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La vita nuova dei beni che furono della mafia

Ville di boss che diventano scuole, terreni mafiosi che diventano rigogliosi giardini di legalità

28 luglio 2008

Ville belle e spaziose tirate su con la disonestà e la prevaricazione, godute da boss senza scrupoli che si sono macchiati l'anima con il sangue di decine e decine di persone e che per questo non hanno mai sentito vergogna o pentimento. Terreni immensamente vasti appartenenti ad assassini che potevano pure ignorarne i confini ed incapaci di qualsiasi fertilità, al contrario di quel terreno, di per se innocente, pronto a dare qualsiasi tipo di frutto.
Con la legge sulla confisca dei beni ai mafiosi, la legge Rognoni-La Torre, approvata nel 1982, che prevede il "riutilizzo sociale" dei beni acquistati dalla criminalità con "soldi sporchi di sangue", le ville, i terreni, intere palazzine sono state eticamente ripulite e si sono trasformate in caserme, in sedi di associazioni di volontariato, mentre gli uliveti, le vigne e i campi di grano sono diventati capaci di fruttare prodotti "superiori", prodotti genuini nati dal lavoro, dal sudore della fronte e non dal sangue sgorgato dal foro di un proiettile.

Una trasformazione che fortunatemente si è ripetuta nei giorni scorsi grazie ad un accordo sottoscritto tra il Ministero dell'Istruzione e l'Agenzia del Demanio, un accordo che prevede l'assegnazione di ben 230 proprietà confiscate alle organizzazioni criminali agli istituti scolastici per promuovere progetti educativi e formazione professionale. Insomma, al posto delle ville dei boss, scuole e laboratori. In quelli che furono i covi dei padrini, teatro, musica e mostre...
L'accordo è stato firmato sabato mattina a Palazzo Chigi dal ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini e dal direttore dell'Agenzia del Demanio Elisabetta Spitz. "Grazie a questa iniziativa - ha dichiarato la Gelmini - gli studenti avranno la possibilità non solo di apprendere un lavoro, ma anche di esplicitare le proprie competenze. I beni confiscati sono in tutto 230, di cui 120 sono abitazioni, 41 locali, 40 prefabbricati e 29 capannoni. Il 90% degli immobili si trova nel sud Italia, di questi il 60% è in Sicilia". "Oggi - ha continuato il ministro - non presentiamo solo l'accordo, ma anche qualche esperimento. Un primo esempio è il riutilizzo dei beni confiscati al clan dei Casalasi. Da ottobre, grazie a una collaborazione tra le cooperative sociali e gli istituti alberghieri del territorio, saranno prodotte mozzarelle di bufale dell'agro-aversano, nelle aziende bufaline confiscate".

"In Sicilia - ha spiegato poi la Gelmini - è stato istituito invece 'il laboratorio creativo banco di prova-coloriamo la legalità'. A Palermo, all'interno dei beni confiscati a Totò Riina, Giovanni Brusca e Angelo Siino, verranno allestiti dei veri laboratori creativi a disposizione delle scuole, dove le studentesse e gli studenti potranno mettere alla prova le proprie capacità artistiche nella musica, nell'arte, nel teatro, nella scrittura. In questi luoghi verrano realizzate e promosse mostre di arte giovanile, a favore della legalità e contro la criminalità organizzata".

Tra i beni assegnati alle scuole due locali di Totò Riina a Palermo, una masseria di Giuseppe Brusca a Monreale, un fabbricato di tre piani a Grottaferrata confiscato ad Aldo De Benedettis della banda della Magliana. Poi ancora un magazzino appartenuto al pentito Angelo Siino, una villa in provincia di ViboValentia sequestrata a Leone Soriano, sei appartamenti a Catania della famiglia Vasta, un appartamento a Bagheria appartenuto Francesco Bruno, un fabbricato di tre piani confiscato a Vincenzo Pizza a Mazara del Vallo.

L'iniziativa ha ricevuto il plauso del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e di Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso a Capaci nel '92. Per Grasso "il carcere non fa più tanto paura al mafioso. Ciò che realmente teme è subire la sottrazione dei beni. Il mafioso sul territorio può essere sostituoto, mentre il bene confiscato costituisce un probelma per le azioni criminali. Inoltre il criminale non vorrebbe che quel bene sequestrato fosse riutilizzato, specialmente per fini di utilità sociale".
 Sulla stessa linea Maria Falcone che ha sottolineato come "sottrarre questi beni alla mafia e trasformarli in occasione di impegno per i giovani rappresenta un chiaro esempio di successo nella lotta alla criminalità organizzata''.

E, sempre sabato mattina, alla nuova vita che i beni confiscati alla criminalità possono tornare ad avere don Luigi Ciotti, presidente di Libera, e il cantautore emiliano Luciano Ligabue hanno dedicato la piantumazione del primo di 2000 ulivi che verranno interrati contrada De Sisa, tra i comuni di Monreale e Partinico, in un terreno confiscato al boss Salvatore Genovese.
Grazie alla campagna per la legalità, lanciata dal comune d'origine del cantante, Correggio, e altri paesi in provincia di Reggio Emilia (Campagnola Emilia, Fabbrico, Rio Saliceto, Rolo e S. Martino in Rio) si potranno comprare le piante che sostituiranno quelle devastate dall'incendio scoppiato lo scorso 14 giugno. Il rogo nel terreno, confiscato alla mafia e assegnato alla Cooperativa Pio La Torre-Libera Terra, ha distrutto 50 piante di ulivo. "La causa dell'incendio è incerta - ha detto Enzo Di Girolamo, sindaco di Altofonte e presidente del consorzio Sviluppo e legalità - di sicuro si è propagato sull'unica porzione di terreno collinare che ospitava ulivi della cooperativa, il resto del fondo ancora incolto non è stato investito dalle fiamme". Nei programmi della cooperativa era prevista la realizzazione di un uliveto su tutti i sette ettari di terreno a contrada De Sisa. E' per questo che il coordinamento Libera di Reggio Emilia ha promosso la campagna di sottoscrizione "Una collina di ulivi per una terra Libera dalla mafia" per raccogliere i fondi necessari all'acquisto di duemila alberelli.

"Il progetto, del costo di 14 mila euro - ha spiegato don Luigi Ciotti - punta a rilanciare l'attività della cooperativa, per liberare appieno queste terre dall'oppressione mafiosa. Questa prima pianta la voglio dedicare a Pio La Torre, promotore della legge sulla confisca dei beni ai mafiosi che ci ha permesso di essere qui oggi. Quest'ulivo è il segno che la legalità e la pace sono possibili".
A fare da testimonial alla campagna di raccolta fondi è arrivato Ligabue, il cittadino più famoso di Correggio. "Questa è una terra forte - ha detto - La gente che ha vissuto qui possiede questa caratteristica, nel bene o nel male. Spesso ci dimentichiamo del coraggio di cui è capace la Sicilia. Nelle mie canzoni parlo spesso di speranza. Ma la speranza va sempre alimentata come fanno i ragazzi che lavorano su questi terreni facendoli tornare simbolo di legalità"

E per finire in bellezza...
Da oggi, lunedì 28 luglio 2008, a Catania l'Associazione antiracket catanese Libero Grassi, Libera e Addiopizzo Catania avranno un nuovo quartier generale per pianificare e coordinare tutte quelle azioni che da anni li vedono attivi sul territorio nella lotta contro la criminalità organizzata. La nuova sede di via Grasso Finocchiaro 112, un bene confiscato alla cosca Laudani, nel rione Picanello, diventerà la casa delle associazioni antiestorsione aderenti alla Fai, grazie all'impegno del prefetto Giovanni Finazzo.
La consegna delle chiavi avverrà alla presenza del fondatore e presidente di Libera, don Luigi Ciotti, del presidente onorario Fai, Tano Grasso, e al presidente Asaec, Adriana Guarnaccia.
"Per noi è il raggiungimento di un obiettivo importante - commenta Adriana Guarnaccia  - dopo anni di continua lotta a difesa di tutti coloro che subiscono le pressioni del pizzo, finalmente avremo una sede per poter operare in sinergia e raccogliere le istanze di quanti si affidano a noi per combattere la criminalità organizzata. Ancora più significativo è il fatto che la legalità possa risiedere nelle case degli ex mafiosi: più che un gesto simbolico, un segno di rinascita". 

[Informazioni tratte da Adnkronos.com e La Siciliaweb.it]

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28 luglio 2008
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