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La tregua umanitaria era solo un'ipotesi...

Ieri Frattini aveva detto: "Fermare le ostilità per consentire l'apertura di corridoi umanitari",, ma dopo il no di Francia e Gran Bretagna...

23 giugno 2011

Una "sospensione immediata delle ostilità per consentire corridoi umanitari" in Libia. Sono state queste le parole del ministro degli Esteri Franco Frattini, intervenendo ieri alla Commissione Esteri e Politiche dell'Unione europea riunite in Senato. La "priorità", ha precisato Frattini resta il cessate il fuoco che rimane "in primo piano nella strategia politica dei negoziati", ma attualmente, ha ribadito Frattini, è "fondamentale la cessazione umanitaria delle azioni armate per consentire aiuti immediati", che tra l'altro "consentirebbe di evitare quello che il Consiglio nazionale transitorio teme: la consolidazione della spartizione in due della Libia. Ma permetterebbe anche e soprattutto l'accesso a località della Libia isolate nelle quali la situazione umanitaria è drammatica, come la periferia di Misurata e la stessa Tripoli" (LEGGI).

Da Francia e Gran Bretagna è però arrivato un secco "no". Quindi, la diplomazia italiana è stata subito pronta a fare retromarcia: "Non c'è nessuna proposta specifica italiana, ma solo un'ipotesi di lavoro" ha spiegato il portavoce della Farnesina Maurizio Massari, tornando sulle parole di Frattini, in collegamento con al Jazeera in inglese. A chiudere, almeno per il momento, la questione, è intervenuto il segretario generale dell'Alleanza Atlantica: "La Nato continuerà a bombardare la Libia - ha dichiarato Anders Fogh Rasmussen in un video diffuso sul web -. La Nato continuerà la sua missione perché se ci fermiamo un numero imprecisato di civili perderebbero la vita". Ieri pomeriggio, pieno allineamento italiano. "Siamo pienamente impegnati e determinati a portare sino in fondo la missione Nato" ha concluso il portavoce Massari.
Nel suo intervento in video, Rasmussen non ha fatto alcun riferimento alle parole di Frattini che, come detto, hanno trovato subito la ferma contrarietà della Francia. "La coalizione e i paesi che si sono incontrati ad Abu Dhabi per la riunione del Gruppo di contatto - ha ricordato il portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero - si sono espressi all'unanimità sulla strategia: bisogna intensificare la pressione su Gheddafi". "Qualsiasi sospensione delle operazioni - ha aggiunto - rischierebbe di far guadagnare tempo" al colonnello e consentirgli di "riorganizzarsi". "Sarebbe il popolo libico a soffrire al più piccolo segnale di una nostra debolezza", ha concluso Valero.

Un chiaro appello per un cessate il fuoco è arrivato invece dal segretario generale della Lega Araba Amr Moussa, intervistato ieri dal quotidiano britannico Guardian. "Quando si vedono uccidere bambini, si hanno dei dubbi", ha detto Moussa ricordando che l'intervento militare non potrà essere decisivo per il conflitto: "Non porterà a una risoluzione. Ora è il momento di fare il possibile per arrivare a una soluzione politica. Bisogna iniziare con un vero cessate il fuoco sotto la supervisione internazionale. Fino al cessate il fuoco, Gheddafi rimarrà al potere. Alla tregua deve seguire un periodo di transizione, necessario per arrivare a un accordo sul futuro della Libia".
Ma anche la Gran Bretagna è contraria a uno stop alle operazioni militare, semmai da intensificare. Discorso ribadito a Downing Street, attraverso un portavoce del primo ministro britannico David Cameron, secondo cui la coalizione internazionale non deve fermare, seppur temporaneamente, le operazioni militari ma continuerà a "intensificare le azioni sulla Libia" nonostante la posizione italiana espressa dal ministro Frattini per un cessate il fuoco "immediato" che consenta l'accesso di aiuti umanitari.

Intanto, la televisione di Stato libica e l'agenzia di stampa ufficiale Jana hanno riferito di incursioni aeree lanciate nella notte dalla Nato contro posti di controllo del regime nelle città di Khoms e Nalut. I posti di controllo, secondo la denuncia della stampa libica, si trovavano in aree "civili" e sono creati per agevolare la viabilità stradale nei pressi della capitale Tripoli.
Altri combattimenti sono segnalati poi tra le forze fedeli al colonnello libico Muammar Gheddafi e le truppe dei ribelli nella zona di al Dafniya, a ovest di Misurata.
Ed è tornato a parlare il leader libico in un audio trasmesso dalla tv libica. Il Colonnello ha affermato di essere "con le spalle al muro" per poi continuare: "Noi resisteremo e la battaglia proseguirà fino nell'aldilà, finchè voi non sarete spacciati. Non ci saranno più accordi fra noi dopo che avete ucciso i nostri bambini e i nostri nipoti. Noi siamo con le spalle al muro. Voi potete fare marcia indietro". Poi ha accusato i Paesi della Nato di omicidio e minacciato ritorsioni, dopo i due recenti raid - a Tripoli e a Sorman, 70 km a ovest della capitale - in cui hanno perso la vita numerosi civili. "Voi dite 'colpiamo i nostri bersagli con precisione'. Assassini! Un giorno vi risponderemo allo stesso modo e le vostre case diventeranno bersagli legittimi".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it]

 

 

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23 giugno 2011
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