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La "strategia" di Sergio Marchionne

L'ad del Lingotto ha presentato il "piano strategico 2010-2014": scorporo settore 'auto' e raddoppio di produzione vetture

22 aprile 2010

Standing ovation degli analisti finanziari riuniti ieri al Lingotto per la presentazione del "piano strategico 2010-2014" del gruppo Fiat. Così è stato salutato l'annuncio con cui Sergio Marchionne ha comunicato che John Elkann, da ieri, è il neopresidente. "Ha raggiunto la maturità giusta per assumere il ruolo di presidente - ha detto Marchionne - e questo conferma l'impegno della Fiat nei confronti degli investitori e la volontà di rafforzare la nostra leadership". Poco prima l'amministratore delegato aveva comunicato le dimissioni di Luca Cordero di Montezemolo ringraziandolo "per il sostegno personale in questa fase di transizione [...] Luca ha assunto il ruolo di presidente più o meno nello stesso momento in cui io sono stato nominato ad. Erano i momenti più bui ed entrambi abbiamo assunto i nostri rispettivi incarichi in nome del senso del dovere verso Fiat".
Marchionne ha quindi parlato dell'imminente futuro di Fiat annunciando che il settore 'auto' sarà scorporato dal resto delle attività del gruppo. La nuova società si chiamerà 'Fiat Industrial' e sarà quotata entro l'anno. E sarà proprio Marchionne il presidente della nuova società mentre la struttura di management sarà quella che già esiste. Lo ha comunicato John Elkann nel corso della conferenza stampa, confermando che lui resterà presidente di Fiat spa e Marchionne ad. "Il nostro impegno per le società c'è , c'è stato e ci sarà", ha concluso Elkann.

Con lo scorporo "i due gruppi potranno diventare leader nei loro settori" ha poi spiegato l'ad Marchionne, che ha aggiunto: "Non c'è più ragione di tenere insieme settori con logiche così differenti, quindi il nostro progetto è quello di scorporare l'attività di Iveco, Cnh e Fpt dall'attività dell'auto".
La Fiat Spa includerà Fiat Group Autos, che comprende i marchi Fiat, Alfa e Lancia, oltre che la Maserati e l'85% della Ferrari oltre che la componentistica e altre attività collegate. "Con un continuo miglioramento nelle condizioni di mercato in tutti i nostri business, prevediamo ricavi di Gruppo nel 2014 di circa 93miliardi di euro", ha aggiunto Marchionne, illustrando i target finanziari del gruppo automobilistico. "Sarebbe il più alto livello di ricavi mai raggiunto nella storia del Gruppo - ha sottolineato Marchionne - con un incremento del 55% rispetto al record raggiunto nel 2008".
Inoltre il gruppo darà vita a 'Fabbrica Italia', che rappresenta l'impegno della casa torinese per rafforzare la presenza del settore auto nella Penisola "trasformandola - si legge nel piano stragtegico - in una base strategica per la produzione, gli investimenti e l'export". L'obiettivo di 'Fabbrica Italia' è quello di "incrementare 'gradualmente' i volumi di produzione di autovetture per raggiungere 1,4 milioni nel 2014, quindi più del doppio rispetto alle 650mila prodotte nel 2009", ha continuato Marchionne, che su Chrysler ha precisato: "Senza di lei il futuro di Fiat group automobiles sarebbe stato diverso. Saremmo stati attori marginali sullo scenario economico. Adesso invece possiamo guardare al futuro in modo diverso". Insomma, "con il piano 2010-2014 Fiat group automobiles raddoppierà i volumi globali di vendita del 2009, raggiungendo i 3,8 milioni di unità nell'anno finale di piano, escludendo le joint ventures".
E "nel mercato europeo saranno necessari almeno 4 anni perché la domanda torni a livelli di normalità, simili al 2007, sia per le vetture sia per i veicoli commerciali leggeri" ha detto ancora Marchionne. L'obiettivo delle vendite in Europa per il 2014 è di "2.150.000 veicoli, più della metà a marchio Fiat", ovvero "il 64% in più rispetto al 2009" ha detto l'ad del Lingotto, precisando che "più della metà di questo numero sarà relativo al marchio Fiat dove ci si attende un aumento a circa 1.100.000 unità delle vendite ai clienti finali, il 20% in più rispetto al 2009". "Il salto nei volumi di vendita - ha proseguito - sarà più significativo per Alfa Romeo e Lancia/Chrysler. L'obiettivo per l'Alfa nel 2014 è di 350.000 unità e per Lancia Chrysler di 295.000. Jeep - ha proseguito - contribuirà con circa 125.000 veicoli ai volumi totali" ha detto ricordando che per "Fiat Professional l'obiettivo è di 280.000 unità, che rappresenta una crescita del 65% sul 2009".

"Chiudiamo un anno di crisi - ha poi aggiunto - con risorse più che adeguate e una posizione forte" confermando gli obbiettivi 2010, con ricavi per 50 miliardi di euro, un margine operativo fra 1,2 e 1,3, un utile netto intorno al pareggio e un indebitamento industriale netto intorno ai 5 miliardi. Marchionne però ha avvertito: senza gli incentivi si prevede un calo delle vendite in Italia del 30%. Il primo trimestre 2010, ha sottolineato, "è stato un trimestre anomalo in cui abbiamo continuato a beneficiare degli incentivi" ma "in Italia senza incentivi le vendite scenderanno del 30% nel secondo semestre".

"Tutti hanno dovuto riconoscere che tutti i nostri obbiettivi sono stati raggiunti, se non superati, dal 2004 alla fine del 2008" ha sottolineato Marchionne osservando che questo percorso è stato interrotto dalla crisi globale che ha colpito "centinaia, migliaia di famiglie e anche la nostra azienda".
I dati trimestrali diffusi dal Lingotto sono vicini al pareggio (perdita di 21 milioni di euro rispetto alla perdita di 411 milioni di euro del primo trimestre 2009). I ricavi, pari a 12,9 miliardi di euro, sono aumentati del 14,7% rispetto al primo trimestre 2009, con Fiat Group Automobiles che ha conseguito un incremento del 22,1%. L'utile della gestione ordinaria ha raggiunto i 352 milioni di euro rispetto alla perdita di 48 milioni nel primo trimestre 2009, con oltre la metà del risultato determinato dai business delle automobili. Il margine sui ricavi pari al 2,7% è ancora una volta positivo (come in ogni trimestre dopo il 2004, con la sola eccezione del primo trimestre 2009); maggiori volumi e continua attenzione ai costi hanno determinato contributi positivi da tutti i business. L'indebitamento netto industriale di 4,7 miliardi è di poco superiore ai 4,4 miliardi di euro di fine 2009 per effetto dell'aumento stagionale del capitale di funzionamento. La liquidità è rimasta forte a 11,2 miliardi di euro (12,4 a fine 2009) nonostante il rimborso, nel corso del trimestre, di un prestito obbligazionario di un miliardo.

Marchionne ai sindacati: "Accettate la flessibilità" - Accettare il piano, perché in caso contrario è già pronta l'alternativa. E non è affatto bella. Suona quasi come un diktat l'invito di Sergio Marchionne ai sindacati, che ascoltano in una saletta appartata del Lingotto di Torino la presentazione agli analisti finanziari del piano strategico 2010-2014. In serata lo hanno incontrato per un faccia a faccia di circa un'ora, al termine del quale sono sembrati disposti ad accogliere le novità, pur con qualche riserva della Fiom.
"Per il successo del piano - ha detto Marchionne - sono indispensabili alcuni elementi, inclusa la flessibilità nella gestione degli impianti e del lavoro. Dobbiamo essere in grado di rispondere con rapidità ai cambiamenti della domanda di mercato per non perdere opportunità preziose". E per questo ha chiesto ai sindacati di rinegoziare, a livello nazionale e locale "accordi che non sono più adeguati". "Questa - ha aggiunto - è una di quelle occasioni che capitano una sola volta nella vita".
"Il piano Fiat può aprire una nuova stagione nelle relazioni industriali del nostro Paese", ha commentato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che ha apprezzato soprattutto l'impegno dell'azienda sull'occupazione e si augura che "il progetto di sviluppo del Lingotto possa diventare un esempio per tutte le realtà industriali italiani". "E' una operazione industriale importante - ha aggiunto il segretario generale della Fim, Giuseppe Farina - che cambia la strategia della Fiat", mentre per Bruno Vitali, segretario nazionale della Fim Cisl, "serve un nuovo sindacato, in grado di cogliere le sfide del futuro".
Bene anche per Rocco Palombella, segretario generale Uilm, che ha accolto positivamente soprattutto "l'intenzione di aumentare la produzione". "Faremo la nostra parte, ma ci preoccupa lo spin off del settore auto", ha aggiunto facendo poi un accenno a Termini Imerese, lo stabilimento per il quale "sembra impossibile non prevedere una soluzione". Di "piano coraggioso" parla anche la Fismic, mentre l'Ugl ha detto di essere "disposta ad accogliere la sfida".
Mette invece le mani avanti Enzo Masini, responsabile auto della Fiom: "Questo piano è nuovo e finalmente prevede un aumento della capacità produttiva in Italia, ma purtroppo manca un ripensamento su Termini Imerese. Dovremmo affrontare una discussione molto impegnativa, perché per evitare conflitti è indispensabile il consenso dei lavoratori".

Il senatore Lumia (PD) chiede a Marchionne di dire la verità - "È paradossale che Marchionne dichiari che le radici della fiat 'sono e resteranno in Italia' (riferendosi al progetto 'Fabbrica Italia', ndr) e allo stesso tempo decida di chiudere Termini Imerese. Marchionne dica la verità: la fiat vuole ridimensionare la sua presenza in Italia e delocalizzare la produzione laddove il costo della manodopera è più basso e ha scelto di chiudere Termini Imerese perché sapeva che non avrebbe incontrato molte resistenze da parte di un governo che, in ogni occasione, sacrifica il Sud. D’altronde il comportamento dell’esecutivo è inequivocabile".
Queste le parole del senatore del Pd Giuseppe Lumia, commentando le dichiarazioni dell’ad della fiat, Sergio Marchionne, rese durante la presentazione del nuovo piano industriale dell’azienda torinese.
"Cosa ha fatto il governo – chiede Lumia – per persuadere la fiat a rimanere in Sicilia e scommettere così sui mercati del Mediterraneo? Come può un governo accettare solo l’idea che in Italia si producano poco più di un milione di automobili a fronte di una produzione totale di 6 milioni? Come può un governo accettare una quota così bassa che ci vede fanalino di coda dei Paesi industrializzati dove si producono automobili? Negli altri Paesi – conclude l’esponente del Pd – sono intervenuti direttamente i capi di governo. In Italia Berlusconi non ha mai mosso un dito. Il governo ha fatto semplicemente da notaio".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Apcom, Ansa, GdS.it]

 

 

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22 aprile 2010
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