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La strage dei cinema siciliani

Come sta succedendo in tutta Italia, spariscono le piccole sale e resistono i colossi

25 settembre 2012

Sessanta sale cinematografiche nell'ultimo anno. In tutta Italia è una vera ecatombe: spariscono a ritmi costanti, in gran parte quelle piccole, strangolate dai colossi delle periferie.
E anche a Palermo non si scappa: 11 sale e 6 arene hanno chiuso negli ultimi anni. Ha cominciato undici anni fa lo storico Nazionale con l'annesso Nazionalino, a lato del Teatro Politeama, per lasciare il posto alla prima sala giochi in centro. Nel 2004 è toccato all'Adams di piazza Turba, nella zona universitaria. Poi nel 2006 il Finocchiaro di via Roma e nel 2007 il Ciak di via Calvi e l'Astoria di via Magliocco.

A rimetterci sono sempre i cinema che non vivono di film commerciali, che preferiscono quelli d'essai, e che magari hanno ospitato rassegne e incontri. Nel 2009 si dissolvono il Royal di via Manfredi e il Lubitsch di Bonagia fondato da Franco Maresco e Daniele Ciprì.
Nel 2011 scompare il Dante di piazza Lolli, subito dopo il Tiffany di viale Piemonte. Infine il Jolly di via Domenico Costantino, nei pressi della Stazione Notarbartolo. "Peccato, era un cinema moderno - dice il proprietario Alessio Mangano che gestisce anche Golden, Fiamma e Abc -, con un proiettore digitale Christie e il sistema 3D attivo XpanD. Ci scontriamo anche con la diminuzione del numero di film di cassetta, quelli che fanno gli incassi, un pubblico sempre più distratto dai programmi televisivi, un enorme aumento dei costi fissi di gestione (affitti, utenza luce, costo del lavoro e dei servizi) e non ultimo l'apertura di due strutture multisala che almeno in parte hanno allontanato il pubblico dalle strutture monoschermo".

Stesso destino anche per le arene. E non è che a Catania vada meglio. Anche sotto l'Etna nel giro di pochi anni si sono ritirati il Ritz, il Golden e il Corsaro, cinema storici. L'Ambasciatori e l'Abc sopravvivono, ma solo come teatri. L'Ariston, in pieno centro, si è trasformato in multisala per sopravvivere, e ancora propone film più ricercati, mentre il King (che sta alla larga da tutto ciò che è di cassetta) fa i salti mortali per tirare avanti. Tre le arene evaporate: Miramare, Battigia e Capitol.
Ormai la città è sempre più vuota, dal punto di vista cinematografico: solo le multisale extraurbane, legate ai centri commerciali, possono reggere spese di gestione così alte senza soffrire. [Fonte: Lasiciliaweb.it]

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25 settembre 2012
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