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La tranquillità di Saverio Romano

Oggi si vota alla Camera sulla mozione di sfiducia al ministro per le Politiche agricole presentata da Pd e IdV

28 settembre 2011

C'è attesa per il voto di oggi alla Camera sulla mozione di sfiducia a Saverio Romano. Il ministro per le Politiche agricole ha confidato ieri ai suoi di attendere il giudizio di Montecitorio con serenità. E' convinto che quando avranno finito di ascoltarlo in Aula, anche qualche deputato dell'opposizione avrà una crisi di coscienza e voterà no.
"Chiarirò la vicenda in Aula - ha detto Romano - e quando avranno finito di ascoltarmi, tanti deputati dell’opposizione avranno una crisi di coscienza". Secondo Romano la mozione "è solo un atto strumentale per colpire il governo". Il ministro ha sostenuto che sulla sua vicenda ci sia "disinformazione". "Mi trovo alla vigilia di un’udienza preliminare che dovrà decidere, a fine ottobre, se prosciogliermi o rinviarmi a giudizio. E il pm, se sarà coerente con il lavoro di otto anni, dovrà chiedere il mio proscioglimento. Invece - sostiene – nell’ultima settimana ho letto che il Parlamento sta per pronunciarsi sul mio arresto, che io sono stato rinviato a giudizio o, peggio, condannato". Il ministro ritiene che la mozione del Pd sia "quantomeno intempestiva. Io non sono stato neanche rinviato a giudizio".

Da parte sua il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha spiegato: "Si sa noi come votiamo. Resto sempre stupito di come si possano sottovalutare queste palesi incompatibilità con ruoli di governo e inchieste delicatissime. Dove è finita la Lega di una volta".
"Bersani che mi sembra perso nelle nebbie...", ha replicato il capogruppo del Carroccio alla Camera Marco Reguzzoni. "Si tratta di una mozione di sfiducia presentata dall'opposizione e di conseguenza la maggioranza si compatta. E' sempre stato così".
"Mi auguro che Romano sia innocente, ma in quale Paese al mondo resta in carica un ministro con quel tipo di accuse? - si chiede il leader dell'Api Francesco Rutelli - Se ha quel tipo di sospetti un governo forte gli dice 'ora mettiti da parte'".
"E' immorale che il ministro non si dimetta, ma ancor più immorale è che il Parlamento si appresti ad accordargli la fiducia", tuona Antonio Di Pietro. Per il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino, "potrebbe essere scritta una bruttissima pagina della nostra storia repubblicana. E la responsabilità maggiore sarebbe della Lega".

Sulla carta, il governo dovrebbe passare indenne la votazione di oggi in Aula alla Camera: sono 320 i voti contrari al documento dell'opposizione, 306 quelli a favore. Ben 14 voti di differenza che fanno sì che l'unica sorpresa possa venire soltanto dalle assenze.
In difesa del Ministro siciliano pronunceranno il loro voto sfilando sotto il banco della presidenza (il voto è per appello nominale) 217 deputati del Pdl (tutto il gruppo ad eccezione di Alfonso Papa, detenuto a Poggioreale, e Pietro Franzoso, ricoverato a Bari dopo un incidente), 59 della Lega che ha ribadito il suo no alla sfiducia, 29 di Popolo e Territorio.
Mentre nella variegata compagine del gruppo Misto, Romano potrà contare sui voti dei sette deputati di Forza del Sud di Granfranco Miccichè per i quali, spiega Pippo Fallica, "quello su Romano è un voto politico sul governo, quindi non possiamo che dire di no alla sfiducia". Diranno no anche Adolfo Urso e Andrea Ronchi, Mario Pepe, Luca Barbareschi, Calogero Mannino, Giancarlo Pittelli, Giuseppe Scalia.
Fuori dal coro stavolta invece il repubblicano Francesco Nucara che ha annunciato il suo voto a favore della sfiducia e di Antonio Buonfiglio, ex Fli passato al Misto che però lo scorso 23 settembre ha ricordato di aver sottoscritto la mozione, sottolineando: "Non posso essere schizofrenico ed essere in disaccordo con me stesso...".
A favore della sfiducia voteranno inoltre i 25 deputati di Fli (tutti tranne il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che non vota), 22 dell'Idv, 206 del Pd, 35 dell'Udc, 5 dell'Api, 2 Liberaldemocratici, 3 delle Minoranze linguistiche, 4 di Mpa, Giorgio La Malfa e Giuseppe Giulietti. Mancherà certamente - ma ormai è diventata una consuetudine - il voto di Antonio Gaglione, deputato eletto nel Pd ma passato al Misto senza iscriversi ad alcuna componente.

Intantanto, aspettando il risultato "scontanto", nuove accuse piovono sul ministro. Gianni Lapis, tributarista e prestanome della famiglia Ciancimino, ai magistrati di Palermo che indagano su una presunta ipotesi di corruzione in cui oltre a Romano, risulta coinvolto Totò Cuffaro, Ciancimino e il senatore Vizzini, ha dichiarato di aver consegnato a titolo di finanziamento ai partiti 50mila euro a Cuffaro e 50mila a Romano. Entrambi negano di aver mai ricevuto soldi da Lapis. I magistrati palermitani ritengono invece che i soldi di cui parla Lapis sarebbero state elargiti a titolo di "mazzette" per gli appalti della società Gas, l’azienda di famiglia dei Ciancimino venduta agli spagnoli della Gas natural.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, Corriere del Mezzogiorno, Rainews24.it]

- Gianni Lapis: "Diedi a Romano 50 mila euro" di Salvo Palazzolo

- La Lega Nord salverà Saverio Romano (Guidasicilia.it, 26/09/11)

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28 settembre 2011
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