La tratta delle nuove schiave. Il procuratore Pietro Grasso a Siracusa su ''mafia e prostituzione''

La mafia non gestisce direttamente la tratta di schiavi, ma ne prende parte in seconda battuta

07 novembre 2005

Al seminario sul tema ''Contro ogni schiavitù'', promosso dal Ministero per le Pari opportunità e che si è concluso sabato scorso a Siracusa, ha preso parte anche il nuovo Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Grasso è intervenuto alla tavola rotonda parlando delle implicazione che la mafia ha nella prostituzione.
''Non c'è, almeno sino ad oggi, un'evidenza giudiziaria che indichi un effettivo inserimento delle organizzazioni mafiose italiane nella tratta delle donne che è gestita prevalentemente da stranieri. Gli italiani coinvolti nelle diverse inchieste hanno, normalmente, ruoli di supporto''. Questa, in sintesi, l'analisi del Procuratore antimafia.

''Tra le organizzazioni criminali italiane - ha detto Grasso - e quelle che gestiscono la tratta, esistono invece rapporti di affari, di scambio e, in tal senso la 'moneta' privilegiata è la droga. Ma c'è anche, in taluni casi, l'imposizione di una 'tassa' da parte delle organizzazioni mafiose a carico di chi gestisce e sfrutta la prostituzione. In sostanza la criminalità organizzata, sia la mafia in Sicilia o la camorra in Campania dove questo tipo di fenomeno si è evidenziato in maniera più netta, non si inserisce direttamente nell'organizzazione criminale ma la controlla e ne trae del profitto''.
Nel suo intervento Grasso ha ribadito la necessità che sia messa in campo un'azione di contrasto che coinvolga sia i Paesi di origine delle donne poi avviate sulla strada, sia quelli di transito che quelli di destinazione. Ed in questo contesto l'Italia è pienamente coinvolta per i due terzi della vicenda ''essendo sia territorio di transito che di destinazione finale di simili traffici''.

Nel suo intervento Pietro Grasso non ha dimenticato di menzionare il prezioso lavoro svolto dal suo predecessore, Piero Luigi Vigna, e ha sottolineato l'attività del ministro per le pari opportunità Stefania Prestigiacomo per la particolare attenzione tributata al tema.
La proposta lanciata da Grasso per il contrasto alla ''tratta'', è  la creazione di squadre di polizia giudiziaria specializzate. ''E' anche necessario farsi carico - ha detto - pure a livello investigativo, delle profonde differenze e delle specificità che esistono e che sono determinate dalle diverse etnie delle vittime. I metodi di reclutamento, ad esempio, variano profondamente dalla Nigeria all'Albania, dai paesi dell'Est al Kosovo o alla Bosnia''.
Altro nodo da sciogliere quello di un più efficace raccordo tra le attività delle procure, che sono competenti per le inchieste in materia di immigrazione clandestina, con quelle delle Direzioni distrettuali antimafia che sono invece competenti per i reati di riduzione in schiavitù.
''Si tratta, infatti, di due fenomeni assai spesso tra di loro connessi - ha sottolineato il procuratore - e dunque uno scambio sistematico di informazioni gioverebbe senza dubbio all'efficacia dell'azione di contrasto''.

Grasso, infine, ha fornito alcuni dati dell'ultimo quinquennio relativi alla consistenza del fenomeno, in termini di numero di indagati, utilizzando come discrimine il luglio del 2003 quando è stato ''ridefinito'' il reato di riduzione in schiavitù. ''Dal primo gennaio del 2000 sino a prima dell'entrata in vigore della legge gli indagati erano stati complessivamente 804, da luglio del 2003 al 15 ottobre scorso sono stati 1017, per un totale di 1821. La procura che detiene il maggior numero di procedimenti è quella di Roma con 29 procedimenti che coinvolgono 119 persone''.

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07 novembre 2005

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