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Lampedusa, l'"orecchio" del Mediterraneo

Sulla splendida isola l’inquinamento è pari a zero e ci sarebbero le condizioni perfette per avvertire i cambiamenti di Co2

17 agosto 2010

Inquinamento zero, poca vegetazione, tanto mare. E’ per queste caratteristiche che l’isola siciliana di Lampedusa - estrema punta meridionale dell’Italia - può essere definita per il Mediterraneo "l’orecchio" dei cambiamenti climatici. Un sito ideale per misurare l'anidride carbonica (CO2) e strategico per studiare il particolato atmosferico (liquido e solido), ricco delle polveri del Sahara. Ed è qui che si trova "il posto migliore" del Mediterraneo per tentare di capire qualcosa di più dei cambiamenti climatici.

A Lampedusa, infatti, nel 1992 l'Enea, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha 'piantato' una delle sue bandierine nella ricerca sul clima: a raccontare la "ricca e sofisticata strumentazione, nonché gli studi", della stazione per le osservazioni climatiche Roberto Sarao è il fisico dell'atmosfera dell'Enea, Alcide Giorgio Di Sarra.
"Un orecchio assoluto per la CO2"
: a Lampedusa i gas serra vengono "a galla" con più facilità grazie alla mancanza di inquinamento, la quasi assenza di vegetazione, 150 chilometri di mare su tutti i lati. Per trovare qualcosa di simile, spiega Di Sarra, "bisogna andare oltre 2.000 metri di quota, pur non riuscendo ad avere condizioni così pulite". Dal 1996 è attiva anche la stazione che misura la composizione chimica dell'aria. Fino a novembre nelle acque dell'isola - più vicina all'Africa che all'Italia - è possibile fare il bagno e la superficie uniforme permette misure accurate di temperature, radiazioni solari e particolato.
Studi recenti hanno infatti dimostrato che la temperatura può essere influenzata dal deserto del Sahara: con il trasporto delle polveri il caldo percepito è più alto del normale perchè il calore rimane ingabbiato negli strati di particolato; nello stesso tempo le polveri fanno da schermo, riducendo le radiazioni solari che colpiscono il suolo.
Secondo Di Sarra "a Lampedusa la variazione dei flussi di radiazioni solari che toccano terra arriva fino a 200 Watt per metro quadrato, con un picco giornaliero di circa 900 Watt", contro i "2,5 Watt per metro quadrato di media annuale della perturbazione prodotta dai gas serra in 250 anni".
Quest'anno, rileva l'esperto, il Sahara si è fatto sentire con un evento particolarmente intenso tra il 15 e il 26 marzo, perchè "legato a un sistema di alta-bassa pressione sul Nord Africa". Oltre che sulle radiazioni solari, le polveri sahariane influenzano temperatura, formazione di nubi e vita marina, in particolare il fitoplancton.

Inserita nella rete delle stazioni climatiche dell'Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite, la stazione dell'Enea immette sulla rete internazionale dati considerati rappresentativi delle condizioni di fondo di una vasta porzione del bacino Mediterraneo per lo studio e dei fenomeni a "grande impatto sul bilancio energetico planetario". La stazione si trova infatti in una regione in cui avvengono scambi tra masse d'aria provenienti da latitudini medie e basse, importanti sia per la caratterizzazione del clima che per comprendere i processi climatici su scala regionale.

[Informazioni tratte da Ansa, La Siciliaweb.it, LiveSicilia.it]

 

 

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17 agosto 2010
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