Le dichiarazioni dell'ex presidente a cui 'La mafia fa schifo'

Totò Cuffaro e le sue dichiarazioni spontanee nel processo che lo vede accusato di concorso in associazione mafiosa

01 ottobre 2010

Ieri, l'ex governatore siciliano Totò Cuffaro, sotto processo davanti al gup Vittorio Anania per concorso in associazione mafiosa, ha anticipato a sorpresa con dichiarazioni spontanee le arringhe dei suoi legali. "Non ho mai cercato di favorire la mafia, né ho fatto parte di un fenomeno schifoso come la mafia, perchè sto culturalmente ed eticamente dall'altra parte". Queste parole sono le dichiarazioni del senatore Cuffaro che , visibilmente teso, ha negato ogni rapporto coi boss: da Nino Rotolo e Nino Giuffrè, all'agrigentino Maurizio Di Gati. L'imputato ha respinto poi l'accusa di aver preso i voti della mafia, avanzata sulle basi delle dichiarazioni del pentito Giuffrè che ha raccontato dell'avallo del capomafia Bernardo Provenzano al sostegno elettorale a Cuffaro. "I pm non dicono tutto - ha detto l'ex governatore - Giuffrè dice che Cosa nostra mi votò perchè sapeva che avrei vinto".

In aula Cuffaro ha ripercorso i giorni antecedenti alle elezioni regionali del 1991. Secondo l'accusa avrebbe incontrato l'ex 'ministro dei lavori pubblici' di Cosa nostra Angelo Siino oggi collaboratore di giustizia, per ottenere voti mafiosi. Una tesi che, però, il senatore Udc continua a respingere con forza: "Andai da Siino per avere un aiuto e non per chiedergli di essere il primo degli eletti in Sicilia, ma lui mi disse che non poteva aiutarmi perché doveva appoggiare la corrente di Salvo Lima, mentre io appartenevo alla corrente di Mannino, che era un acerrimo nemico di Lima".
Cuffaro ha smentito poi di avere abbracciato e baciato Siino, come invece riferisce il pentito di mafia. "Non avevo motivo di abbracciarlo e baciarlo, anche se fa parte della mia indole, per il semplice motivo che in quella occasione lo vidi per la prima volta e non è mia abitudine abbracciare una persona al primo incontro. Anni dopo, nel suo interrogatorio davanti ai magistrati Siino pensò bene di colorire l'incontro parlando di un abbraccio e di un bacio che non c'è mai stato, perché nel frattempo era diventata una mia caratteristica. Da quella volta non ho mai più rivisto Siino". Cuffaro ha raccontato anche che Calogero Mannino, dopo quell'incontro con Siino, lo richiamò duramente e "fu durissimo". Da allora, Cuffaro non avrebbe più visto Angelo Siino, anche se l'accusa sostiene che il senatore lo avrebbe rivisto in un incontro al Tennis Club di Palermo per un cocktail elettorale. "Signor giudice - ha spiegato Cuffaro - le pare che dopo un richiamo durissimo come quello di Mannino io torni ad incontrare Siino? Tutto mi si può rimproverare tranne di essere un cretino".
"Non ho mai incontrato Bernardo Provenzano in tutta la mia vita" ha poi aggiunto. Secondo l'accusa Cuffaro avrebbe avuto la "protezione" del boss mafioso di Corleone per le elezioni regionali del 2000. "Ma quale protezione - ha detto - mai avuto rapporti con Provenzano". Secondo il pentito Antonino Giuffrè, Cuffaro nel 2001 avrebbe avuto i voti della mafia perché Provenzano sosteneva che bisognava votare Cuffaro perché "era della vecchia politica, la politica seria". "Non escludo la battuta di Provenzano a Giuffrè - ha spiegato Cuffaro - ma solo perché si sapeva che avrei vinto io". "Tanto è vero - ha aggiunto - che quando si chiede a Giuffrè se la mafia avrebbe votato per il mio antagonista Orlando se fosse stata sicura la sua elezione, rispose sì. E che vuol dire, che Orlando chiese voti alla mafia? Assolutamente no, non mi sognerei mai di dirlo".

Visibilmente emozionato Cuffaro ha spiegato ai giudici di voler rendere queste dichiarazioni spontanee per "poter ricostruire la verità". "So che i pubblici ministeri hanno fatto il loro lavoro, però sento il dovere di dire con forza che quelle fatte dall'accusa sono ricostruzioni lontane dall'essere vere". Così ha smentito più volte di avere "mai incontrato" i boss mafiosi Maurizio Di Gati oggi pentito, Antonino Rotolo e Antonino Bonura, come sostenuto dai magistrati dell'accusa. "Sono persone che non ho mai visto in tutta la mia vita". Cuffaro ha spiegato, ad esempio, che l'ex boss mafioso Maurizio Di Gati "sostiene di essersi impegnato per la mia candidatura in cambio della concessione di una farmacia e della realizzazione di un termovalorizzatore. E' falso. Non potevo aver promesso a Di Gati la costruzione del termovalorizzatore di Casteltermini perche allora, nel 2001, non si parlava ancora di termovalorizzazione e le farmacie in Sicilia si assegnano solo per pubblico concorso''. Secondo le dichiarazioni del pentito Di Gati il boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro, tramite Leo Sutera, avrebbe fatto giungere la richiesta di appoggio a Cuffaro alle elezioni regionali del 2001. Ma in quel periodo, come ha sottolineato Cuffaro, non era ancora in vigore il piano di smaltimento rifiuti del 2000. Nel 2002 Sutera venne arrestato. "Non posso avere preso questo impegno - ha ribadito Cuffaro - perché all'epoca non esisteva la programmazione dei termovalorizzatori. E poi, se mi fossi impegnato con gente così oggi meriterei l'ergastolo".
Cuffaro, durante le dichiarazioni ha ripercorso la sua lunga carriera politica, fin dalla sua adolescenza. "E' da più di trent'anni che sono in politica - ha detto - ho cominciato giovanissimo nell'Azione cattolica, negli oratori. E' lì che è iniziata la mia voglia di fare politica e ho scelto di farla per seguire i miei ideali e non certo per precostituirmi una serie di posizioni". "Chi pensa che la vita politica sia solo l'acquisizione di potere - ha proseguito - è ben lontano dalla realtà".
Nel suo intervento, Cuffaro ha poi sottolineato che "non è stato giusto coinvolgere mia moglie". Giacoma Chiarello, come spiegato dallo stesso Cuffaro, "doveva essere risparmiata da tutto ciò. E' finita perfino sui giornali tra le donne di mafia. Ora, invece, è chiaro che non c'è mai stato alcun rapporto sociale con Michele Aiello", l'imprenditore della sanità condannato a 15 anni di carcere per associazione mafiosa. "Nel primo processo ero troppo occupato a fare il presidente della Regione per potermi leggere tutte quelle migliaia e migliaia di carte - ha detto ancora Cuffaro - adesso invece sto studiando pagina dopo pagina questo processo" e ha sottolineato che per lui "la magistratura è un'istituzione importante" verso la quale nutre "rispetto".
"A scuola di politica non mi insegnarono il senso dei partiti ma il senso delle istituzioni e io, da senatore ed ex presidente della Regione, ho doppiamente il dovere di rispettarle". Poi, parlando delle arringhe difensive dei suoi legali, Cuffaro ha spiegato che sarebbe stata "ricostruita la sua storia politica e umana". "Cercheremo di ricostruire un pezzo di questa storia perché lo devo innanzitutto alla mia coscienza e alla mia famiglia. Non avrei mai voluto fare soffrire mia moglie e i miei figli".

Anche un passaggio involontaramete divertente nella dichiarazione-fiume di Cuffaro, quello nel quale ha spiegato che "abbracciare e baciare le persone è più forte di me, e se tornassi indietro non rinuncerei mai a questo mio modo di fare. L'incontro con tanta e tanta gente mi ha solo arricchito umanamente". Cuffaro, soprannominato anche 'Totò vasa vasa' (Toto' bacia bacia, ndr) ha così voluto spiegare al gup i suoi modi di fare "che fanno parte" del suo carattere. "Non posso negare che nel mio carattere ci sia questa scelta di afflato nei confronti delle persone, per questo le abbraccio e le bacio. E chi immagina che le persone si avvicinino solo per un rapporto solo di 'do ut des' sbaglia. Non rinuncerei mai a parlare con le persone". Cuffaro ha, dunque, ricordato l'inizio della sua carriera: "Ero convinto che la gente mi venisse a trovare per chiedere qualcosa, poi ho scoperto che non era sempre così. Tante persone venivano a trovarmi a Palazzo d'Orleans, quando ero presidente della Regione, per non chiedermi nulla. Alla fine prima di andarsene, mi dicevano: 'Totò mi vuoi privare di dire questa sera a mia moglie e ai miei figli che sono stato oggi nella stanza del presidente della Regione?' Li' ho capito che il ruolo del governatore non è solo un ruolo istituzionale, non è stare dall'altra parte della barricata ma vicino alle persone". "Oggi - ha infine concluso Cuffaro - non entrerò nell'aspetto giuridico di questa vicenda, ma ricostruirò un pezzo della mia storia. Ho diritto a tentare di ricostruire anni di lavoro e sacrifici. Credo che il mio intervento possa servire innanzitutto alla mia coscienza".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing]

 

 

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01 ottobre 2010

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