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Le forze di Gheddafi bombardano i centri del petrolio

Nuovi bombardamenti contro Ras Lanuf, El Sider e Brega. Il Colonnello ha lanciato anche la sua "offensiva diplomatica"

10 marzo 2011

Le forze fedeli a Muammar Gheddafi oggi hanno lanciato un nuovo bombardamento contro Ras Lanuf, El Sider e Brega, con il coinvolgimento di aerei da guerra, carri armati e navi. Secondo quanto riportato dalla tv di stato, le forze di Gheddafi hanno liberato il porto di El Sider e l'aeroporto da quelli che sono stati definiti elementi di al Qaeda, il termine con cui vengono etichettati i ribelli.
Gli attacchi contro i porti petroliferi hanno suscitato preoccupazione nei mercati petroliferi, che temono che Gheddafi possa voler utilizzare come strategia quella di attaccare impianti petroliferi, provocando così ritardi nei rifornimenti e un rialzo per quanto riguarda i prezzi del greggio a livello mondiale. Fino ad ora, però, non ci sono avvisaglie di una campagna volontaria, da parte del rais, per distruggere impianti petroliferi o creare ritardi nelle forniture.
Bombe o missili hanno colpito un'area a pochi chilometri dalla raffineria di Ras Lanuf, vicino a un edificio della Libyan Emirates Oil Referiny Company (Lerco), secondo quanto riferito da un testimone Reuters. "Una bomba è caduta su un'abitazione civile a Ras Lanuf", ha detto a Reuters il combattente ribelle Izeddine Sheikhy aggiungendo che il bombardamento sembrava provenire dal mare. In precedenza, i ribelli avevano sparato razzi in mare, dopo che sono circolate notizie su presunti attacchi da parte di cannoniere libiche nel Mediterraneo contro postazioni ribelli sulla linea del fronte a est, nella zona ricca di giacimenti petroliferi. "Ho visto navi ieri e oggi. Hanno sparato missili", ha detto il combattente ribelle Mohd Fadl. Corrispondenti Reuters hanno assistito anche ad un raid aereo su Ras Lanuf. Testimoni hanno detto che il raid ha colpito il checkpoint nella parte orientale della città. Non si hanno notizie, al momento, di vittime.
Gli aerei da guerra di Gheddafi hanno bombardato oggi anche il centro petrolifero di Brega, a circa 90 chilometri da Ras Lanuf, che pure non era stato colpito per diversi giorni. "C'è appena stato un raid aereo a Brega, due aerei, due bombe", ha detto il ribelle Mohamed Othman al telefono.
La controffensiva lanciata dalle forze fedeli a Gheddafi ha bloccato lungo la costa orientale l'avanzata dei ribelli, costretti a ritirarsi dalla città strategica di Bin Jawad dopo essere finiti sotto un pesante bombardamento. Ora la linea del fronte si trova tra Ras Lanuf e Bin Jawad, a circa 550 chilometri a est di Tripoli.
"Siamo entrati a Bin Jawad ma le cannoniere hanno sparato contro di noi, così ci siamo ritirati", diceva ieri sera il combattente Adel Yahya. Il colonnello dei ribelli Bashir Abdul Qadr non ha potuto confermare l'uso di navi, ma ha detto: "Abbiamo subito bombardamenti dalla direzione del mare".

Secondo quanto riferito ieri dall'emittente satellitare Al Arabiya, le autorità libiche hanno posto una taglia da 400mila dollari sul capo di Mustafa Abdel Jalil, ex ministro della Giustizia e capo del Consiglio nazionale transitorio, costituito dagli insorti a Bengasi. La cifra è stata promessa a chiunque riuscirà a catturare Jalil. Con un banner trasmesso sugli schermi della tv di stato, le autorità libiche hanno anche annunciato un premio da 160mila dollari a chiunque fornirà informazioni utili per la cattura di Jalil, descritto come una "spia".
Inoltre, tre giornalisti della Bbc sono stati picchiati e arrestati dalle forze di sicurezza libiche mentre stavano tentando di raggiungere la città di Zawiya. A riferirlo la stessa emittente britannica. I tre sono stati colpiti con pugni, ginocchiate e fucili. I soldati di Gheddafi hanno anche inscenato una finta esecuzione. I tre sono rimasti nelle mani degli uomini del Colonnello per 21 ore poi sono riusciti a lasciare la Libia.

L'OFFENSIVA DIPLOMATICA - Ieri è cominciata quella che Muammar Gheddafi ha definito l'"offensiva diplomatica". Tre jet privati appartenenti alla famiglia sono decollati da Tripoli. Sgomberate le voci iniziali che parlavano di una fuga del rais, hanno portato emissari del colonnello nelle capitali del Mediterraneo. Il primo dei tre aerei è atterrato al Cairo con il generale Abdel Rahman Ben Ali al-Sayyid al-Zawy, con un messaggio al capo del Consiglio supremo delle forze armate egiziane, Houssein Tantawi; possibile un incontro con il segretario generale della Lega Araba Amr Moussa. Il generale vorrebbe chiedere armi e sostegno logistico per le truppe fedeli al Rais. La proposta è anche quella di bloccare le frontiere, impedendo sia la fuga dei cittadini libici verso gli altri paesi arabi, sia l'ingresso di aiuti per i ribelli. Gheddafi avrebbe anche chiesto alla Lega Araba di riavere il posto all'interno del Consiglio, posto lasciato vacante dal rappresentante libico che aveva abbandonato per protesta. Obiettivo di questo "rientro" nella Lega sarebbe quello di impedire che quest'ultima si schieri apertamente per un intervento militare, sia pure limitato alla "no fly zone". Fonti della Lega Araba, però, hanno già fatto trapelare il sostanziale sì ad una interdizione degli spazi aerei libici, "a patto che non ci sia intervento militare diretto di forze straniere in Libia".
Un altro aereo si è fermato a Malta, dove l'inviato di Gheddafi, Mohammed Tahir Siyala, ha incontrato il primo ministro, Lawrence Gonzi, per esporre la posizione delle autorità libiche in merito "agli ultimi eventi". "Il primo ministro ha ribadito la posizione del governo maltese e insistito sulla necessità che le violenze cessino immediatamente" hanno reso noto le autorità.
Il velivolo ha poi ripreso il volo diretto verso Lisbona per incontrare il ministro degli Esteri portoghese, Luis Amado, alla vigilia dei cruciali incontri a Bruxelles (il Cagre e la Nato).
Il terzo aereo era diretto a Bruxelles, passando per la Francia, ma gli emissari di Gheddafi non avrebbero ottenuto alcuna disponibilità a incontrare esponenti della Ue. Fonti di Bruxelles hanno smentito "al 100 %" che ci siano stati incontri tra l'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Catherine Ashton ed emissari di Gheddafi. Anzi, si sottolinea che la Ashton avrebbe parlato con rappresentanti dei ribelli, esprimendo il suo netto rifiuto a qualunque tipo di contatto.

Il contatto cercato in Europa avrebbe come obiettivo quello di trattare una possibile via d'uscita "indolore" per il leader libico e, comunque, di impedire che dalle sanzioni economiche si passi ad un'opzione militare come potrebbe essere quella della "no fly zone", opzione su cui ancora non c'è accordo né a livello Onu, né a livello europeo. In questo senso, una quarantina di parlamentari italiani del Pdl hanno chiesto al governo di impegnarsi ulteriormente per trovare soluzioni diplomatiche, rinviando la possibilità di un intervento militare.
Il Parlamento europeo vuole che la Ue riconosca i 'ribelli' di Bengasi, chiede che scatti al più presto la 'no-fly zone' che fermi i cacciabombardieri di Tripoli. Quale sarà l'azione della Ue per fermare il dittatore libico lo decideranno i leader dei 27 nel vertice di venerdì prossimo. Sul palcoscenico politico dell'Europarlamento riunito in plenaria a Strasburgo sono andate in scena le contraddizioni di una giornata convulsa. La "ministra degli esteri Ue", Catherine Ashton, per tutto il giorno ha escluso di parlare di riconoscimento del Comitato di Bengasi. La Ashton è arrivata persino a fare polemica ("non è mio mandato proporlo alla Commissione") con l'ex premier belga Guy Verhofstadt, quello che invece ha portato - con l'assistenza del governo francese - i rappresentanti dei ribelli al Parlamento europeo.
Alla spaccatura tra le diplomazie nazionali a velocità differenziata si è aggiunta, col passare delle ore, quella tra i gruppi politici. Con una mattinata dedicata interamente al problema della Libia, la plenaria è cominciata con i partiti (quasi) compatti sul testo di una risoluzione che chiede il riconoscimento del governo 'ribelle' di Bengasi e il lancio di una 'no-fly zone'. Divisi sulle modalità della possibile azione militare (libdem e verdi determinati a farla partire anche senza mandato delle Nazioni Unite, socialisti e sinistra nettamente contrari ad azioni senza 'cappello' Onu, popolari incerti) hanno trovato un compromesso che chiede alla Ashton di "stabilire relazioni" con il Cnt e agli stati membri di "essere pronti" ad azioni che impediscano a Gheddafi di continuare a colpire il suo popolo.
Indipendentemente dagli incontri veri o presunti, l'Occidente potrebbe presto muovere contro Gheddafi. Il presidente francese Nicolas Sarkozy intende infatti proporre ai partner dell'Unione europea "bombardamenti aerei mirati" in Libia. È quanto riferiscono fonti vicine al capo dell'Eliseo che vorrebbe anche criptare i sistemi di trasmissione del comando del colonnello Muhammar Gheddafi.
Segnali di interventismo arrivano anche dal presidente della Ue, Herman Van Rompuy, che, in un messaggio indirizzato ai leader europei alla vigilia del vertice straordinario sulla Libia spiega: "I responsabili delle violenze in Libia andranno incontro a gravi conseguenze. L'attuale leadership libica deve lasciare il potere senza ritardi". Per Van Rompuy, "l'Unione europea non può rimanere ferma quando si tratta della sicurezza di una popolazione".

Dunque, a Bruxelles, Nato e Unione Europea discutono degli strumenti utili a fronteggiare la crisi di Tripoli e le sue potenziali ripercussioni sull'occidente. Venerdì sarò il turno anche dei leader europei e per l'Italia sarà presente il premier Silvio Berlusconi. "Noi ci schieriamo con la comunità europea, che vuole essere in sintonia con la comunità internazionale, con la Nato e l'Onu" ha detto il premier. Intanto l'Italia riaprirà il consolato a Bengasi, chiuso dal 2006. Lo ha annunciato a Bruxelles il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a conclusione del Consiglio informale dei ministri degli Esteri dell'Ue. Dal Cremlino, nel frattempo, arriva l'annuncio che la Russia proibirà completamente la vendita di armi alla Libia, sospendendo tutti i contratti in vigore con Tripoli.
Sul fronte mediorientale da registrarsi la presa di posizione di Teheran. Dalla capitale iraniana è arrivato l'invito al leader libico Muammar Gheddafi affinché "interrompa il massacro dei suoi connazionali e metta fine ai suoi atteggiamenti violenti, che vengono strumentalizzati dalla politica egemonica degli Stati Uniti". Lo ha detto il presidente del parlamento iraniano Ali Larijani, che ieri ha "avvertito il dittatore libico che combattere il volere di una nazione significa muoversi su una spada a due lame e diventare il capro espiatorio delle aspirazioni egemoniche degli Stati Uniti""Le azioni disumane messe in atto dal Colonnello - ha proseguito Larijani - preparano il terreno per l'opportunismo dell'Occidente, invece che migliorare le condizioni del leader libico". Larijani ha poi aggiunto che la nazione iraniana e il suo parlamento sostegnono le rivoluzioni popolari in Egitto, Tunisia, Yemen, Bahrain, Libia e in altri Paesi, che secondo lui stanno combattendo per riaffermare la loro identità islamica.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, Reuters.it, Repubblica.it, Corriere.it]

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10 marzo 2011
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