Le considerazioni di Cuffaro sulla posizione di Lombardo

"Non entro nel merito della vicenda giudiziaria, ma io decisi di dimettermi e difendermi dentro un processo..."

19 novembre 2010

Le ombre delle inchieste giudiziarie e la credibilità delle istituzioni. Mentre il governatore Lombardo, indagato a Catania per concorso esterno in mafia, è pronto per parlare con la stampa e spiegare perché ha chiesto di essere ascoltato dai pm, l'ex presidente della Regione Totò Cuffaro è intervenuto sulla vicenda. Messo da parte il merito della questione giudiziaria, Cuffaro affronta invece un profilo politico: "Io ho deciso di dimettermi e difendermi dentro un processo", ha detto ieri dal Tribunale di Palermo proprio a margine di un'udienza del procedimento che lo vede imputato per concorso in associazione mafiosa davanti al gup di Palermo.
"Non voglio entrare nel merito della vicenda giudiziaria che riguarda il presidente della Regione, Raffaele Lombardo
- ha detto Cuffaro -. Io ho deciso di dimettermi e difendermi dentro un processo. Non so cosa succeda a Catania, so solo che io difendo le istituzioni. E’ troppo semplice sostenerle quando ti sono favorevoli". "Quelli dell’inchiesta – ha proseguito – sono fatti che ognuno può valutare. Io mi soffermo sul punto di vista politico e osservo una regione ferma, bloccata, con le attività produttive al palo. L’economia è talmente ferma che ci sono meno tasse pagate dalle imprese con due miliardi di euro di riscossione in meno quest’anno".

Nell'udienza di ieri... - "Tutti i medici che Giuseppe Guttadauro aveva indicato a Domenico Miceli affinché diventassero primari grazie all’appoggio di Salvatore Cuffaro non sono stati mai nominati. Questo dimostra che non c’é stato nessun patto". Così l’avvocato Nino Caleca, legale dell’ex presidente della Regione, si è opposto a una delle accuse che vengono contestate all’ex governatore nel processo per concorso in associazione mafiosa che si svolge davanti al gup Vittorio Anania. La vicenda, affrontata da Caleca, è quella delle richieste del boss mafioso Guttadauro affinché Salvo Picciurro diventasse primario del Civico e che Marcello Catarcia e Giacomino Giannone, fossero inseriti nei primi dodici posti della graduatoria del concorso per assistente medico dell’ospedale Civico di Palermo.
Poi la difesa dell’ex governatore siciliano ha puntato il dito contro un verbale di Massimo Ciancimino. "Chiedo la nullità dell’interrogatorio di Massimo Ciancimino del 22 dicembre scorso: è stato sentito come imputato di reato connesso mentre doveva essere ascoltato dai pm come indagato per mafia" ha detto l’avvocato Oreste Dominioni, legale di Salvatore Cuffaro. In quell’occasione Ciancimino parlò del famoso pizzino in cui si farebbe riferimento, secondo il testimone, a Dell’Utri e Cuffaro per l’ottenimento di provvedimenti di clemenza per i mafiosi. "Questo interrogatorio – ha osservato il legale – non può essere utilizzato in questo processo così come dovrebbe essere annullata la sua deposizione del 2 febbraio 2010 al processo Mori. Anche in quel caso fu sentito come imputato di reato connesso perché è sotto processo per riciclaggio del tesoro del padre. La legge è molto chiara in questo senso, se è indagato deve essere sentito come tale". "La procura, come dimostra la perizia sui pizzini presentata dai pm in questo processo – ha spiegato l’avvocato – stava già indagando su Ciancimino e sulla veridicità dei documenti che presentava già da molto tempo". L’avvocato ha quindi chiesto l’acquisizione della perizia sui pizzini presentati da Ciancimino secondo la quale il documento in cui si parlerebbe di Cuffaro e Dell’Utri non sarebbe stato scritto con nessuna delle macchine da scrivere conosciute di Bernardo Provenzano.
Il pubblico ministero, Francesco Del Bene, si pronuncerà sulle richieste della difesa durante la prossima udienza che si svolgerà il 2 dicembre.

In una pausa dell’udienza del processo, Cuffaro ha detto: "La mia posizione sul 41 bis è stata sempre chiara. Ho sempre sostenuto il carcere duro e penso sia chiaro sia negli atti che nelle parole. Non ho mai potuto capire come l’accusa mi possa contestare il contrario". "Non solo, – ha spiegato l’ex presidente – non c’é stato nessun accordo elettorale, ma ci sono le prove del contrario. Ho firmato centinaia di atti amministrativi contro la mafia, migliaia di decreti di finanziamento per promuovere la cultura della legalità nelle scuole". Per il legale di Cuffaro è importante sotto questo punto di vista anche al deposizione del consulente Giocchino Genchi, "che nelle sue analisi delle utenze telefoniche – ha detto Caleca – non ha trovato, pur prendendo in considerazione lunghissimi periodi di tempo, nessun contatto con i mafiosi".

I pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene hanno chiesto la condanna a dieci anni. Cuffaro è stato già condannato in appello per favoreggiamento aggravato dall’aver agevolato la mafia.

[Informazioni tratte da Ansa, LiveSicilia.it, Corriere del Mezzogiorno]

 

 

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19 novembre 2010

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