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La strategia del 'taglione'

Secondo indiscrezioni il piano industriale Fiat prevede la riduzione dei modelli e tagli per 5.000 posti

24 marzo 2010

Partenza in rialzo per la galassia Fiat in Borsa dopo alcune indiscrezioni di stampa sul piano che il Lingotto presenterà il 21 aprile, giorno appunto dell'Investors Day.
Secondo quanto riportato da 'La Repubblica' il piano industriale del 21 aprile prevede una riduzione dei modelli da 12 a 8, tagli per 5.000 posti di lavoro e incremento del 50% della produzione italiana (da 600 a 900 mila auto, soprattutto grazie all'arrivo della Panda a Pomigliano). Secondo 'l'Unità', nonostante l'arrivo di Panda lo stabilimento di Pomigliano potrebbe perdere quasi mille dei 5.160 dipendenti attuali. Dall'azienda è arrivato un "No comment" sulle indiscrezioni fornite dai quotidiani.

Dunque, stando alla stampa, il numero dei modelli in produzione passerà dagli attuali 12 a 8 e sette modelli con marchio Fiat, Alfa e Lancia saranno realizzati negli Usa per il mercato d'Oltreoceano, per una produzione complessiva che dovrebbe superare le 350.000 unità.
Particolarmente critica, in base ai programmi, la situazione della produzione motoristica in Italia.
Il piano strategico 2010-2014 prevederebbe quindi il taglio del 15% degli organici degli addetti al montaggio finale, quei 30.000 operai di linea che nei mesi scorsi sono rimasti fermi per due settimane. Nel calcolo sono compresi i 1.500 dipendenti diretti di Fiat a Termini Imerese e i 500 dipendenti che andranno in mobilità volontaria a Cassino sulla base di un accordo sindacale firmato nei mesi scorsi. A cui si aggiungono 2.000-2.500 addetti alle Carrozzerie di Mirafiori e le 500 tute blu che il sindacato stima possano perdere il posto a Pomigliano in seguito al passaggio dalle produzioni Alfa alla Panda. Il quotidiano sottolinea tuttavia la possibilita' che nelle prossime settimane possano arrivare degli aggiustamenti.

Dopo il 21 aprile, toccherà ai sindacati discutere, stabilimento per stabilimento, come raggiungere la saturazione degli impianti senza ridurre gli organici. È anche probabile che, così come hanno fatto sapere dal Lingotto, nelle prossime settimane giungano ancora aggiustamenti.
Ma a preoccupare le organizzazioni dei lavoratori non è solo il futuro di coloro che perderanno il posto (molti, nell'arco dei prossimi quattro anni, matureranno i requisiti per la pensione) ma anche la riduzione secca degli organici nel futuro: "Dobbiamo considerare chiusa la fase in cui si identificava la Fiat con la produzione di auto in Italia", dice Enzo Masini, responsabile nazionale auto della Fiom-Cgil. E aggiunge: "Dovremo incalzare l'azienda perché aumenti il numero dei modelli rispetto alle indiscrezioni di questi giorni. Dovremo anche chiedere al Lingotto di portare in Italia produzioni di qualità e di dare un futuro agli stabilimenti italiani di produzione dei motori". Il futuro degli impianti motoristici sarà discusso il 30 marzo prossimo al ministero dello sviluppo economico. Quanto a Termini, se ne parlerà il 13 aprile: "In quella sede - chiede Masini - sarà necessario avere un quadro completo delle proposte in campo".

"Il piano Fiat è una vergogna che conferma le nostre peggiori e spesso inascoltate previsioni. La realtà è che la Fiat comincia a lasciare l'Italia con una valanga di licenziamenti". Così Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom, ha commentato le indiscrezioni. "La presentazione del piano il 21 aprile sarà uno dei momenti più drammatici della storia della Fiat - dice Cremaschi - perché Marchionne lo dovrà illustrare ai 5.000 lavoratori che vuole licenziare e anche a tutti gli altri. Si andrà a uno scontro frontale e drammatico. Il governo intervenga smettendola di minimizzare o di coprire le posizioni di Marchionne".
"Mi auguro ci sia un piano, non quello anticipato da Repubblica". Così il segretario della Fiom piemontese, Giorgio Airaudo commenta le anticipicazioni sul piano Fiat apparse oggi sulla stampa. "Anche perché - aggiunge Airaudo - questo piano lo aspettiamo da 24 mesi. Noi pensiamo a un piano di rilancio, che non può essere nascosto da generici aumenti di volume, che solo il mercato potrà confermare o smentire". Il segretario della Fiom del Piemonte osserva poi: "abbiamo bisogno di nuovi prodotti e di innovazione di prodotto a partire dai propulsori ibridi ed elettrici che vogliamo a Torino, anche perché Mirafiori non si può giustificare con due soli prodotti. Abbiamo difeso Mirafiori nel 2002, prima che arrivasse Marchionne - conclude Airaudo - siamo pronti a farlo ora se c'è Marchionne".

"Il piano di riorganizzazione della Fiat uccide Termini Imerese e ferisce gli altri stabilimenti italiani. È l’unico caso al mondo in cui il governo ha subito le scelte di una casa automobilistica a danno della produzione e dell’occupazione nel proprio Paese". Questo il commento del senatore del Pd Giuseppe Lumia.
"Stiamo pagando - aggiunge Lumia - un prezzo altissimo a causa dell’inerzia e della superficialità con le quali il governo ha affrontato la vicenda Fiat. L’azienda sta spostando tutti gli stabilimenti all’estero dove il costo del lavoro è molto basso. Una strategia industriale fragile che il governo aveva il dovere di contrastare in tutti i modi possibili per rilanciare il settore con investimenti innovativi. L’esecutivo avrebbe dovuto fare leva sul settore delle auto ad energia pulita e sull’espansione dei mercati del Mediterraneo per convincere la Fiat a rimanere e investire in Italia".

"Le indiscrezioni di stampa sul piano industriale sono senza fondamento e si tratta di speculazioni strumentali e ingiuste contro Fiat". Lo ha detto l'amministratore delegato Sergio Marchionne, a margine di un incontro di Confindustria, dopo le indiscrezioni di stampa odierne sul piano 2010-14. "Picchiare sulla Fiat in questo momento è una speculazione quasi vergognosa", ha detto Marchionne. "Sono speculazioni, si sta cercando di strumentalizzare la questione dell'occupazione in Italia. E' molto sbagliato parlarne in questo momento". "Non voglio medaglie ma nemmeno essere picchiato" ha aggiunto l'ad di Fiat. Marchionne ha anche ribadito che le anticipazioni di stampa sul piano non hanno fondamento. "È un piano che non conosco", ha detto, rimandando alla presentazione del 21 aprile. "Ci stiamo ancora lavorando (al piano, ndr), ogni anticipazione non sarebbe giusta. Ci facciano finire, è un lavoraccio, la Fiat è un'azienda abbastanza grande e meno male che abbiamo attività in ogni parte del mondo". L'amministratore delegato ha respinto l'accusa di una Fiat che è sempre meno italiana. "Non è vero, se guardiamo al numero dei dependenti dal 2004 ad oggi sono aumentati. Cerchiamo di non confondere il discorso". Infine, a una domanda su Termini Imerese Marchionne ha detto solo "stiamo collaborando".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, ANSA, AGI, Reuters.it]

- Un percorso di "sostanza" lungo 730 giorni (Guidasicilia.it, 23/03/10)

 

 

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24 marzo 2010
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