento di capitale nella Stretto di Messina Spa pari a circa 1,7 miliardi di euro rispetto a un totale deliberato di 2,5 miliardi (il restante 30 per cento era stato sottoscritto per parti uguali da Anas e Rfi). Di quella cifra sono giunte effettivamente nelle casse di Stretto di Messina Spa un centinaio di milioni di euro che a questo punto garantiscono la sussistenza delle strutture della società.

E non è finita qui. Siccome per il governatore Totò ''Qui si fa il Ponte o si muore'', si è subito pensato di costituire al più presto un ufficio speciale per il Ponte sullo Stretto di Messina presso la sede della presidenza della Regione siciliana. La struttura, che sarà presieduta da un dirigente regionale, avrà il compito di reperire risorse ed investitori sui mercati internazionali e occuparsi degli aspetti legislativi legati alla realizzazione dell'opera.
''Ai disinformati - ha detto Cuffaro nei giorni scorsi - spiego che la costituzione di questo ufficio non graverà in alcun modo sulle casse della Regione, in quanto non sarà attribuito alcun budget, né sarà previsto alcun incremento di personale, perché a questo compito saranno assegnati dipendenti regionali''.

...To be continued

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07 ottobre 2006

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