Le dinamiche del "pizzo"

A Castelvetrano "niente pizzo per i paesani". L'ex "re dei supermercati" racconta la sua paura nei confronti di Matteo Messina Denaro

25 luglio 2010

"A Castelvetrano la mafia non impone il pagamento del pizzo agli imprenditori locali ma soltanto a chi viene da fuori. E i castelvetranesi devono pagare solo se hanno attività in altri centri". L'ha affermato Giuseppe Grigoli, 60 anni, imprenditore, ex gestore dei supermercati Despar in tre province (Trapani, Palermo e Agrigento), nel processo che lo vede imputato a Marsala per associazione mafiosa, assieme al superboss latitante Matteo Messina Denaro.
L'imprenditore, in carcere con l'accusa di avere messo a disposizione della mafia la sua catena di supermercati per il riciclaggio del denaro, ha detto di avere incontrato Messina Denaro pochissime volte. E in una di queste occasioni, agli inizi del '92, il boss gli avrebbe detto che se apriva nuovi supermercati in altre città "doveva pagare". Grigoli ha spiegato che "fu Filippo Guttadauro, cognato di Messina Denaro, a fissare quell'incontro a Castelvetrano, in un appartamentino al piano terra di via XX Settembre". Grigoli ha poi raccontato di essere stato "costretto" da Salvatore Messina Denaro - fratello del boss, ex impiegato della Banca Sicula, anch'egli arrestato per mafia - ad erogare "un prestito di 500 milioni di lire ad alcune persone in difficoltà". L'imprenditore ha affermato che per prestare quel denaro dovette fare un mutuo. Poi, ha parlato delle assunzioni di circa 25 persone fatte "su indicazione della mafia", che gli ha anche imposto alcuni nomi per il movimento terra e l'acquisto del cemento per la realizzazione di supermercati. "Non ho denunciato questi fatti per paura - ha dichiarato Grigoli - oggi l'avrei fatto. Per pagare la mafia facevo anche false fatturazioni. Nel 1996, sono stato ad un passo dal decidere di denunciare, però mi è mancato il coraggio. Temevo di subire l'incendio dei negozi e di vivere sotto scorta".

- L'ex "re dei supermercati" parla di incontri tra mafia e politica (Guidasicilia.it, 03/07/10)

Dalla Regione Siciliana 3 milioni per le imprese vittime del pizzo - L'assessore regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro, Lino Leanza, ha firmato un decreto che permetterà, alle imprese che sono state oggetto di estorsione da parte della criminalità organizzata, di ricevere per cinque anni il rimborso dei contributi. Il decreto è finanziato con 3.180.000 euro e i fondi verranno erogati, così come stabilisce la legge, per quei casi in cui si concretizza il rinvio a giudizio. Il limite massimo concesso alle microimprese, con meno di 10 occupati e con un fatturato annuo non superiore ai 2 milioni di euro, è di 50 mila euro. Sale a 100 mila per le piccole imprese con meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo non superiore ai 5 milioni di euro mentre la media impresa (fino a 250 dipendenti e 27 milioni all'anno di fatturato) potrà chiedere fino a 150 mila euro. Infine, per le imprese associate - per le quali si tiene conto del numero complessivo dei lavoratori, del fatturato e dell'attivo patrimoniale desunto dai dati dell'ultimo bilancio - il limite massimo del rimborso è di 200 mila euro.
L'istanza deve essere indirizzata al Dipartimento della Famiglia e delle Politiche sociali, "Ufficio vittime della criminalità organizzata", di viale Trinacria n. 34/36, a Palermo. Nei prossimi giorni il decreto sarà anche pubblicato sul sito internet dell'assessorato. "La Regione - ha detto Leanza che ha incontrato le associazioni antiracket - in questo momento di grave crisi ha il dovere di aiutare chi è in difficoltà. In sei mesi abbiamo messo in circolo oltre 300 milioni di euro per sostenere le famiglie, i disoccupati, i portatori di handicap, i giovani e gli anziani". "Accanto a queste azioni - ha spiegato - era necessario avviare anche un percorso per risarcire chi è vittima delle organizzazioni criminali. Gli imprenditori che, a causa del pizzo, hanno dovuto chiudere la propria azienda o hanno subito un grave danno economico per gli attentati della criminalità potranno usufruire di questo ulteriore beneficio che ha lo scopo di ridare fiato a quella parte del mondo economico siciliano vessata dalla mafia".

[Informazioni tratte da Ansa]

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25 luglio 2010

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