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La tintarella: una passione che... brucia, sul serio. Abbronzati è bello, ma bisogna fare attenzione

Per alcuni un semplice piacere estivo, per altri una mania che dura tutto l'anno

19 agosto 2005

Estate, tempo di abbronzatura. Studiosi americani sostengono che la voglia di prendersi la tintarella può diventare una dipendenza, e come tutte le dipendenze causare danni anche seri.
A prendere il sole senza le dovute cautele, si sà, si rischia grosso, è infatti una conoscenza oramai comune il fatto che con l'assottigliamento della fascia d'ozono attorno al nostro Pianeta, dovuto alla crescita esponenziale dell'inquinamento, l'uomo è più esposto ai raggi ultravioletti, dannosissimi per la nostra pella. Creme di ultima generazione e una maggiore attenzione alle ore nelle quale esporci al sole però, oggi più di ieri ci aiutano egregiamente a difenderci dai rinomati raggi UVA.
Ma qua, però, non vogliamo parlare della naturale, e invitabile, voglia di abbronzarsi andando a mare, ma dei rischi che corrono quelli che potremmo definire gli ''irriducibili della tintarella'', ossia quelli che erano già neri prima che iniziasse la Bella stagione e che lo continueranno ad essere anche dopo l'estate utilizzando i solarium.

E su questa tematica il giudizio dei dermatologi è netto: prendere la tintarella in una cabina di un solarium, sotto le luci artificiali di una lampada abbronzante, fa male ed è da evitare tassativamente.
Infatti, ''Contrariamente a quanto si credeva fino ad alcuni anni fa - spiega Giovanni Leone dermatologo dell'Istituto San Gallicano di Roma - il pericolo della formazione del tipo più grave di tumore della pelle, il melanoma, è associabile soprattutto ai raggi ultravioletti A, quelli emessi dalle lampade abbronzanti. Lo hanno dimostrato studi statunitensi condotti in laboratorio su animali, e analogamente ricerche britanniche sono arrivate alla conclusione che i raggi UVA porterebbero alla formazione dei nei displastici, destinati a degenerare in forme tumorali della pelle''.
Eppure che sia per tendenza o per scelta estetica il ricorso alla lampada solare è molto diffuso… cosa consigliare agli irriducibili della tintarella artificiale, perché il danno sia ridotto al minimo?

''Il primo consiglio - dice il dott. Leone - è di rivolgersi prima ad un dermatologo, e fare un check up dei nei, in modo da aver chiaro lo stato di salute della propria pelle. Quindi tutti quelli che hanno pelle chiara (i cosiddetti fototipi chiari dalla pelle molto delicata), non dovrebbero fare più di 5 sedute all'anno, mentre coloro che hanno pelle più scura e (in Italia prevalgono i fototipi 3 e 4, dalla pelle più resistente) non dovrebbero superare le 20 sedute ad anno. E soprattutto - ci tiene a precisare Leone - ''bisogna valutare con oculatezza la serietà degli operatori che gestiscono il solarium al quale ci si rivolge''.

Chi deve stare lontano dai solarium:

- Tutti coloro che assumono farmaci fotosensibilizzanti (molti tipi di antibiotici, di diuretici e disinfettanti delle vie urinarie), che, nel caso di esposizione a raggi UVA, provocano dermatiti acute. Stesso effetto fanno alcune creme estetiche e alcuni profumi, dunque in questi casi, l'obbligo è di informarsi preventivamente.

- Gli adolescenti, che hanno una cute fragile ed ancora in fase di sviluppo e che spesso non dosano l'esposizione essendo poco informati. Tra i miti da sfatare poi c'è proprio il fatto che la lampada faccia bene all'acne.

- Chi soffre di allergia al sole (che comunemente viene detta dermatite).

- Chi ha subìto interventi chirurgici in special modo se estetici (al seno, al viso) dovrebbe evitare per almeno un anno l'esposizione a qualsiasi fonte di raggi ultravioletti, dunque anche al sole.

- Una precauzione indispensabile, è poi di applicare durante l'esposizione creme protettive di schermo medio, sulle parti più delicate (contorno occhi, labbra, seno, decolleté).

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19 agosto 2005
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