La terra dei morti viventi

Gli zombie del ''Maestro Romero'' ritornano a descrivere la situazione socio-culturale dell'America

20 luglio 2005






Noi vi segnaliamo...
LA TERRA DEI MORTI VIVENTI
di George A. Romero

Il primo film di zombie, ''La notte dei morti viventi'', uscì in una data esplosiva, il 1968. Anche il film di Romero viene considerato un pezzo di storia: una copia si trova depositata presso il Registro dei film della Library del Congresso Usa. Oggi il Godfather dell'horror, il padrino degli zombi, torna all'amato genere con il quarto capitolo della serie che si profila come una rappresentazione ancora più estrema della società americana. ''I miei cattivi - dice - non sono mai i morti''. Stavolta non è la rimozione della rivolta sessantottina a fare da protagonista, ma un continente che finge di essere tornato alla normalità dopo l'11 settembre, assediato in strane città blindate contro una comunità di morti viventi sempre più organizzata.

La storia
Gli zombie si sono impadroniti del pianeta. I pochi viventi superstiti si sono rifugiati in una città fortificata e difesa da un gigantesco carrormato affidato al comandante Riley, capo di una squadra speciale incaricata di respingere i tentativi di irruzione dei morti viventi. Nonostante il caos regni nelle strade i sopravvissuti sono riusciti a stabilire condizioni di vita quasi accettabili e ad instaurare una sorta di convivenza con gli zombie la cui presenza viene oramai guardata con rassegnazione. Ma qualcuno tenta di sfruttare le fameliche creature per impadronirsi del potere. E la situazione precipita allorquando gli zombie, rinvigoriti, riescono a evolversi diventando sempre più pericolosi.


Distribuzione Uip
Durata 110'
Regia George A. Romero
Con Lara Amersey, Pedro Miguel Arce, Asia Argento, Simon Baker, Dennis Hopper
Genere Horror

Fra i tanti horror che tornano in scena, questo firmato dal "Maestro Romero" si fa segnalare per l'impronta da vecchia scuola artigianale: cinema di idee e non di effetti speciali. Il ricorso alle tecnologie digitali è ridotto all'osso. ''Sì, ho continuato a lavorare con i miei metodi. Quello che si vede sullo schermo è stato realizzato sul set, ci sono solo un paio di scene in digitale. In una, per esempio, devo far saltare un pezzo di testa a uno zombie e non potevo farlo con le tecniche tradizionali e neanche potevo davvero far fuori una delle comparse''. Parola di Romero.

La critica
''Land of the Dead è il primo film veramente ''politically incorrect'' realizzato dopo l'11 settembre 2001. Intendiamoci bene: è un horror, tanto splatter da fare rabbrividire Dylan Dog o da fare impallidire Edgar Allan Poe, ma è colmo e stracolmo di riferimenti politici e sociali, come sempre succede con i film di Romero. Una pellicola coraggiosa che entusiasmerà i fanatici di zombie, lupi mannari e vampiri, ma che divertirà e farà pensare anche gli altri. Ci sono frasi che non possono sfuggire. Come queste: «sogno un mondo senza barriere», «le barriere che abbiamo costruito per difenderci ci uccideranno», «noi non trattiamo con i terroristi», «voi che non avete il potere non potete capire qual è la nostra responsabilità», non possono andare perdute''.
Alberto Crespi, 'L'Unità'

''Mai come in questo film, Romero mischia le carte, si interroga e insegue il senso e i luoghi dell'umanità. E il suo pensiero è limpidissimo e triste. Obsoleta, ottusa, destinata all'estinzione perché ignora le urgenze che stanno «là fuori» è nelle sue immagini l'America di oggi (simbolicamente «comandata» da Dennis Hopper nei panni di un cinico tycoon), un grottesco, crudele, anacronismo che pensa di «distrarre» le legioni di zombie esplodendo sullo sfondo del cielo nero pece meravigliosi fuochi d'artificio. È «il migliore dei mondi», l'irrealtà che ci rifilano ogni giorno la Casa Bianca e i suoi molteplici echi. Ma l'incantesimo è un disco rotto. E anche quei fuochi d'artificio un giorno smetteranno di funzionare. Teoricamente, formalmente e politicamente proiettato verso il futuro, il nuovo film di Romero è un oggetto d'avanguardia, uno spaccato di post-postapocalisse. Forse il primo. Senz'altro, insieme all'altra saga/ossessione dell'anno (Star Wars) il film più imprescindibile dell'anno. Discuterlo nell'ambito dello stato dell'horror attuale non avrebbe senso ...). Ma anche paragonato a cupe, bellissime, visioni «terminali» come quelle di Carpenter (Ghosts of Mars) e/o di Spielberg (AI) il suo è un gesto diverso, di straordinaria generosità ed empatia''.
Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto'

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20 luglio 2005

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