La violenza sulle donne: una vera, terribile piaga che uccide più del cancro, più degli incidenti stradali

23 novembre 2007

In Italia, negli ultimi dodici mesi, un milione di donne ha subito violenza, fisica o sessuale. Solo nei primi sei mesi del 2007 ne sono state uccise 62, 141 sono state oggetto di tentato omicidio, 1805 sono state abusate, 10.383 sono state vittime di pugni, botte, bruciature, ossa rotte.
I dati Istat e del Viminale ci dicono che nel nostro ''civile'' Paese più di 6 milioni e mezzo di donne ha subito una volta nella vita una forma di violenza. Le vittime (soprattutto tra i 25 e i 40 anni) sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà.
La violenza nella nostra Italia è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali.
Una piaga sociale, come le morti sul lavoro e la mafia, che ogni ''maledetto giorno'' interessa in media sette donne, da Bolzano a Catania. Il 22 per cento in più rispetto all'anno scorso, secondo l'allarme lanciato lo scorso giugno dal ministro per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, firmataria di un disegno di legge, il primo in Italia specificatamente su questo reato ora all'esame in commissione Giustizia.

''E' una missione di civiltà non tollerare, anche nel nostro Paese, la più drammatica delle rimozioni verso quella che ho chiamato una strage delle innocenti''. A parlare è proprio il ministro Pollastrini, nel giorno della nascita ufficiale del Forum permanente sulla violenza alle donne, un luogo di dialogo e confronto fra istituzioni, associazioni ed enti locali. Il ministro ha ricordato le ''cifre crudeli'' presentate martedì scorso al Consiglio d'Europa a Roma. ''Milioni di donne sono vittime di vecchi e nuovi fondamentalismi. Di persecuzioni odiose. Di vessazioni intollerabili. Lo ripeto da tempo: contro tutto ciò nessun relativismo etico è permesso. Nessuna giustificazione''.
Ma cosa fare concretamente contro una tale mostruosità? Per il ministro Pollastrini non basta una singola legge. Ecco ''perché abbiamo parlato, fin dal principio, della necessità di varare un piano d'azione nazionale. Un piano - spiega il ministro per le Pari Opportunità - che permetta di coordinare in modo efficace ministeri competenti, campagne informative, formazione degli operatori, educazione alla prevenzione. Regioni, Enti locali, e case delle donne, centri. Certo, dentro una strategia complessiva, anche adeguamenti legislativi sono urgenti''.

Quindi una strategia complessa e sfaccettata, perché il pericolo per le donne è sicuramente nella strada, la notte, ma lo è molto di più, nella normalità. Se nel consolante immaginario collettivo la violenza è quella del bruto appostato nella strada buia, le statistiche ci rimandano a una verità molto più brutale: che la violenza sta in casa, nella coppia, nella famiglia, solida o dissestata, borghese o povera. Un'altra indagine Istat del 2006, denuncia che il 62 per cento delle donne è maltrattata dal partner o da persona conosciuta, che diventa il 68,3 per cento nei casi di violenza sessuale, e il 69,7 per cento per lo stupro. E', allora, la famiglia il luogo più pericoloso per le donne. E' lì che subiscono violenza di ogni tipo fino a perdere la vita.
Sabato 24 novembre, migliaia di donne scenderanno in piazza a Roma, sfilando da piazza Repubblica fino a piazza Navona, per denunciare la gravità della situazione: 400 realtà associative femminili, femministe e lesbiche, centri antiviolenza, donne dei movimenti, dei partiti e dei sindacati hanno già aderito e il ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, ha inviato la sua ''adesione convinta''.
La manifestazione nazionale, che si svolge proprio il giorno prima della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne stabilita dall'Onu per il 25 novembre, è promossa dal sito www.controviolenzadonne.org.

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23 novembre 2007

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